La provocazione di Bellocchio: Più film, meno spettatori

La provocazione di Bellocchio: Più film, meno spettatori
Il suo cinema è stato sempre controcorrente, i suoi film hanno provocato spesso aspri dibattiti e critiche. Stiamo parlando di Marco Bellocchio, 75 anni, uno dei più importanti e significativi cineasti degli ultimi 50 anni. Il suo primo film, “I pugni in tasca”, metteva addirittura in discussione la sacralità della famiglia. Il regista piacentino è al Festival Internazionale del Film di Roma in quanto insieme a Paolo Virzì ed Ettore Scola è il protagonista del documentario “Prima del film” di Mario Sesti e Marco Chiarini proiettato al Maxxi. “La situazione in Italia è di emergenza e personalmente non mi sento di accusare nessuno, né parlare per slogan – dice Bellocchio  prima di entrare nella sala gremitissima per assistere alla proiezione e incontrare successivamente il pubblico – è chiaro che per noi cineasti è una situazione estremamente contraddittoria: da una parte è facilissimo fare i film, nel senso che possono costare assai poco. Dall’altra, la gente va sempre meno al cinema a prescindere da cosa si passa. Io, romanticamente, credo che un regista debba fare quello che gli viene in mente e sperare che piaccia. Sulla situazione attuale – aggiunge Bellocchio – non ho preconcetti né idee che possano rivoluzionare l’attuale sistema e credo che oggi la situazione sia totalmente diversa da quando ho iniziato io”. Secondo il regista di “Bella addormentata” la crisi non deve comunque essere una giustificazione per gli artisti. “La motivazione prescinde dalla forma, dal web, dalla tv, dal cinema – spiega – l’importante è immaginare storie interessanti. Il cinema è un lavoro di gruppo, per questo io che sono tecnologicamente quasi analfabeta ho scelto giovani che mi aiutano a fare film”. “Prima del film” rivela un aspetto inedito di Bellocchio e degli altri due grandi cineasti, Paolo Virzì ed Ettore Scola. Tutti e tre ricorrono al disegno per preparare i loro film. A differenza dei colleghi, Bellocchio ha iniziato come pittore e la sua professione ha influito nelle scelte artistiche successive. Paolo Virzì ha una cultura più legata ai ritratti e alle caricature che, si vede nel documentario di Sesti e Chiarini, conserva gelosamente dentro alcune cartelline. Ettore Scola, come ha raccontato egli stesso nel suo ultimo film “Che strano chiamarsi Federico”, ha lavorato come fumettista nello storico Marcaurelio nel quale ha mosso i primi passi anche Federico Fellini, di cui Scola fu grande amico.

 

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