Roma, nel cuore dei cortei

Roma, nel cuore dei cortei

Roma è rossa. Da piazza della Repubblica fino a San Giovanni, un fiume rosso-Cgil ha invaso le strade per rivendicare diritti, lavoro, dignità e tutele per tutti, contro il Jobs Act di Renzi. La manifestazione, in realtà, è iniziata molto prima, in metro, dove tutti i vari dialetti dello Stivale si sono uniti sotto lo slogan: “Non stare sereno, Matteo non stare sereno”. Scaldate le ugole, il corteo è partito all’orario prestabilito, senza ritardi, a causa della massiccia partecipazione.

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La Cgil è al gran completo, le bandiere sventolano alte e tutte le sezioni del sindacato hanno risposto, dalla Calabria alla Lombardia, dal Veneto alla Campania, dalla Sicilia alla Toscana fino alle varie rappresentanze cittadine di Udine, Cosenza e Gioia Taura, a dimostrazione della diffusione capillare della Cgil, in grado di mobilitare l’Italia intera. La piazza, composta da molti lavoratori e pensionati, rivendica i propri diritti con molta compostezza, ironia e civiltà, mostrando il volto rispettabile del nostro paese, non scadendo nella sterile volgarità. I membri della Cgil-Spi sfilano numerosi, sotto lo slogan “Nonni per il lavoro, largo ai giovani”. E i giovani hanno risposto prendendosi la testa del corteo con l’Unione degli Universitari che hanno invocato “1, 2, 3, 4, 5, 10, 100 piazze come questa”. Dai microfoni, hanno chiesto meno tagli al governo e l’impostazione di un vero sistema per garantire il diritto allo studio, insieme allo stanziamento di più fondi per le borse di studio, ricordando che “La grande bellezza siamo noi”: la grande bellezza sono loro. “Siamo indietro rispetto al resto d’Europa” e francamente “non ce lo possiamo permettere”.

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Insieme alla Cgil, in piazza sono scesi “l’altra Europa con Tsipras”, “Rifondazione comunista”, “Sel” e “Comunisti italiani” per difendere i diritti dei lavoratori. Hanno sventolato, timidamente, anche un paio di bandiere del Pd, presenti con Gianni Cuperlo e Stefano Fassina al fianco dei metalmeccanici della Fiom, come sempre infervorati e pronti a far sentire la propria voce: “meno male che la Fiom c’è”. Cuperlo ci ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a scendere in piazza insieme ai lavoratori: “Questa è una grande manifestazione del popolo del lavoro, del non lavoro e di chi cerca un lavoro: pensionati, donne, giovani, che chiedono essenzialmente tre cose: diritti per chi oggi non li ha, dignità per chi oggi ha un lavoro, ma spesso è un lavoro precario e investimenti per rimettere in moto l’economia del paese. Bisogna lavorare per cambiare alcune delle scelte che il governo sta facendo, migliorare le riforme che sono oggi in parlamento a cominciare dalla legge delega sulla riforma del mercato del lavoro, e in questo senso se è solo l’inizio non può che essere importante”. Il corteo scattato da Piazza della Repubblica ha sfilato fino a San Giovanni, dove i manifestanti sono stati accolti dalle note dolci dei Modena City Ramblers, in attesa dell’intervento di Susanna Camusso.

Il secondo corteo è partito da Ostiense: cappellini e occhiali rossi, bandiere della Cgil e di tutte le sue componenti, quelle della lista l’altra Europa per Tsipras,  di Rifondazione Comunista e di Sel. Ma stavolta nemmeno una del Partito democratico.

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“Matteo non stare sereno” e “Noi vogliamo l’articolo 18” gli slogan più gettonati dai manifestanti che hanno attraversato le strade adiacenti al Circo Massimo e al Colosseo, ritrovandosi in Piazza San Giovanni assieme al corteo partito da Piazza della Repubblica. Alla testa gli striscioni “Ci vogliono schiavi, ma ci avranno ribelli”, seguiti da “E’ solo l’inizio, la lotta continua” e “Renzi buffone, Marchionne è il tuo padrone”. L’ad della Fiat è al centro dell’ironia dei manifestanti “Se il Pd è centrosinistra, Marchionne è comunista” così come non mancano gli sfottò al mai rimpianto Berlusconi “Se Renzi è di sinistra, Berlusconi è femminista”.

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Tra i manifestanti c’è soprattutto tanto folklore: “Mago Renzino fa sparire i diritti” recita il cartello sorretto da un anziano manifestante. Susanna Camusso, leader della Cgil, intercettata dai manifestanti viene coinvolta in un simpatico teatrino, cantando “SuperMat” sulle note di Ufo Robot.

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Poco più avanti un gigantesco lenzuolo bianco recitava invece “Articolo 18 giù le mani”. Puglia, Toscana, Calabria, Veneto, Emilia, Liguria, Basilicata, Campania. I manifestanti provengono da tutto il Paese e la loro composizione è eterogenea. Hanno sfilato studenti, pensionati,  operai e tantissime donne. Tra loro, gli alluvionati di Modena aderenti al sindacato della sede locale, polemici contro le scelte del governo.

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Intanto, affianco alla sala stampa di San Giovanni, i licenziati del Teatro dell’Opera di Roma provano prima di salire sul palco.

Gli inviati Luca Loghi, Giacomo Pesci e Diego Sambucini

 

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