Il giorno di Rosetta

Il giorno di Rosetta

Più di 10 anni, dal 2 marzo 2004, sono serviti alla sonda Rosetta per raggiungere il suo obbiettivo, da qualche parte in prossimità di Giove. Poco fa è iniziato il lancio del robottino Philae, che sbarcherà sulla cometa 67/P Churymov-Gerasimenko con una manovra difficile ed impegnativa della durata di 7 ore, destinata a concludersi intorno alle 17 -ora italiana- di questo pomeriggio. Questo è l’arco di tempo che gli esperti dell’Esa -l’Agenzia Spaziale Europea- dovranno attendere per sapere se tutto è andato come doveva, tempo in cui gli imprevisti, come un errore di traiettoria o uno ‘sbuffo’ di gas da parte della cometa, potrebbero invalidare una missione su cui si punta molto. La Churymov-Gerasimenko è infatti il settimo corpo celeste su cui gli strumenti umani -facendo gli scongiuri del caso- metteranno piede. Non solo, è il primo del suo tipo: prima di oggi, infatti, gli unici suoli ad aver ospitato tecnologia umana erano stati quello della Luna, di Marte, di Venere, di Titano e di due asteroidi. Mai si era avvicinato il nucleo di una cometa, e le analisi che ne deriveranno potranno rappresentare un vero e proprio passo avanti nello studio e nella scoperta di quello che ci circonda e, perché no, di quello che ha contribuito a portarci fin qua.

Il modulo Philae atterrerà in una zona ribattezzata J -o Agilkia-, scelta perché apparentemente piatta e senza la presenza massiccia di rocce e detriti, bene esposta inoltre alla luce, fondamentale per alimentare i pannelli solari del lander. Solo dopo l’arpionaggio, essenziale vista la bassissima gravità del corpo extraterrestre, si saprà se il lavoro dei molti esperti e studiosi dietro alla missione sarà ripagato: tra loro molti italiani, pedine importanti di tutto il progetto, come i ricercatori Paolo Ferri e Andrea Accomazzo, o la planetologa Angioletta Coradini, scomparsa purtroppo nel 2011.

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