Opera di Roma, chi salverà ora i lavoratori?

Opera di Roma, chi salverà ora i lavoratori?

Quello che si è consumato al Teatro dell’Opera di Roma, con la cacciata di 92 orchestrale i 90 coristi, è solo un ultimo colpo assestato al sistema culturale della Capitale. La scelta del Sindaco, Marino e del Sovrintendente Fuortes, con il beneplacido del ministro per i Beni Culturali, Franceschini, rappresenta la resa politica di un sistema di governo che nei decenni ha prodotto guasti e desertificazione per la Capitale. Marino non è certo colpevole per i dissesti economici che ha trovato al momento della sua elezione, ma per la scelta sconsiderata, e che probabilmente produrrà nei prossimi giorni valanghe di ricorsi sulle materie del lavoro, di tagliare rami vitali del sistema della cultura nella Capitale. Si tratta di un colpo durissimo all’occupazione e sul punto i sindacati, che proprio sulle vertenze dell’Opera di Roma, si sono divisi, sono oggi compatti, almeno sulle ragioni del no ai licenziamenti, diverso è invece il giudizio su quanto è avvenuto nel recente passato, quando Cgil e autonomi si sono schierati apertamente contro molte delle scelte prese dal Sovrintendente Fuortes, mentre Cisl e Uil, hanno da sempre avuto una posizione decisamente più morbida nei confronti dell’attuale gestione. Quello che però si è consumato in queste ore mostra il lato oscura di una decisione che ora presta il fianco ad un braccio di ferro sindacale che potrebbe replicarsi, visto come la decisione è stata presa, anche in altre Fondazioni che vivono crisi simili a quella che si è consumata nella Capitale. Quello che però lascia perplessi è l’atteggiamento che si è manifestato, dopo alcune ore di imbarazzo, nell’azionista di maggioranza del Sindaco Marino, ovvero il Partito Democratico. Molti dei dirigenti di punta del partito potevano certo mediare, evitare prima la rinuncia del maestro Muti e successivamente la scelta strampalata dei licenziamenti. Nulla di tutto questo è stato fatto e quello che è agghiacciante, dopo una lunga serie di note sindacali non solo della Cgil, è la nota stampa del duo D’Ausilio- Di Biase, rispettivamente Capogruppo democratico dell’Assemblea Capitolina e della Presidente della Commissione Cultura del Campidoglio, una sorta di alzabandiera bianca di fronte alla scelta di Sindaco Sovrintendente. In sostanza i due dirigenti democratici non hanno nulla da imputare a nessuno per quanto si è deciso in queste ore, ma visto che il Teatro rischiava il fallimento, forse era inevitabile licenziare i dipendenti. Sia D’Ausilio che la Di Biase scommettono però su nuovi modelli di gestione e di lavoro che abbiano al centro gli orchestrali e la qualità artistica. Ma fino a ieri queste due raffinate menti che dovrebbero garantire la qualità da un lato dell’amministrazione nel suo complesso, e per l’altro verso della cultura nella città di Roma, erano distratti da altro? Ma sulle macerie dell’Opera di Roma, potrebbe naufragare anche l’avventura, chiamiamola così, del Sindaco marino, almeno con questa maggioranza. Sel, infatti, ha già fatto sapere che sui licenziamenti è stata scritta una pagina inaccettabile e dunque il Sindaco dovrà assumersi tutte le responsabilità che ne conseguono. C’è poi da dire, che una parte consistente del Pd e pericolosa per le sorti di Marino, è rimasta prudentemente in silenzio. C’è poi l’incredibile presa di posizione dell’ex Sindaco Gianni Alemanno, che in 5 anni di governo della città e delle sue istituzioni, invece di cercare il risanamento dell’Istituzione Opera, ha aggravato il peso delle esposizioni con una lunga serie di scelte illogiche e decisamente fuorimisura. A scriverlo su la Repubblica è l’ottimo Francesco Merlo che cita come l’ex Sindaco abbia raddoppiato gli incarichi con doppi direttori amministrativi, doppi capi ragionieri, triplice squadra di legali e, visto che c’era, anche doppi bar. Come finirà questa triste storia è difficile da prevedere. Una cosa è certa (Senza voler dare troppa ragione alla Cgil ndr) le carte parlano chiaro e l’Articolo 18, almeno in queste latitudini, è decisamente meno sicuro. Più che una riforma, sia Marino che Fuortes, lo hanno letteralmente asfaltato… 

Luigi Piero Sambucini

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