Presidenziali Brasile: Dilma Rousseff favorita, ma il centrodestra la tallona

Presidenziali Brasile: Dilma Rousseff favorita, ma il centrodestra la tallona

Il risultato elettorale emerso domenica scorsa in Brasile, che ha coinvolto circa 142 milioni di persone, ha deluso quanti speravano in un ballottaggio tutto al femminile tra la Presidente uscente Dilma Rousseff del Partido dos trabalhadores (Pt, centrosinistra) e la “sorpresa” Maria Marina Silva, candidata ambientalista del Partito socialista (Psb, sinistra).

Dietro il 41,6% guadagnato dalla Presidente in carica (rispetto al 46,9% di 4 anni fa) si è infatti posizionato Aécio Neves, candidato del Partito socialdemocratico di centrodestra, col 33,6% (circa l’1% in più rispetto al risultato ottenuto dal compagno di partito José Serra nel 2010): sono questi i candidati che si sfideranno quindi il prossimo 26 ottobre per la carica di Presidente.

La delusione di Marina Silva. I suoi voti saranno determinanti

Marina Silva, ex ministro dell’Ambiente del governo Lula che nel 2010 come candidata alla presidenza per il Partito ambientalista aveva raccolto circa 20 milioni di voti, pari all’incirca al 19,9%, si è “fermata” invece al 21,3%. Un risultato comunque molto significativo se si pensa che Marina Silva è stata indicata come candidata del Psb alla presidenza solo dallo scorso agosto, in seguito all’incidente aereo in cui è deceduto il candidato Eduardo Campos. La candidata del Psb è infatti una figura molto popolare in Brasile: analfabeta fino a 16 anni, figlia di seringueiros (i raccoglitori di gomma dell’Amazzonia da cui nacque il movimento a difesa delle foreste pluviali, alleato degli indios) e compagna di lotta del popolare leader Chico Mendes assassinato nel 1988, ha ottenuto riconoscimenti internazionali grazie al suo impegno a favore dell’ambiente.

Superiore ai pronostici i i voti del candidato che va al ballottaggio

Nel corso dell’intera campagna tutti i sondaggi avevano dato per certo il passaggio al secondo turno di Marina Silva, mentre è risultato inaspettato e ampiamente superiore ai pronostici il dato di Neves. Questo esito parziale, seppur molto simile a quello del 2010, è probabilmente l’effetto soprattutto di una campagna elettorale durante la quale il profilo umano e politico di Marina Silva è apparso piuttosto sfocato, se non ambiguo (sul rilevante tema dell’approvvigionamento energetico, ad esempio, o sul sostegno ai matrimoni omosessuali, immediatamente ritirato dopo le proteste dei suoi sponsor evengelici) ed ha fatto si che il voto di protesta contro la Rousseff si concentrasse verso il partito conservatore.

La memoria collettiva brasiliana e i pessimi risultati dei Mondiali

Ogni pronostico su quanto avverrà tra 3 settimane è a questo punto azzardato. Rispetto a 4 anni fa la “coalizione anti-Rousseff” conta circa 4 milioni di elettori di più, ma sarà difficile far convergere i voti di Marina Silva sul candidato di centrodestra, nonostante gli appelli ai “brasiliani che hanno ancora voglia di indignarsi” immediatamente lanciati da Neves e la sottolineatura che “la maggioranza del Brasile si è espressa contro ciò che considera sbagliato nel Governo attuale” fatta da Marina Silva.

A 3 settimane dal verdetto, nonostante il pessimo risultato sportivo che a luglio ha gettato il Paese nello sconforto e  gli ingenti costi economici e sociali dei Mondiali, la Presidenta non può che sperare che si riveli infondata la legge storica del saggista Wisnik, secondo il quale “la memoria collettiva brasiliana è demarcata e suddivisa dalle Coppe del mondo di calcio”.

Stefania Giusti

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