665 voti su 995. Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica

665 voti su 995. Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica

Con un risultato rilevante sul piano quantitativo e politico, Sergio Mattarella è stato eletto presidente della Repubblica italiana. Succede a Giorgio Napolitano, che si è dimesso lo scorso 14 gennaio. Mattarella ha ottenuto 665 voti su 995 votanti, un centinaio in più rispetto a quelli che si attendevano.

Esce dalla Corte costituzionale, abita nella foresteria, a bordo di una Panda grigia con altre tre persone. A pochi passi c’è il Quirinale, la sua nuova casa. Si dirige verso Piazza Venezia  mentre a Montecitorio comincia la conta. Attenderà il risultato nell’abitazione della figlia. Il tempo passa veloce, voto dopo voto, alle ore 13 Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Al voto numero 505, scatta un grande applauso, ma  la corsa del giudice della Corte costituzionale non si ferma qui. Arriverà fino a quota 665, un risultato di grande significato. Con il Pd, i voti di Sel, del Nuovo centrodestra, molto ammaccato con l’annuncio di dimissioni dagli incarichi di capogruppo al Senato e di portavoce. La “delegazione” di Forza Italia dà segnali di smarrimento e confusione. Hanno deciso  per la scheda bianca, ma alla fine una quarantina di forza italioti non ha seguito le indicazioni. Lega e Fratelli d’Italia hanno continuato a votare Feltri, che ha totalizzato 46 voti, i grillini, con qualche dissenso, hanno proseguito con Imposimato, che ha confermato i suoi 127 voti. Rodotà ne ha presi 17, mentre Napolitano, Bonino, Prodi e Martino si sono fermati a quota 2 voti.

Chi è Sergio Mattarella?

Sergio Mattarella, candidato unico di Renzi e del Pd, e dodicesimo presidente della Repubblica Italiana, nasce a Palermo il 23 luglio del 1941. Figlio di Bernardo, uno dei capi della Dc siciliana, più volte ministro e morto per un malore nell’Aula di Montecitorio, e fratello di Piersanti, presidente della Regione Sicilia ucciso il 6 gennaio 1980 da Cosa Nostra, Sergio Mattarella frequenta Azione Cattolica e Universitari cattolici, agli inizi degli anni sessanta, prima di laurearsi in Legge, per poi diventare assistente e docente universitario di Diritto Parlamentare. Militò nella Democrazia Cristiana, nella corrente che faceva capo ad Aldo Moro, e che sicuramente, in Sicilia, era schierata contro l’impero di Giulio Andreotti e dei suoi luogotenenti Vito Ciancimino e Salvo Lima.

Ecco i momenti chiave della sua vita politica: 6 gennaio 1980, assassinio di suo fratello Pier Santi su ordine di Cosa Nostra, e per mano – ma le carte giudiziarie non l’hanno mai provato – dei neofascisti; 1985, promuove la Primavera di Palermo con Leoluca Orlando, che era stato consigliere di suo fratello; tra il 1987 e il 1989 diventa ministro in tre diversi governi: Rapporti col Parlamento nei governi Goria e De Mita, Pubblica Istruzione nel sesto governo Andreotti; nel 1990 si dimette da ministro per la fortissima contrarietà alla legge Mammì, vera e propria sanatoria del sistema Fininvest, e del suo dominio nell’ambito della raccolta pubblicitaria nei mass media; nel 1993 è relatore della legge elettorale che il politologo Giovanni Sartori chiamerà “Mattarellum”, un misto di collegi uninominali a turno unico (75%) e di proporzionale (25%) con scorporo, con cui gli italiani voteranno nel 1994, 1996 e 2001, prima che Berlusconi e Calderoli escogitassero il “Porcellum”; nel 1996 è capogruppo dei deputati popolari, e nel 1998 diventa vicepresidente del primo governo D’Alema, e nei successivi governi D’Alema II e Amato è al dicastero della Difesa, dove abolisce, finalmente, il servizio di leva obbligatorio; nel 2007 lo ritroviamo tra gli estensori del Manifesto fondativo del Partito Democratico e nel 2011 viene eletto alla Corte Costituzionale con 572 voti, appena uno in più del quorum richiesto.

Dopo la candidatura unica del Pd a dodicesimo presidente della Repubblica, contro Sergio Mattarella si è già messa in moto la “macchina del fango” e dell’ignominia, ad opera di editorialisti di destra, e, ahinoi, di sinistra (i quotidiani Libero, Il giornale – con un editoriale fotocopia – e il Fatto stanno facendo una gara strepitosa a chi la spara più grossa). A noi, qui ed ora, basta segnalare due cose: la testimonianza di Pio La Torre, compianto comunista siciliano ucciso da Cosa Nostra, di un convegno con Piersanti Mattarella, in cui quest’ultimo concordava sulla denuncia delle connivenze della mafia col sistema agroalimentare siciliano e sul tentativo di riformare l’isola; e l’atteggiamento critico e severo di Sergio Mattarella dinanzi a Berlusconi e alla Fininvest, i nuovi padroni del sistema dell’informazione italiana, fin dal 1990 (se la Dc di allora avesse seguito opportunamente le critiche alla legge Mammì, sarebbe cambiata la storia d’Italia. Ma la Dc di allora era nelle mani del CAF, Craxi, Andreotti, Forlani). Per chi volesse approfondire: le testimonianze dei comunisti sulla “lealtà, la correttezza e l’onestà” di Pier Santi Mattarella sono contenute e conservate nell’Archivio Pio La Torre, presso la Camera dei Deputati, insieme con la preziosa sentenza del Tribunale di Palermo contro gli assassini mafiosi di Mattarella e La Torre. Inoltre, ci piace rinviare all’eccellente documentario per La grande Storia di Raitre, firmato dal giornalista di Avvenire Giovanni Grasso, dal titolo: Pier Santi Mattarella. La buona battaglia. Sulla legge Mammì e le dimissioni dei ministri della sinistra democristiana contro l’evidente favore a Berlusconi e alla Fininvest, la bibliografia è sterminata. Tuttavia, segnaliamo l’ottima sintesi di Giovanni Di Capua in Delenda Dc, Rubbettino Editore 2004.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.