Gli scoop intemerati. Il non giornalismo passa anche da Repubblica e Report

Gli scoop intemerati. Il non giornalismo passa anche da Repubblica e Report

Non ci sono solo le querele temerarie, quelle in cui uno che si ritiene diffamato chiede al giornalista paccate di euro come risarcimento. Ci sono anche gli scoop temerari, la ricerca di notizie sensazionali da lanciare con grande evidenza, titoloni se si tratta di carta stampata, immagini, interviste trafugate per le tv. In tempi come questi, in cui si parla di una seconda tangentopoli, i cercatori di scoop fiutano  il colpo grosso, magari  raccontano al direttore o al caporedattore che solo loro hanno notizie certe. A volte sono gli stessi direttori, o chi per loro, che indicano la direzione di marcia. Volenti o nolenti lo scoop contro questo o quello deve venir fuori. Magari per colpire una parte politica o un personaggio con particolare evidenza.

Un modo di fare informazione che informazione non è

Due casi abbiamo di fronte, diversi l’uno dall’altro, ma indicativi  di un modo di fare informazione che informazione non è. Perché non si basa su alcun fatto concreto, oppure si tratta di un falso clamoroso, della manomissione di una intervista radiofonica o televisiva. Abbiamo di fronte due casi, riguardano ambedue due figure pubbliche, guarda caso di sinistra ai vertici di amministrazioni, l’uno il Comune di Roma di cui è vicesindaco, Luigi Nieri, esponente di Sinistra e Libertà, l’altro, Nicola  Zingaretti, presidente della regione Lazio, del Partito democratico. Il primo preso di mira da Repubblica, il secondo da Report di Milena Gabanelli. In questo caso, come poi vedremo, la manomissione dell’intervista è stata denunciata dal capo ufficio stampa di Zingaretti. E ne è nato un caso diciamo non simpatico per  Report cui si devono alcune inchieste di grande significato. Se c’è bisogno di un “guardiano” delle autenticità delle interviste vuol dire che siamo arrivati ad un punto limite.

Il “caso” inesistente dell’affitto di favore alla Cooperativa 29 Giugno

Partiamo da Repubblica. Ci si mettono ben due giornalisti ad  organizzare lo scoop, Mauro Favale e Giovanna Vitale. Ecco il titolone in cronaca di Roma: “Affitto stracciato per Buzzi, firmato Giunta Marino”. Il vicesindaco Luigi Nieri avrebbe “scongelato” una pratica “per tre anni rimasta stranamente incagliata, nonostante la familiarità di Salvatore Buzzi con l’allora sindaco Alemanno e i suoi uomini”. Affermazione velenosa: ci voleva la Giunta Marino e il vicesindaco Nieri per scongelare la pratica con cui la cooperativa “29 giugno”  chiedeva in concessione al Campidoglio il complesso immobiliare di via Pomona. “L’esecutivo – scrivono i due giornalisti -, guidato dal sindaco-chirurgo, ha infatti regolarizzato l’utilizzo risalente al lontano 1985 ma a condizioni assai più favorevoli rispetto a quelle fino a quel momento stabilite”. Poi un po’ di calcoli e via con lo scoop, che vuol significare, destra e sinistra sono tutti uguali.

Secca smentita del vicesindaco Nieri: prima l’affitto era gratuito ora dovrebbe pagare    

Il vicesindaco ha inviato una lettera in cui documenta che fino al momento in cui è stata approvata la delibera cui si riferisce lo scoop, 24 ottobre, la Cooperativa non ha pagato un  euro. Che nel 1985 era stato il Municipio competente, ex  V, ad assegnare lo stabile a titolo gratuito per le finalità sociali della cooperativa. Che la concessione era stata rinnovata dallo stesso municipio, nel 1996, poi nel 2004, nel 2011, con validità fino al 2014. E  qui viene il bello. “Attraverso la delibera dello scorso 24 ottobre, invece, Roma Capitale – scrive il vicesindaco Nieri – stabiliva di esigere il canone corretto fissato dai tecnici applicando il normale prezzo di mercato e calcolando poi lo sconto previsto per tutte le onlus assegnatarie di una concessione pubblica. Ovviamente il provvedimento, visti i recenti accadimenti, è al momento bloccato.” Come dovrebbe essere noto le delibere sono pubbliche. I due giornalisti, e altri se li hanno seguiti, potevano informarsi prima di lanciare lo scoop.

Una intervista di Zingaretti manomessa. Lo scopre  l’ufficio stampa della Regione

Passiamo al secondo scoop, quello televisivo, in cui il capo ufficio stampa del presidente Zingaretti, Emanuele Lanfranchi, si trasforma in uno 007 e svolge una vera e propria indagine. Risulta così che a Zingaretti viene chiesta una intervista per un servizio sui  risparmi raggiunti dalla amministrazione regionale. Viene inviato Giorgio Mottola. Nel corso dell’intervista a Zingaretti  vengono poste, fra una frase e l’altra, alcune domande sulla nomina dei dirigenti esterni. Lanfranchi avverte odor di bruciato. Vede il trailer della trasmissione e chiama Mottola, registra  la telefonata. Il giornalista conferma che non si parlerà dei risultati raggiunti dalla giunta Zingaretti ma delle nomine dei dirigenti esterni, che sarebbero già note ancor prima dei bandi, né del miliardo di tagli agli sprechi, del taglio di 500 poltrone, della riduzione delle società partecipate, del taglio dei vitalizi. Forse se ne parlerà in un’altra puntata di Report. Lanfranchi pubblica la registrazione della telefonata, Mottola consentendo. Prima che vada in onda il servizio, titolo “La zingara”,  scrive su Facebook: “Voglio bene e apprezzo Report,  è una trasmissione che rispetto, fatta da giornalisti che stimo. Un programma che fa della legalità e della correttezza una bandiera.

Il giornalista che ha effettuato il servizio dal titolo “La zingara” conferma

Per questo vedendo il trailer della puntata che andrà in onda domani sera sono rimasto deluso. Sì perché appare evidente che Giorgio Mottola, il giornalista che aveva chiesto l’intervista a Zingaretti sui risparmi raggiunti, ha preferito tagliare totalmente quella parte affrontando esclusivamente la questione dei dirigenti esterni. Stamattina ho chiamato il giornalista per avere spiegazioni. Ha confermato il mio sospetto (come potrete sentire dalla telefonata integrale che ho registrato e pubblicato), ossia che della parte ‘positiva’ non ci sarà traccia nella puntata di domani. Io spero che la Gabanelli invece inserisca quella parte di intervista in cui Zingaretti racconta dei risultati raggiunti dalla nuova squadra di governo, del miliardo di tagli agli sprechi, del taglio di 500 poltrone e della riduzione delle società, del taglio dei vitalizi e delle tante persone a cui questi interventi hanno dato fastidio. Lo spero perché voglio continuare a credere che Report sia una trasmissione corretta, equilibrata e soprattutto giusta”.  La speranza è l’ultima a morire.

 

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