Isis, raid Usa a Kobane per allontanare le forze del Califfo

Isis, raid Usa a Kobane per allontanare le forze del Califfo

Prosegue l’assedio di Kobane, cittadina siriana al confine con la Turchia, da parte dei miliziani dell’Isis. Nelle ultime ore i raid della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno fatto indietreggiare la linea delle forze del Califfato, che solo ieri sventolavano le bandiere nere sulle colline della città. Dopo oltre tre settimane di combattimenti, i miliziani del Califfato erano riusciti ad entrare nella città, occupando tre quartieri nella zona Sud-Ovest, nonostante l’agguerrita resistenza dei curdi. Rami Abdel Rahman, il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, ha riferito che “i combattenti dello Stato islamico si sono ritirati la scorsa notte da diverse aree nell’est di Kobane e dai sobborghi sud-occidentali”. Resistono però nelle zone orientali della città e nei sobborgi meridionali. “Le loro retrovie sono state colpite nei raid, con vittime e danni ad almeno quattro dei loro veicoli” ha spiegato l’Osservatorio. Negli scontri si contano più di 400 morti tra le milizie dello Stato islamico e l’Unità di Difesa del Popolo curdo (Ypg). Secondo il presidente turco Erdogan i raid americani non si stanno rivelando utili e auspica un’operazione di terra, solamente così “il terrore avrà termine”. Piccata la risposta dell’amministrazione statunitense: stando a quanto riferito dal New York Times, che cita fonti vicine al presidente Obama, Erdogan sta solo “inventando scuse”. “C’è una crescente frustrazione verso la Turchia che indugia a intervenire per scongiurare un massacro a meno di un miglio dal proprio confine – ha detto un alto funzionario dell’amministrazione – dopo tutte le denunce sulla catastrofe umanitaria in Siria, si stanno inventando scuse per non agire e scongiurare un’altra catastrofe. Non è così che un alleato Nato si comporta quando scoppia l’inferno a breve distanza dal proprio confine”. E proprio in Turchia la situazione rischia di degenerare. La scorsa notte la minoranza curda della Mezzaluna ha protestato contro le autorità di Ankara per il mancato supporto ai curdi siriani a Kobane. Migliaia di persone si sono riversate in strada mettendo a ferro e fuoco sei città della Turchia, specie nella zona Sud-Est. Si contano almeno 14 morti negli scontri con l’esercito di Ankara. Anche l’Onu ha chiesto un intervento immediato auspicando un’azione concreta della comunità internazionale in difesa dei cittadini di Kobane. Secondo l’inviato delle Nazioni Unite in Siria Staffan de Mistura è necessario “agire subito”. “Il mondo – ha aggiunto – ha visto con i suoi occhi cosa accade quando una città in Siria o in Iraq è conquistata dall’Isis: massacri, tragedie umanitarie, stupri, violenza orribile. Kobane è sotto assedio da tre settimane. Ci sono 400 mila abitanti, sono tutti curdi e si difendono tutti con grande coraggio. Adesso però gli abitanti di Kobane sono molto vicini a non farcela più. Combattono con armi normali mentre l’Isis ha carri armati e mortai. La comunità internazionale li deve difendere perché non può sostenere che un’altra città cada nelle mani dell’Is. Ora serve un’azione concreta” conclude.

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