Il “Capitale umano” di Virzì escluso dagli Oscar

Il “Capitale umano” di Virzì escluso dagli Oscar
Brutte notizie per il cinema italiano. “Il Capitale umano” del regista toscano Paolo Virzì, prescelto per concorrere all’Oscar come miglior film straniero è stato escluso dalla ‘shortlist’ diffusa dagli Academy Awards. Dopo i trionfi con “La grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, molti addetti ai lavori si aspettavano che il film di Virzì (apprezzato in Italia nonostante una scia di polemiche di alcuni imprenditori brianzoli che non hanno gradito la rappresentazione del cineasta) potesse andare avanti nella battaglia per l’agognata statuetta ad Hollywood.
Tra i candidati sei film europei, due latinoamericani e un africano. Nonostante questa inaspettata battuta d’arresto, “Il capitale umano” ha vinto il David di Donatello 2014 come miglior film e ha avuto grande consensi anche negli Stati Uniti. Ad aprile al Tribeca Film Festival di New York Valeria Bruni Tedeschi era stata premiata come miglior attrice nella categoria ‘World Narrative’. Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Stephen Amidon ambientato nel Connecticut, scritto da Virzì insieme a Francesco Piccolo e Francesco Bruni, ‘Il capitale umano’ vanta un cast di tutto rispetto su cui domina Fabrizio Bentivoglio, un uomo stolto e ignorante che dilapida tutto pur di entrare in società con il padre del fidanzato della figlia (Fabrizio Gifuni). In una Brianza cupa, dove i personaggi sono tutti umanamente mediocri o peggio, si consuma un dramma che coinvolge i giovani e, di riflesso, le loro famiglie. Tutto ruota attorno al denaro, al valore dei soldi che possono addirittura quantificare la vita delle persone (non per niente, infatti, il ‘capitale umano’ è un numero calcolato dalle assicurazioni sulla vita legato a molteplici fattori).
Nel nostro Paese la critica specializzata è stata piuttosto benevola con il film. In generale sono state elogiate le interpretazioni degli attori e la sceneggiatura di Virzì, Piccolo e Bruni “cui riesce bene il trapianto in Brianza di un romanzo ambientato in Connecticut” afferma Massimo Bertarelli su ‘Il giornale’. Concita De Gregorio su ‘Repubblica’ elogia gli attori, definendo il film “il migliore di Virzì. Potente, lieve, preciso”.
Paolo Mereghetti afferma che nonostante il passaggio a temi drammatici, il regista livornese non ha perso la dote di “graffiare attraverso l’ironia” e “di ottenere il meglio dai suoi attori”, fra cui, Fabrizio Gifuni “che dà qui la sua prova migliore, convincente e intensa” e la “davvero ammirevole” Valeria Bruni Tedeschi di cui muta “i supposti limiti in qualità”. Infine elogia le prestazioni dei giovani. Critica però l’eccessiva caratterizzazione regionale del personaggio interpretato da Fabrizio Bentivoglio che ha “inflessioni lombarde da commedia ridanciana”, che pur servendo per sottolineare il passaggio del film “dal sorriso al cinismo” poteva portare il film “verso la farsa”. Dello stesso parere anche Roberto Escobar, su l’Espresso, che critica sia la sceneggiatura per la presenza di “stereotipi che ripetono stancamente, e con volgarità, l’italica commedia di costume” sia Bentivoglio, definendo la sua rappresentazione di Ossola un «Alberto Sordi redivivo, fuori tempo e inverosimile”.
Mariarosa Mancuso per ‘Il Foglio’ invece ha stroncato il film criticandone sia la regia che la recitazione, in particolare di Bruni Tedeschi al “minimo vocale consentito e al massimo del birignao”, che mutano la trama “in una favoletta moraleggiante, con derive verso la comicità involontaria”.
In definitiva si può affermare che a Virzì non è stato perdonato di aver alzato l’ambizione della sua analisi sociologica e antropologica che secondo alcuni è stata superficiale e piena di luoghi comuni.
I film che hanno superato la prima selezione degli Academy, in vista delle nomination del 15 gennaio, sono “Wild Tales” dell’argentino Damian Szifron, “Tangerines” dell’estone Zaza Urushadze, “Corn Island” del georgiano George Ovashvili, “Timbuktu” del mauritano Abderrahmane Sissako, “Accused”, dell’olandese Paula van der Oest, “Ida” del polacco Pawel Pawlikowski, “Leviathan” di Andrey Zvyagintsev per la Russia, “Force Majeure”, di Ruben Ostlund per la Svezia e “The Liberator” del venezuelano Alberto Arvelo. La notte degli Oscar a Los Angeles sara’ il prossimo 22 febbraio.

 

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