Ponte sullo Stretto e Tav, costi e polemiche

Ponte sullo Stretto e Tav, costi e polemiche

Non ci sarà nessun rifinanziamento alla Società Stretto di Messina S.p.a. . A chiarirlo è il ministero delle Infrastrutture – a seguito di un’interrogazione richiesta dai deputati di Sel – spiegando che si tratta solamente di un “reimpiego”, termine che indica non lo stanziamento di risorse a un’opera, ma l’indicazione storica di risorse revocate e non utilizzate né utilizzabili. Infatti, fu il governo di Mario Monti a decidere per la rinuncia alla costruzione dell’opera. Una rinuncia che ha aperto un contenzioso con le società che se ne erano aggiudicate la realizzazione. Un contenzioso volto, da parte loro, alla riscossione delle penali.

In mattinata anche Legambiente si era espressa sulla vicenda, prima del chiarimento del ministero: “Si potrebbe finalmente realizzare il prolungamento della metro di Torino, oppure mettere mano alla necessaria messa in sicurezza del Secchia e Panaro nel modenese, oppure fare la chiusura dell’anello ferroviario di Roma, o il terminal degli autobus a Campobasso o anche impianti per il trattamento dei rifiuti organici in Campania….  – aveva spiegato l’associazione ambientalista-. Con un miliardo e trecentomila euro qualcosa di veramente utile per il Paese si può fare, soprattutto in tema di mobilità e cura del ferro per recuperare il tremendo ritardo infrastrutturale del nostro Paese”. “Non c’è che l’imbarazzo della scelta” ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. “Se ci sono tanti soldi disponibili, possiamo dare una mano a trovare le opere necessarie da realizzare. L’Italia ha bisogno di sbloccare tante opere ma certo non il ponte sullo Stretto. E non si capisce a quale titolo il governo abbia deciso, ora, di finanziare ancora la società Stretto di Messina con una tale cifra. Per pagare le ingiuste penali inflitte dalle società? Per consentire un nuovo riavvio dell’opera? per garantire comunque a Impregilo un “risarcimento morale” per aver dovuto rinunciare all’opera? Ad ora – prosegue Cogliati Dezza – non è dato sapere ma sicuramente ciò non ha giustificazioni valide. Non si capisce come sia possibile, in un momento economicamente difficile e faticoso come questo, poter sborsare oltre un miliardo di euro per qualcosa che non ha senso. Chiediamo al governo di fare chiarezza subito e di chiudere senza indugi la società responsabile dei lavori per il Ponte, già ampliamente finanziata e sovvenzionata con le tasse dei cittadini”conclude il presidente di Legambiente.

Tav, Esposito (Pd): se il costo è di 7 miliardi meglio rinunciare 

Ma le polemiche sulle grandi opere non finiscono qui. Perché il senatore del Pd, Stefano Esposito, è pronto a rivedere la sua posizione circa la costruzione della Tav, se questa verrà a costare al Paese più di sette miliardi. “Nei giorni scorsi il Sole 24 Ore ha pubblicato documenti di Rfi dai quali risulterebbe che, contrariamente a quanto deciso e discusso fino ad oggi nelle aule parlamentari, il costo della tratta internazionale della Torino-Lione non sarebbe di 2,9 miliardi ma di 7 miliardi” ha detto Esposito. “Questa mattina – ha riferito il senatore in una nota – ho chiesto in Commissione trasporti al Senato l’audizione urgente dei vertici Rfi, del ministro Maurizio Lupi e del ministero dell’Economia. Pretendo una risposta chiara, credibile e certa sui reali costi della Torino-Lione”. Nel caso in cui l’ipotesi dell’aumento del costo dovesse trovare conferme “non indugerò un solo minuto a presentare una mozione parlamentare per chiedere al governo l’immediata interruzione dei lavori e la rinuncia alla realizzazione della tratta italiana del corridoio mediterraneo” ha aggiunto Esposito.

Il parlamentare del Pd è stato tra i più noti sostenitori della Tav, tanto che è stato più volte vittima di minacce o intimidazioni. La più grave quella nel gennaio scorso, quando gli erano state lanciate alcune bottiglie incendiarie davanti alla porta di casa. La “novità – ha spiegato Esposito – sarebbe frutto di un accordo di programma tra ministero dei Trasporti e Rfi, di cui nessuno era a conoscenza, men che meno il Parlamento”. “Questa opera è al centro di un aspro dibattito e non intendo accettare che non ci sia totale trasparenza e chiarezza sui costi, non mi accontenterò di spiegazioni tecniciste e burocratiche. Mi auguro di ottenere la conferma che quanto fino ad ora dichiarato e contenuto negli atti legislativi trovi pieno riscontro, nel qual caso chi si è reso responsabile di questi numeri in libertà dovrà pagarne le conseguenze” conclude Esposito.

Share

Leave a Reply