Jobs act, il Governo scivola al Senato

Jobs act, il Governo scivola al Senato
La battaglia sul cosiddetto Jobs Act, che Renzi vorrebbe veder approvato in tutta fretta, è iniziata prima del tempo. Al Senato, infatti, prima ancora dell’ufficialità sul voto di fiducia, per ben quattro volte è venuto a mancare il numero legale. Naturalmente a penalizzare l’azione della maggioranza il Movimento 5Stelle e Sel, che a norma di regolamento hanno chieste ed ottenuto con successo, la conta in Aula, profittando anche del fatto e delle assenze decisamente poco involontarie di alcuni esponenti del Pd e dell’Ncd, che, a diverso titolo hanno marcato con la non presenza in Aula, la loro distanza dal provvedimento del Governo. Si è trattato solo ed esclusivamente di un incidente di percorso, o meglio di quattro incidenti di percorso, che non sono entrati nel merito del provvedimento, ma hanno comunque bloccato la discussione generale dell’Aula. Ostruzionismo preventivo, che se proseguirà, porterà la Presidente della Camera ad usare l’arma della cosiddetta tagliola, che blocca l’iter degli interventi, passa la palla al Governo ed al conseguente voto di fiducia. Ma ieri, quanto alla posizione del Governo e di Renzi in particolare, si sono registrate un lunga serie di dichiarazioni, tra queste quella dell’Europarlamentare del Pd, ed ex segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, che sulla questione rompe un lungo silenzio e dice la sua nel corso della trasmissione Agorà su Rai 3: “Nel Partito democratico c’è una una dialettica trasparente, che mi permette di essere in disaccordo con Renzi. Se fossi in Parlamento chiederei al governo di non mettere la fiducia sul Jobs Act. Quando c’è un incontro tra sindacati e governo è normale ci sia cautela. L’anomalia è nell’incontro: se il governo decide di mettere la fiducia, cosa incontra a fare i sindacati? Credo infatti che l’incontro abbia riguardato altri temi”. Durissima, sempre nel Pd, la posizione espressa da Pippo Civati, leader ormai con un piede quasi fuori dal partito, che chiede aiuto al Capo dello Stato e chiede che quest’ultimo richiami il Presidente del Consiglio:  “Signor Presidente- scrive in una lettera aperta Civati- la fiducia sul Jobs act perpetra una prassi deprecabile su una materia delicata. Non mancherebbe di produrre effetto un Suo richiamo a un maggiore rispetto di ruoli e prerogative istituzionali e al corretto uso degli strumenti normativi”. 

E si trasforma in un ultimatum la posizione della Lega, con l’avvertimento del Segretario sempre più barricadero, Matteo Salvini che minaccia politicamente il partito di Silvio Berlusconi: “Se Forza Italia votasse la fiducia”sulla delega sul lavoro il centrodestra non esisterebbe. Non è una fiducia ad un decreto, ma al governo. Un solo voto da parte di Forza Italia sarebbe un problema nel dialogo con la Lega Nord”.
Marino Marini
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