Il bilancio di Londra, le Finals non ci sono

Il bilancio di Londra, le Finals non ci sono

Chi si aspettava un torneo ricco di spettacolo e dal risultato incerto, sarà rimasto sicuramente deluso. Questa edizione 2014 delle Atp Finals di Londra non ha riservato sorprese, ne tanto meno match degni di restare impressi nella memoria. E siccome in campo scendevano i primi 8 della classifica -al netto di Nadal, fuori per infortunio-, le attese erano giustificate. Bisogna riconoscerlo, già in partenza il risultato finale sembrava scontato: il pronostico non poteva che essere favorevole alla riconferma di Djokovic o all’eterno Federer. Il resto, senza lo spagnolo tutto muscoli, sembrava poca cosa: ben 3 esordienti, un Murray che ha smarrito da tempo se stesso e un Wawrinka che nel momento della conferma fatica sempre a fare il passo decisivo. Proprio Stan ci regala la partita più bella e più emozionante contro l’amico-compagno Roger, in una semifinale dal ricco contenuto emotivo, ma segnata da due fattori: i dolori del Re, che probabilmente hanno allungato di molto i game costringendolo sempre a movimenti contenuti e limitati, e la ormai famosa discussione che ha visto protagonista Mirka Federer, moglie di Roger e, secondo alcuni, sua troppo fumantina fan in occasione della semifinale passata. Tolto questo, piovono i record di game persi, con prima proprio Federer e il giorno dopo Nole, che ne incassano meno che in qualsiasi altra Finals della storia. Mezzi tecnici bassi e condizione fisica da ospedale da campo fanno si che gli altri non possano proprio competere se non tra loro, regalandoci comunque poco e nulla. Un plauso va però a Nishikori, per la prima volta impegnato a Londra e protagonista quanto meno di una semifinale tignosa, confermandosi numero uno asiatico di tutti i tempi; le potenzialità per migliorare ci sono, se poi riesce a imprimere pericolosità anche alla prima di servizio può confermarsi senza problemi a questi livelli.

Vince quindi Djokovic, per la terza volta consecutiva, senza disputare la finale. Troppo preoccupato, Federer, di dover colmare uno dei due buchi rimasti nella sua carriera la prossima settimana con la vittoria della Coppa Davis -l’altro, è l’oro olimpico in singolare- dove sarà impegnato proprio con Wawrinka contro la Francia, per rischiare di infortunarsi seriamente proprio ora. Chissà, magari avrà pensato che contro un’atleta mostruoso come Nole, avrebbe potuto perdere anche in condizioni normali, figuriamoci se menomato, quindi perché rischiare per un torneo che ha vinto già 6 volte? Insomma, largo al numero uno del mondo, che vince il torneo più importante dell’anno restando sul campo meno di 5 ore in 4 match. Maglietta asciutta, sguardo fiero, bacheca piena. L’unica certezza che questo torneo ci ha lasciato in dote, è che con questi due qua nel circuito, non ci sarà spazio per molto altro anche nel prossimo anno solare.

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