“Togliatti e la democrazia”, l’attualità delle politiche del Pci

“Togliatti e la democrazia”, l’attualità delle politiche del Pci

Centro Congressi di via dei Frentani, serata di lunedì 15 dicembre, sala piena per la presentazione del libro di Sergio Gentili e Aldo Pirone “Togliatti e la democrazia”. Anche la scelta del luogo è significativa per un evento così, come ha ricordato Pirone, perché ai Frentani, già sede della Federazione romana del Pci “ognuno di noi ha dei ricordi legati alla politica della sinistra”. Oltre agli autori, hanno parlato del libro Michele Prospero, Fabio Mussi e Stefano Fassina.

“Togliatti è un personaggio che induce alla riflessione politica –ha esordito Prospero- ancora oggi, mentre viviamo un momento di democrazia regrediente rispetto agli anni di Togliatti, che fu un costruttore di consolidamento democratico. Togliatti auspicava discontinuità nella forma-Stato e si batté per i diritti soggettivi. Sosteneva poi che il compromesso tra forze politiche diverse in materia costituzionale non è un concetto negativo. Già allora –ha proseguito Prospero- Togliatti individuò tre criticità: il regionalismo, l’assetto bicamerale e la Corte costituzionale. Sui concetti di solidarietà e di persona sociale ci fu il punto di incontro tra la cultura marxista e le posizioni più avanzate del mondo cattolico. Togliatti fu un realista: per lui la proposta politica deve essere più forte dell’ideologia e aveva chiaro il senso del pluralismo e della democrazia competitiva. Come aveva chiara l’idea del partito nuovo, reinventando così la forma-partito facendo di fatto nascere il partito di massa. Non si fa una politica di massa senza popolo, diceva Togliatti –ha concluso Prospero- e oggi siamo in una fase in cui sta scomparendo l’identità della sinistra”.

Per Fabio Mussi, “gli anni 1943-44 furono cruciali per Togliatti, quando operò una svolta che creò un partito di massa, protagonista della storia politica italiana, in un Paese che conobbe il voto universale soltanto nel 1946. Se consideriamo che nel 1945 si tenne la conferenza di Yalta che segnò la spartizione del mondo in sfere di influenza, si capisce come la svolta di Salerno fu un cambiamento reale. All’epoca, il PCI, ma anche la DC e il PSI e gli altri partiti minori erano più avanti dei rispettivi elettorati. Ciò ha consentito all’Italia di avere per 50 anni una democrazia avanzante. Oggi parliamo di democrazia regrediente perché la politica è debole. Oggi prende il comando il capitale finanziario –ha concluso Mussi- e dopo sette anni di crisi, non si vede ancora l’uscita. Si vorrebbe uscire dalla crisi con le stesse ricette che l’hanno provocata, in assenza della politica”.

Parole come pietre da Stefano Fassina: “La cultura politica di un partito non si improvvisa. Il PD deve avere un rapporto con la propria storia. Sulla figura di Togliatti, (quest’anno ricorre il cinquantenario della sua morte) c’è stato un certo imbarazzo politico. Ma introdurre cesure nette è un segno di debolezza. Togliatti è stato un Padre della Costituzione, la più bella del mondo. Togliatti aveva un’idea chiara del rapporto tra classe e nazione –ha proseguito Fassina- ma oggi non ha senso parlare di partito della nazione. La nascita del PD è stata una potenzialità, pur con alcune contraddizioni. Ma oggi dobbiamo capire quanto sia importante il riferimento alla persona e alla compressione della persona da parte del fenomeno consumistico. E oggi siamo preoccupati per la nostra democrazia: le radici della caduta di credibilità della politica sta nella mancanza di ideali, ma anche nel fatto che se la politica non dà risposte ai problemi delle persone, appare inutile. Ricostruire le condizioni per dare risposte è l’unico modo per legittimare la politica, soprattutto in Europa, perché l’Europa oggi non dà risposte. Se non risolviamo questo problema, non usciremo dalla crisi”.

Hanno spiegato gli autori: “Ragionavamo sul concetto di democrazia. Sul fatto che abbiamo vissuto una democrazia progressiva, una democrazia avanzante, una democrazia progrediente. Per contrasto, ci è venuto in mente di parlare di democrazia regrediente”.

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