La Filt Cgil mette sotto accusa Atac

La Filt Cgil mette sotto accusa Atac

Ecco le proposte del sindacato per fronteggiare la gravissima crisi economica dell’azienda di trasporto pubblico.

“Se effettivamente vogliamo voltare pagina sul trasporto pubblico locale, bisogna dare gambe alla proposta della Cgil: vogliamo che nasca un’unica azienda regionale che si occupi di trasporto e manutenzione, con dentro Ferrovie dello Stato, Cotral e Atac, capace di dare più servizio, migliorarlo ed anche rivedere il sistema degli appalti. Auspichiamo, quindi, che su questi temi possa aprirsi una discussione con le istituzioni”. E’ quanto ha detto  il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, intervenendo alla conferenza stampa sul Trasporto Pubblico Locale, promossa dalla Cgil e dalla Filt Cgil di Roma e Lazio. “Quello che non capiamo – ha aggiunto – è come mai, ora che le Ferrovie dello Stato hanno dato la loro disponibilità, non ci si affretti a realizzare un tavolo di confronto per chiudere la partita massimo in un anno”. L’analisi sul tpl presentata dal sindacato è per Di Berardino “una base di riferimento e di azione sindacale importante. È la dimostrazione pratica che non siamo solo un sindacato di protesta, ma di proposta, che vuole ridare forza alla contrattazione per risolvere i tanti problemi messi in evidenza. Vogliamo sapere dalle altre istituzioni locali, a partire dal Comune, se il tpl è una delle priorità oppure no”. Dal punto di vista della Cgil di Roma e Lazio, “per l’amministrazione Marino il tpl non è una priorità” e lo affermano sulla base di due provvedimenti: il taglio del costo del lavoro e delle corse in periferia. “Se si continua ancora ad aggredire il costo del lavoro, nonostante la crisi, significa che non si dà forza, riconoscimento, professionalità e valore alla risorsa umana, che diventa fondamentale e determinante per garantire la funzionalità del tpl – ha spiegato Di Berardino – Oltre al lavoro, il Comune e l’assessore ai Trasporti, Guido Improta, continuano a tagliare le corse in periferia, ridimensionando anche il servizio ai cittadini. Credo invece che dovremmo riaccendere i riflettori non solo sul Tridente e sui Fori, ma sulle periferie, dove vive la gente normale. E’ sbagliato pensare ad un aumento dei costi degli abbonamenti, abbiamo bisogno di una città inclusiva – ha concluso – e il tpl è fondamentale per rispondere a questa esigenza”.
Ecco le proposte di Filt Cgil in attesa del Piano di Atac
 
Ma vediamo nel dettaglio le proposte formulate nell’articolata conferenza stampa dalla Filt Cgil. Innanzitutto il sindacato chiede di ridefinire il rapporto tra sindacati e Atac, attraverso il rinnovo, dopo 7 anni, della rappresentanza aziendale e la costruzione di un nuovo accordo che preveda un “visibile ridimensionamento delle agibilità sindacali, eliminando il turno ad hoc degli attivisti” e, nel contempo, istituire un’azienda unica regionale del tpl, ad intero capitale pubblico, che riunisca trasporto su ferro e su gomma, capace di arrivare al 2019, data in cui scadrà il contratto di servizio, “nelle condizioni più appropriate in termini di efficienza, solidità e sostenibilità, per essere in grado di aggiudicarsi, senza dubbi né sorprese, la gara per l’affidamento del servizio”. A presentare le proposte della Filt  Alessandro Capitani, segretario generale di Roma e Lazio e Stefano Monticelli, anche lui della segreteria sindacale. Lo studio si divide in quattro capitoli: gli ultimi tre anni di storia dell’Atac, il confronto tra l’azienda di trasporto pubblico romano e quella milanese, l’Atm (“simili per dimensioni e per volume di ricavi”), le responsabilità di Atac e le proposte conclusive della Filt Cgil.
Non quadrano i conti su ricavi (+0,6%), costi (+2,8%) e debiti 8+7,8%)
Ripercorrendo la storia di Atac dal 2011 al 2013, “i ricavi hanno avuto un aumento debole, dello 0,6% a fronte di un aumento dei costi del 2,8% e dei debiti, cresciuti del 7,8% – ha spiegato Monticelli – a diminuire è invece il costo del lavoro, precisamente del 2,3%”, che tradotto in cifre significa circa mille euro all’anno per dipendente. Nel contempo, diminuisce il numero dei chilometri percorsi (-13,1 milioni) ma aumenta il costo del carburante e delle utenze (+15,1 mln). Costi che potrebbero essere abbattuti “adottando il ‘piano di azione per l’energia sostenibile di Roma Capitale’, approvato dal Consiglio comunale e mai applicato”. Nel 2013, infine, i ricavi da contratto di servizio sono scesi di 11,7 milioni di euro, “riduzione attribuibile tra l’altro ai 13 milioni di chilometri in meno sulle linee di superficie, la scarsezza di personale e di macchine disponibili e la mancanza dei pezzi di ricambio”.
Atac sconfitta dalla cugina milanese Atm che ha utili per 5 milioni di euro
In base ai dati elaborati dalla Filt Cgil, Atac esce dunque sconfitta dal confronto con Atm: “Il debito di Atm ammonta a poco meno di un terzo del totale del debito di Atac che è in perdita (-216 milioni) , mentre Atm è in utile per oltre 5 milioni di euro”. Dunque, per il sindacato, se Atac prendesse esempio da Atm e: “pur lasciando invariato l’attuale costo del lavoro, avesse la stessa percentuale (più bassa) di altri costi di Atm, avesse percorso tutti i chilometri previsti dal contratto di servizio, avesse chiesto qualche penalità in più ai fornitori (invece di zero euro), se avesse affrontato l’evasione tariffaria nello stesso identico modo di Atm, avesse avuto stessi introiti dalla pubblicità e se Atac avesse 30 dirigenti invece che 81, come Atm, avrebbe avuto i conti in equilibrio nel 2013, con un rapporto costi/ricavi con segno positivo: +5,1 mln”. Infine, tra le responsabilità che la Filt Cgil attribuisce ad Atac, c’è la mancata applicazione di alcuni punti concordati con il sindacato nei precedenti accordi, ovvero, “la polifunzionalità del personale, la revisione di tutti i turni, nuovi orari di lavoro su 18 e 24 ore e la riduzione del 15% del costo dei quadri e dirigenti” con relativa “assegnazione degli obiettivi”.
(Fonte: Redazione OmniRoma)
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