Hollande: Pagheremo quando possiamo. Padoan scopre il fiscal compact

Hollande: Pagheremo quando possiamo. Padoan scopre il fiscal compact

Francois Hollande non ne può più. E sempre sotto tiro, l’ultima che gli è capitata riguarda il debito pubblico record, oltre due miliardi di euro proprio mentre dalla “amica” Germania gli viene ricordato che deve rientrare nei ranghi, deve pagare il conto alla politica di austerità. E si ribella, rifiuta di adottare nuovi tagli all’economia. Il ministro delle Finanaze, Sapin dice: “Adattiamo il passo di riduzione del disavanzo alla situazione economica del Paese” e aveva annunciato che il debito francese si sarebbe attestato nell’anno in corso al 4,4% del Pil, un più 0,2 rispetto a quello dello scorso anno. Se ne riparla nel 2017. Il pareggio nel 2019.

L’Italia rinvia il pareggio  al 2017

Il ministro Padoan prende la palla al balzo e scopre, ci si scusi il bisticcio di parole, che la vera palla, un calcio di rigore,  è il fiscal compact. Dopo le interminabili discussioni, scontri, offese, sull’articolo 18, l’ombelico della rivoluzione mondiale per Renzi &c l’Italia con Padoan invoca “circostanze eccezionali” e rinvia al 2017 il pareggio di bilancio. La circostanza eccezionale è data dal Pil che che quest’anno scenderà dello 0,3%. E l’asticella deficit–Pil si alza, dal dichiarato 2,6% al 3, pari pari, se va bene. Sul pareggio di bilancio strutturale, voluto dal Fiscal compact, sul quale il ministro dell’economia aveva chiesto flessibilità si va allo sfondamento, dopo il rinvio al 2016 ora si guarda al 2017, se va bene.

Modello tedesco per il lavoro in cambio in cambio di flessibilità

Si dovrà trattare con l’Europa e si parla di un possibile scambio fra pareggio di bilancio, come vuole la Germania e un patto del lavoro alla tedesca. Tutto ciò mentre al Senato si apre la battaglia, così pare, sul jobs act. Non stiamo bene noi, dove addirittura lo scontro è nel più forte partito, il Pd, le divisioni non si sono placate dopo la direzione “bulgara”, perché un folto gruppo di senatori della sinistra mantiene  ferma la contrarietà all’abolizione dell’articolo 18. Non sta bene Hollande, non solo del punto di vista politico. Non gliene va una dritta, tutte storte.

Lo leggo dopo

Per chi ci crede  potrebbe pensare ad una sorta di malocchio. Non bastavano gli impicci amorosi, ex moglie, ex compagna, nuova compagna, libri che illustrano le qualità amatorie del presidente, la cacciata dal governo dei ministri della sinistra del Partito socialista, i tracolli nei sondaggi, nelle elezioni vere, ancora più grave la perdita della maggioranza al Senato. La perdita di alcuni seggi alla Camera alta provoca l’aumento dei seggi della destra al Senato . L’Ump  e alleati hanno ora 189 seggi contro i 157 della coalizione di sinistra. Non solo, il Fronte nazionale, leggi Le Pen, conquista per la prima volta due seggi. Non bastava. A dare una mazzata molto pesante arriva la notizia  del record del debito pubblico.  Sarà bene ricordare che la Francia ha ottenuto dalla Commissione europea il via libera di poter superare il limite del rapporto deficit –Pil, sforando il 3%.Anche per questo anno non  rispetterà i paletti del Patto di stabilità, Richiesta in tal senso è stata fatta dal neo ministro dell’economia,Pierre Moscovici, con un rientro nei parametri Ue nel 2017  prima delle elezioni presidenziali.

 Il ministro dell’economia francese: “ Basta con l’austerità”

E l’austerità si è fatta sentire. Sul versante della spesa pubblica, l’amministrazione statale ha risparmiato nel trimestre 3.9 miliardi per interventi di sostegno sociale, altri 3 miliardi in meno per il sostegno degli ammortizzatori sociali per i lavoratori usciti dal mercato del lavoro, mentre l’amministrazione pubblica ha risparmiato 1.6 miliardi di euro. Il ministro del Tesoro illustra la politica del governo, parla di  “un assestamento della finanza pubblica attraverso il suo programma economico e su una strategia di crescita, mediante il nuovo Patto di responsabilità, che, insieme, permettono la riduzione del debito pubblico. “Nessun ulteriore sforzo-conclude- sarà richiesto alla Francia, perché il governo – assumendosi la responsabilità di bilancio di rimettere sulla giusta strada il paese – respinge l’austerità”. La Francia non è lontana, anzi è vicina. Ne prenda nota Renzi.

Alessandro Cardulli

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