Il Jobs act al Senato, aperture sul reintegro. FI voterà no

Il Jobs act al Senato, aperture sul reintegro. FI voterà no

Dopo la scontata vittoria della maggioranza di Renzi nella direzione nazionale del Pd, la minoranza che sembrava uscire divisa si compatta e si prepara alla battaglia in Senato. Infatti gli emendamenti presentati la settimana scorsa sulla delega per il lavoro, restano intatti.

Il segretario ha promesso un’apertura sui licenziamenti discriminatori e disciplinari, per i quali sarebbe previsto il reintegro. Dunque il testo dovrebbe lasciare al lavoratore licenziato per motivi disciplinari il diritto di essere riassunto nel momento in cui il giudice disponga che l’allontanamento dal lavoro sia avvenuto per ingiusta causa. Ora visto che i licenziamenti discriminatori sono vietati per costituzione, quelli per motivo economico restano gli unici risarcibili solo con indennizzo da parte dell’imprenditore, come stabilito dalla riforma del governo Monti. Se così fosse la montagna partorirebbe un topolino. La riforma epocale non ci sarebbe più. Infatti Brunetta per conto di Forza Italia batte i pugni sul tavolo e avverte: “Questa riforma se viene fuori così non la votiamo”. La lega si asterrà, che al Senato vale come votare contrario. Resta solo la maggioranza che però nella camera alta conta solo una decina di senatori in più. Vedremo come finirà tra qualche giorno.

Intanto il Jobs Act prosegue oggi il proprio cammino in aula al Senato. Sul provvedimento – che il presidente del Consiglio vorrebbe veder approvato a in prima lettura – il governo potrebbe mettere la fiducia, anche per riallineare le resistenze della minoranza Pd.

“Credo che alla fine la legge delega sulla riforma del mercato del lavoro passerà senza terremoti”. È ottimista il senatore di Scelta Civica, Pietro Ichino sull’iter parlamentare del Jobs act. In un’intervista a Radio Città Futura, il giuslavorista afferma: “Valuto come un fatto positivo quanto deciso dalla direzione Pd, anche se avrei preferito maggiore precisione sul punto relativo ai licenziamenti per motivi disciplinari. Ma credo che ci sia ampio spazio nella discussione parlamentare per precisare e mantenere il disegno di legge nella direzione in cui si muove, ovvero voltare pagina rispetto al vecchio regime di job property”.

“Se davvero l’art.18 non viene abolito non si capisce di cosa stiamo parlando da una settimana”. Lo ha detto, Pippo Civati, deputato del Partito democratico, intervenendo ad Agorà. “Abbiamo fatto una discussione partendo dal fatto che Renzi voleva abolire l’art 18 e invece poi non è stato abolito. Siamo tornati sulla riforma fatta due anni fa dalla Fornero, cambiando qualcosa. Se cerchiamo di capire cosa si cambia ma soprattutto se questo non penalizza nessuno, va bene”.

Il dibattito in aula al Senato continua a spron battuto, il premier vuole chiudere entro l’otto. Intanto il decreto che contiene le misure per il contrasto della violenza e dei disordini dentro e fuori gli stati, approda oggi in aula alla Camera, che discute anche la delega al governo per la riforma del codice della strada.

Francesco Mancuso

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