Corruzione. Indignazione popolare, Renzi corre ai ripari, modifiche al codice penale. Il problema: la riforma della giustizia

Corruzione. Indignazione popolare, Renzi corre ai ripari, modifiche al codice penale. Il problema: la riforma della giustizia

Fino a ieri sera quanto aveva programmato il governo in materia di lotta alla corruzione e di antiriciclaggio  era un avvenimento storico. Matteo Renzi non aveva dubbi e lo seguiva Matteo Orfini, presidente del partito e commissario della federazione romana del Pd, il quale aveva ingaggiato un vero e proprio duello nel corso del programma  “Piazza pulita” con il giornalista del Fatto quotidiano, Peter Gomez che aveva osato mettere in dubbio  l’operato del governo. Sempre nel corso della trasmissione era emerso un dato: su circa 50 mila persone, a tanto ammonta la popolazione carceraria, solo 257 scontano la pena con sentenza passata in giudicato per corruzione. Era stato fatto notare che  in Italia il tasso di corruzione è fra i più alti del mondo.

Passano poche ore, arrivano “voci” sui  primi sondaggi, il Pd, così come tutti gli altri partiti, eccetto la Lega, non ne uscirebbe bene. E arriva il “messaggio “ al Paese da parte del premier. Guarda caso scopre che solo  257 persone sono in carcere per corruzione. Annuncia che “giovedì mattina insieme al ministro Orlando porteremo in Consiglio dei ministri 4 piccole grandi modifiche al codice penale”. Ha citato le iniziative del governo, dalla nomina di Cantone al Mose alle norme sull’autoriciclaggio. Ma  dopo essersi autolodato deve riconoscere che le norme attuali non bastano per combattere mafia, criminalità organizzata, corruzione. Dice il premier nel video messaggio : “Ogni giorno apri un giornale, apri un sito internet e tutto ti porta a parlare di ciò che accade a Roma. Il governo non può, non deve e non vuole mettere il naso in ciò che fa la magistratura. Saranno i giudici a dire se è un reato di mafia o se si tratti di corruzione. Io prendo l’impegno a fare di tutto perché finalmente in Italia chi ruba paghi fino all’ultimo centesimo.

Non è solo un problema di norme, serve una scommessa culturale ed educativa”. Ancora: “Credo che quando uno che ruba può patteggiare e trovare la carta ‘uscire gratis di prigione’ come sul Monopoli questo sia inaccettabile. In Italia su una popolazione carceraria di circa 50.000 persone, per corruzione con sentenza passata in giudicato ce ne sono solo 257 e questo è inaccettabile”.  Poi fa la voce grossa: “Chi ruba e corrompe sarà perseguito fino all’ultimo giorno e fino all’ultimo centesimo. Faremo capire che non basta essere indignati per poche ore, ma che questo governo, l’Italia, non guarda in faccia nessuno e non fa sconti a nessuno”.

E arriva  così ai quattro punti, quattro modifiche al codice di procedura penale.”Il primo punto – ha spiegato il premier – prevede che si alzi da 4 a 6 anni la pena minima per il reato di corruzione. Il che significa che se commetti questo reato puoi sì patteggiare, ma un po’ di carcere lo fai. Il secondo punto prevede che sia molto più semplice confiscare i beni di chi ha rubato, come accade oggi per reati più gravi. Terzo, il maltolto lo devi restituire fino all’ultimo centesimo. Il quarto punto prevede di allungare la prescrizione per i reati legati alla corruzione”. Meglio tardi che mai. Da mesi si sta discutendo  di riforma della giustizia, ci sono provvedimenti  in discussione al Senato, non vanno avanti, forse c’entra qualcosa il patto del Nazareno. Lo stesso ministro della Giustizia, Orlando, ha  riconosciuto che bisogna accelerare. Davvero è molto grave il fatto che  solo alla luce di “Mafia capitale” si annunciano provvedimenti di urgenza. Ciò che non si capisce è se le quattro modifiche al codice di procedura penale sono parte organica della riforma oppure un intervento che, da solo, rischia di essere solo una fiammata per rispondere alla indignazione popolare.

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