Stabilità, Ue: legge viola il patto Ed è scontro tra Renzi e Barroso

Stabilità, Ue: legge viola il patto  Ed è scontro tra Renzi e Barroso

L’Ue chiede garanzie all’Italia, e le chiede entro ventiquattr’ore. La manovra viola il Patto di Stabilità: è arrivato questa mattina il parere della Commissione europea sulla legge di bilancio presentata dal Governo. E in una lettera, spedita dal commissario europeo per gli affari economici Jyrki Katainen e arrivata questa mattina sul tavolo del ministro Padoan, Bruxelles non nasconde il proprio disappunto.

Sforamento dei conti. Così come presentata, la legge finanziaria sarebbe finanziata in deficit per 11,5 miliardi, portando il rapporto deficit/PIL al 2,9% rispetto al 2,2% tendenziale. Troppo per la Commissione, che nella lettera bacchetta l’Italia per “il rinvio del pareggio di bilancio al 2017”, che avrebbe l’effetto di “rallentare la riduzione del rapporto debito-PIL nei prossimi anni” e al contempo “violare i requisiti del patto di stabilità e crescita”. Sotto la lente d’ingrandimento anche il percorso di avvicinamento agli obiettivi di bilancio a medio termine, da cui l’Italia, secondo Katainen, “intende discostarsi in maniera significativa”. Tanti punti interrogativi, su cui la Commissione chiede chiarezza. Entro domani. Anzitutto per capire “le ragioni per cui l’Italia ha intenzione di non rispettare il Patto” e le modalità con cui “il Governo potrebbe garantire gli obblighi di politica finanziaria”.

Mef: “pronti a dialogare”. Immediata la risposta del Ministero dell’Economia, che in una nota si dice pronto a collaborare con la Commissione: “Gli uffici tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono già in contatto con la direzione ECFIN a Bruxelles, così come il Governo italiano è in contatto con la Commissione europea. Il Governo italiano risponderà alla richiesta di chiarimento entro domani”.

Barroso: “lettera da non pubblicare”. Non è piaciuta al presidente della Commissione Ue la scelta dell’esecutivo di pubblicare la lettera: “è stata una decisione unilaterale del governo italiano, la Commissione non era favorevole perché siamo in una fase di negoziati e consultazioni con diversi governi e sono consultazioni tecniche, che è meglio avere in un ambiente confidenziale” ha sottolineato Barroso. “La lettera è stata redatta perchè abbiamo l’obbligo legale di comunicare ai governi quando ci sono dubbi relativi alla conformità con le regole: questo abbiamo fatto, questo ha fatto il commissario Katainen col mio pieno sostegno e con quello del nuovo presidente Juncker”. Nessuna chiusura all’Italia quindi: “personalmente sono per l’applicazione delle regole con il massimo possibile di flessibilità. Se ci si vuole mettere gli uni contro gli altri ci perdiamo tutti e non si crea fiducia che è invece essenziale per la crescita” ha ribadito Barroso.

Renzi: “stop a comunicazioni segrete”. Non si è fatta attendere la replica di Renzi. Nel pomeriggio il premier si è detto “stupito che Barroso si sia sorpreso per la pubblicazione della lettera che era già stata anticipata dal Financial Times”. “È finito il tempo delle lettere segrete, è il momento della trasparenza”. Sul parere negativo della Commissione il primo ministro non sembra preoccupato: “Rispetto al merito credo che non ci siano grandi problemi. Si sta parlando di uno o due miliardi, che con un paese che dà ogni anno 20 miliardi all’Europa è un piccolissimo sforzo”. Poi la rassicurazione, a metà tra un appello agli italiani e una battuta sarcastica nei confronti dell’Ue: “Non c’è da preoccuparsi, non sarà certo una piccola discussione sui decimali e le virgole a bloccare il percorso di cambiamento del nostro paese”.

Napolitano: “Europa pensi alla crescita”. Sulla questione si è soffermato questa mattina il Presidente della Repubblica: “L’Unione europea deve imboccare la strada di politiche decisamente orientate alla crescita, a tutta la Ue unita perché tutta accusa colpi di stagnazione se non di deflazione, nonostante le indubbie differenze”. Un cambio di passo che spetta anche all’Italia: “Non possiamo restare prigionieri di paralisi e di impedimenti, occorre varare cambiamenti importanti”, il monito di Napolitano, che poi aggiunge: “Si sta diffondendo un senso di insofferenza, di fastidio per il trascinarsi di vecchi assetti strutturali e di potere, per cui non bisogna fermarsi per strada ma proseguire con le riforme”.

 Eurostat: record debito italiano. Non bastasse il richiamo da Bruxelles, in mattinata sono stati diffusi da Eurostat i dati relativi al secondo trimestre. Il debito pubblico italiano è cresciuto del 3,1% rispetto ai primi tre mesi del 2014, toccando la cifra record del 133,8%, pari a 2.168.855 milioni di euro. Nel confronto con gli altri 28 paesi dell’Ue, l’Italia è la pecora nera, seguita da Portogallo (129,4%) e Irlanda (116,7%).

Share

Leave a Reply