Pd. Renzi, 50 minuti di nulla. I falchi alla minoranza: “Achtung, verboten”

Pd. Renzi, 50 minuti di nulla. I falchi alla minoranza: “Achtung, verboten”

Se ti chiedono di riassumere la relazione con cui Matteo Renzi ha aperto i lavori della assemblea nazionale del Pd sei in grande difficoltà. Non ha detto niente, il nulla. Tutto va bene, per fortuna che c’è lui. Anche l’Ulivo, bontà sua, aveva provato a fare cose condivisibili, ma non ha mantenuto le promesse. Bocciato, tutti bocciati. Rosy Bindi, ovviamente si risente, ma Renzi tira dritto. Ad ascoltarlo mancano D’Alema, non vuole sentire minacce e Bersani bloccato da mal di schiena. A sentire il segretario premier verrebbe voglia di dire che anche il nome Italia è idea sua. Prima chissà come si chiamava. Pensate quanto siamo bravi, Renzi racconta che nel corso della sua gita a Istanbul ha perfino visto un magnifico ponte che lavoratori italiani stavano costruendo. In Europa siamo i primi della classe. Tutti fanno largo al nostro passaggio. Siamo noi che ci lamentiamo sempre, diciamo va tutto male, “gufisti” di ritorno mentre noi siamo impegnati nella più gigantesca trasformazione con le riforme istituzionali.

Il premier: “testa alta, viso aperto, schiena dritta”. Già sentito tanti anni fà

“Testa, alta, viso, aperto, schiena dritta”: parole di fuoco, prima di lui le pronunciava un altro. Poi elenca le “bellezze” del Paese, fra queste la dichiarazione dei redditi precompilata. “Noi siamo quelli che cambiamo l’Italia, loro, le minoranze (ndr), quelli che mugugnano. La “flessibilità? Parola magica”. La vicenda romana, Mafia Capitale? Un fatto di cronaca non ne parla dice solo che nel partito non ci devono essere i disonesti. Forse c’è un problema che riguarda la corruzione? La questione morale? Non sa neppure dove sta di casa. I magistrati e non solo, hanno avanzato critiche ai provvedimenti annunciati dal governo? Ce ne è anche per loro: facciano più sentenze e meno interviste. Dopo 25 minuti di battute, ironia, sarcasmo, offese nei confronti della minoranza, pronuncia per la prima volta la parola “lavoro”. Ma per dire che con il Jobs act l’Italia diventa il paradiso per i lavoratori. C’è stato uno sciopero generale? Neppure lo nomina. Lo ricorderanno Stefano Fassina e Gianni Cuperlo, fra i primi interventi. Dice l’ex sottosegretario che Renzi non si può permettere di fare ironia, offendere chi si batte non per far cadere il governo ma per migliorare i provvedimenti.

Fassina: “Stiamo cambiando identità, siamo l’agenda della Troika”

Non usa mezze parole, parla di una mutazione dell’identità del Pd che nel mondo del lavoro dovrebbe avere la sponda fondamentale, “ Significa- afferma- che al Pd non importa nulla di quelle persone che sono scese in piazza. Stiamo cambiando identità, stiamo cambiando funzione politica. Stiamo diventando il partito dell’establishment che mette in atto l’agenda della Troika, non il partito della nazione”. Renzi sempre sul problema del dissenso dei parlamentari è andato giù morbido, se così si può dire. Non aveva minacciato provvedimenti disciplinari. Ancora ironia sui “segnali” che sarebbero venuti dai voti  in dissenso con il Pd  nella Commissione che esaminava la riforma del Senato. “Non si lanciano i segnali-aveva detto-i segnali li lanciano i semafori, non i parlamentari”. Rivolto alla minoranza aveva detto: “Non facciamo le riforme a colpi di maggioranza, ma non ci facciamo nemmeno bloccare le riforme dai diktat della minoranza. Non staremo fermi nella palude per guardare il nostro ombelico”. Rosy Bindi aveva subito risposto in una intervista:  “Non siamo gufi e nessuno vuole lasciare il paese nella palude, ma il Parlamento non è uno scendiletto del governo”:  Ancora un atteggiamento strafottente di Renzi: “Chi vuole cambiare segretario si metta il cuore in pace  ha tempo da qui al 2017. Chi vuole cambiare il premier si metta il cuore in pace: ha tempo da qui al 2018”.

Poi sbotta rivolto al premier: se vuoi andare ad elezioni dillo

E Stefano Fassina sbotta. In modo “meno elegante”, afferma, di quanto avevano detto già D’Attorre e Cuperlo. “Non ti permetto più di fare le caricature di chi la pensa diversamente da te. E’ inaccettabile. La minoranza non fa diktat: se vuoi andare a elezioni dillo chiaramente e smettila di scaricare la responsabilità sulle spalle di altri”. Ma Renzi aveva lasciato il lavoro sporco ai renziani, quelli della prima ora e quelli d’allevamento.. Fra questi Tonini il quale ha parlato di “ disciplina”, così altri con toni intimidatori,ignorando il fatto che, in particolare per quanto riguarda la Costituzione è un dovere di deputati e senatori dare  il loro contributo per fare leggi buone. La minaccia di provvedimenti disciplinari è rimasta nell’aria. Il dissenso proibito. In tempi di guerra si leggevano cartelli posti dai nazisti con scritto “Achtung, verboten”.

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