Campidoglio. Numeri fasulli sui vigili assenteisti. La caccia alle streghe continua

Campidoglio. Numeri fasulli sui vigili assenteisti. La caccia alle streghe continua

Davvero c’era bisogno di una commissione di indagine interna al Corpo dei vigili urbani di Roma, dell’invio di due ispettori da parte del ministro Marianna Madia, per capire cosa è accaduto la notte dell’ultimo dell’anno?  Ancora: c’era bisogno delle sfuriate di Renzi Matteo e  del sindaco di Roma, che hanno sparato a palle infuocate contro i dipendenti  pubblici? Ignazio Marino addirittura ha visto nella protesta dei vigili, sbagliata nelle forme e nei metodi come affermano i sindacati confederali, una ritorsione contro di lui. Non c’era bisogno di tutto questo, come della caccia alle streghe provocata in primo luogo dalle parole del comandante dei vigili, Raffaele Clemente, riprese da Marianna Madia, dal sindaco Marino: l’83% di vigili si sono dati malati, qualcuno ha detto che era andato a donare il sangue.

I casi sospetti sono solo 44. Metà degli assenti in ferie

Non è così: i dati accertati parlano di 44 casi sospetti. Il 50% dei certificati medici sui quali si sta indagando erano stati presentati nei giorni precedenti la fine d’anno. Circa la metà degli assenti era in ferie obbligatorie, o le prendevano entro il  2014 o le perdevano. Il comandante dei vigili doveva, ripetiamo doveva, conoscere la situazione. Per andare in ferie c’è bisogno di un permesso. E doveva conoscere anche quanti erano i certificati medici presentati nei giorni precedenti. Dicono alcuni sindacalisti che “c’è stata una sbagliata organizzazione”. Sarebbe  stato tenuto in servizio solo un numero di agenti in grado di coprire l’ordinario. “Per quanto riguarda i servizi particolari della notte di capodanno  contavano su circa 700 vigili che volontariamente si sarebbero dovuti secondo loro mettere in straordinario, ma questo non è successo”.

Errori di valutazione  del Comando  di polizia municipale

“È stato quindi un errore di valutazione da parte loro”. “Loro” sono  il comando generale dei vigili e da questo comando nella notte del 31 dicembre  sono partite convocazioni di personale utilizzando la “reperibilità”, raramente applicata se non in casi estremi, di sciagure, cataclismi. Fra i convocati anche pensionati, vigili trasferiti in altre città. Ciò significa che non esiste una mappa aggiornata dei dipendenti, il che la dice tutta. Certo il richiamo alla verità sui “numeri”, su  quanto è avvenuto  è necessario proprio per adottare provvedimenti su eventuali abusi, per contrastare iniziative, forme di lotta non accettabili, dannose per gli stessi lavoratori. Chiede chiarezza immediata su quanto è avvenuto il segretario generale della Cgil Funzione pubblica di Roma e del Lazio, Natale Di Cola, ma, intervistato da Repubblica invita il sindaco Marino a non dire “troppe bugie”. Da Boston, dove si trovava in vacanza, ricorda che ha eliminato indennità, benefit che definisce assurdi, ha riscritto il contratto decentrato e il salario accessorio per i dipendenti del Comune, ha eliminato “privilegi” dei vigili, che sono possibili licenziamenti, che avendo il prefetto cancellato una assemblea che poteva durare fino alle 2 del mattino “a quel punto c’è stata la scelta della malattia”. Parla di un “mostruoso 83% di vigili urbani in malattia, uno scandalo che  ha macchiato l’ultima notte del 2014”. Un “83%” che si è dimostrato non vero. Poi, se ce ne era bisogno, ringrazia “Renzi e il ministro Madia per essersi associati alla  fermezza del Comune su questo vicenda”, aggiunge che “sostiene lo sforzo di Renzi” per applicare il Jobs Act anche per gli statali.

Di Cola (Fp Cgil) a Marino: i problemi ci sono, vanno affrontati

Durissima la risposta  di Natale Di Cola: “è troppo pretenzioso chiedere che non venga alimentato il clima di caccia alle streghe? Serve davvero alla città, al suo buon funzionamento? Non vorremmo che, ancora una volta, tanto clamore servisse a tenere in secondo piano i veri problemi che vive il corpo della polizia municipale e la macchina capitolina nel suo complesso”. Già, caccia alle streghe con la esibizione di editorialisti, commentatori, giornalisti che, come si diceva, scrivono in punta di penna, che fanno ironia a buon mercato.

Dai vigili urbani romani e dalle  gesta di chi ha disertato la notte di fine anno si prende spunto, come Renzi voleva, per un attacco a tutti i lavoratori pubblici. Intanto viene annunciato, in pompa magna, una grande iniziativa per mettere a posto i fannulloni, quelli che si riempiono le tasche di fasulli certificati di malattia. Il controllo passerà dalle Asl all’Inps prevedendo anche un risparmio. Davvero geniale la trovata che lascia scettici a dir poco tutti coloro che conoscono come funziona l’Inps.Chiedere a un pensionato per avere conferma. Poi, sempre dall’Inps, scoperti da un “segugio” di Repubblica, arriva quasi una paginata di numeri, tirati fuori chissà da dove e proprio ora. Titolo di  prima pagina: “Boom di assenteismo tra gli statali”. Seconda riga: “Madia: così cambieremo la legge”. Ma c’è uno studio condotto dalla Cgia di Mestre che viene sempre citata come fonte di grande  autorevolezza, questa volta ignorata, che dice cose ben diverse. I dati, guarda caso, sono estratti dall’Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell’Inps, avviato nel 2011.

Più assenze per malattia nel settore privato che in quello pubblico

“Nel settore pubblico – afferma Cgia – ci si ammala più spesso, ma mediamente si perdono meno giorni di lavoro che nel settore privato.  Nel 2012 (ultimo anno in cui i dati sono a disposizione) i giorni di malattia medi registrati tra i lavoratori del pubblico impiego sono stati 16,72 (con 2,62 eventi per lavoratore), nel settore privato, invece, le assenze per malattia hanno toccato i 18,11 giorni (con un numero medio di eventi per lavoratore uguale a 2,08).” Clamoroso vero? Ma ancor più clamoroso è che l’Inps degli stessi dati dia una valutazione opposta, “boom di assenteismo tra gli statali”. Mistero, ma non troppo. Quando serve, i numeri vengono addomesticati. Speriamo che il nuovo presidente dell’Inps,Tito Boeri, da pochi giorni nominato da Renzi presidente dell’ Inps, già assiduo collaboratore di Repubblica, faccia chiarezza anche sulla immediata disponibilità dell’Istituto a prendere il posto delle Asl nel controllo dei certificati medici.

.

Share

Leave a Reply