Roma Capitale, accesso del Prefetto agli Atti

Roma Capitale, accesso del Prefetto agli Atti

Prima decisione nel vertice tra Alfano e Pecoraro. In Campidoglio fronda trasversale di consiglieri pronti alle dimissioni. Orfini (Pd) dice no al Commissariamento e il Deputato Morassut chiede l’azzeramento dell’Assemblea del Pd di Roma

Non si tratta di un Commissariamento, che avrebbe portato allo scioglimento del Consiglio Comunale, ma di un vero e proprio atto di controllo sugli atti amministrativi del Comune di Roma Capitale. Questa la scelta presa dal ministro dell’Interno, Alfano, dopo l’incontro con il Prefetto Pecoraro. Si tratterà di una vera e propria delega del titolare degli Interni, all’autorità di Governo Locale, di verifica e supervisione di tutto quello che si muove nella macchina amministrativa e burocratica capitolina. Già da oggi la Prefettura, con propri Delegati, avrà diritto all’accesso degli Atti. Si tratta di un passo intermedio, che se avesse risultati negativi per l’attuale Amministrazione, potrebbe portare anche al Commissariamento. In questo caso dovrebbe essere la stessa Prefettura a chiedere al Governo questo provvedimento di gravità estrema ed adottato soprattutto nei Comuni che sono stati contaminati da infiltrazioni di mafia, ‘ndrangheta e sacra corona unita. Per Roma, a meno di clamorose scoperte, che dovranno comunque essere legate ad attività illegali, riconducibili a clan criminali organizzati, si allontana lo spettro del Commissariamento, che, per altro, era stato accantonato anche dal Premier Matteo Renzi.
Fronda trasversale in Campidoglio di Consiglieri pronti alle dimissioni di massa
Mentre si attende la decisione del prefetto e del ministero degli Interni sull’eventuale scioglimento del Comune di Roma per infiltrazione mafiosa, in Assemblea capitolina si sta costituendo una fronda capitanata dal consigliere Gianluigi De Palo, che punta alle dimissioni in massa per far cadere il Campidoglio. Al momento, come informa De Palo, “conoscono almeno 7-8 consiglieri comunali che sono d’accordo con me e che sono convinti che non si possa andare avanti in questa situazione, con un’inchiesta in corso e sospetti ovunque”. L’ex assessore alemanniano si guarda bene dal fare i nomi dei suoi potenziali “proseliti”, e fa sapere che domani stesso presenterà la proposta palese in capigruppo, per verificare se le intenzioni manifestate dai 7-8 consiglieri comunali si concretizzerano alla prova dei fatti. La legge prevede lo scioglimento del consiglio comunale e la conseguente decadenza di tutti gli organi capitolini, in caso di dimissioni della metà più uno dei consiglieri assegnati. Venticinque consiglieri sono un numero considerevole, se si pensa che la maggioranza ha più volte riaffermato il sostegno al sindaco Ignazio Marino e quindi i suoi consiglieri sembrano difficilmente disposti a dimettersi. Resta il fatto che se a dimettersi fossero anche 10 consiglieri, il segnale non passerebbe certo inosservato. “Il sindaco dia segnale con rimpasto che valorizzi forze buone della città”, ha aggiunto De Palo.
Il Commissario del Pd di Roma Orfini: “Non considero lo scioglimento una opzione”
“Non considero lo scioglimento una opzione perche’ ogni giorno di più credo emerga che questa amministrazione e questo sindaco siano stati un problema per la malavita organizzata e quindi dobbiamo puntare su questa amministrazione anche per sconfiggere la mafia”. E a chi gli chiedeva se fosse la stessa posizione del premier Matteo Renzi, Orfini ha risposto: “Penso proprio di sì, sono commissario del Pd su proposta di Renzi evidentemente con un mandato. Poi, quello che pensa Renzi lo chiedete a Renzi”. Poi Orfini parla dell’appuntamento al Laurentino 38: “E’ il momento in cui riparte l’attivita’ pubblica del Pd in cui iniziamo a far capire alla citta’ e ai nostri elettori cosa vogliamo fare e come vogliamo diventi il Pd. Marino chiuderà l’iniziativa mentre io farò l’apertura, poi ci saranno diversi interventi di iscritti, coordinatori di circoli ed elettori”.
Morassut chiede lo scioglimento dell’Assemblea romana del Pd
“Il partito democratico a Roma e nel Lazio ha bisogno di ritrovare l’anima perduta. Da troppi anni la politica è stata espulsa dalle nostre stanze, sostituita da tribù. Per troppo tempo la battaglia di chi ha segnalato e documentato distorsioni è stata sottovalutata, ignorata o perfino combattuta. L’occasione che si presenta ora per voltare pagina non deve essere perduta e occorre andare in fondo con radicalità. Il tesseramento – suggerisce ancora Morassut – va rivisitato totalmente e, approfittando del nuovo anno, rifatto da cima a fondo con criteri di adesione che tutelino la libertà individuale degli iscritti e dei cittadini di aderire consapevolmente e per libera scelta non indotta da gruppi organizzati. L’Assemblea cittadina va sciolta perché è stata formata con liste bloccate dall’alto e con percentuali ‘a corpo’ tra tribù, senza base democratica. Pertanto nella nuova fase non è più possibile considerarla l’organismo dirigente supremo in grado di guidare la nuova fase”.
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