Gustavo Piga smonta la manovra di Renzi: avrà un esito recessivo

Gustavo Piga smonta la manovra di Renzi: avrà un esito recessivo

Renzi contro tutti, o quasi visto che gli imprenditori per bocca del loro presidente dicono che si realizza il loro sogno. I nemici sono ,per ordine di intensità di attacchi: la Cgil, i sindacati in genere,  i lavoratori che scioperano e manifestano gli intellettuali, i professoroni che fanno tanti convegni e mangiano tartine, i magistrati, i presidenti delle  Regioni, i sindaci, i burocrati in generale, i pensionati cui nega i miseri ottanta euro che farebbero comunque loro comodo. Per non parlare dei “ gufi” che volteggiano nel suo partito, di quei parlamentari del Pd che si permettono di usare la loro testa. E forse scordiamo qualcuno. Un segno di forza? Al contrario. Diceva Mussolini: molti nemici, molto onore. E vediamo come è finita. Renzi , rilanciato dalla gran cassa mediatica parla del più grande taglio delle tasse della storia dell’uomo e di questo si fa scudo nella sua guerra contro il mondo. Ma le parole sono niente di fronte ai numeri e l’economia di questi è fatta, anche se i consulenti del premier non lo sanno, non brillano per scienza. Anzi.

Il vero deficit per il 2015 sarà del 3,4% di Pil

Gli fa le pulci, analisi complesse,rigorose dei contenuti della manovra, della legge di stabilità il professor Gustavo Piga, ordinario di economia politica a Tor Vergata che continua a battersi contro l’austerità per riscrivere l’articolo 81 della Costituzione  e rivedere radicalmente il fiscal compact ,conclude la nostra intervista  affermando : “Tra pochi mesi saremo qui a chiederci come mai il PIL continua a crollare malgrado ci sia stato il più grande taglio delle tasse della storia dell’uomo ( vedi Renzi). Che avrà un esito recessivo”. Renzi  strilla perché avverte che  nel Paese sta montando la protesta, cresce un  movimento popolare, dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro, dai territori che avrà un primo grande momento di raccolta nella manifestazione della Cgil , “ Lavoro, dignità, uguaglianza”, sabato 25 Piazza San Giovanni, Roma.

Gustavo Piga smonta gli ottimismi di Renzi, mette a nudo i trucchi contabili. Esaminando la nota di aggiornamento al Documento di economia e Finanza si scopre che” il vero deficit italiano per il 2015 non è il 2,9 annunciato da Padoan, ma un vero e proprio 3,4% di Pil. L’Italia ha sforato  lo 0, 5 di deficit su Pil senza riceverne alcun beneficio reale.” E si chiede: “ Non sarebbe stato meglio, infinitamente  meglio consentire lo stesso sforamento ma facendo sentire ai cittadini italiani il maggior benessere economico che avrebbe potuto generare con quelle risorse aggiuntive? Non sarebbe stato meglio battersi( per l’Italia) e consentire ( per il resto d’Europa uno 0,5% di investimenti pubblici in più così da aiutare la piccole impresa, l’occupazione, mettendo in sicurezza il territorio di tante Genova d’Italia)?

Gli undici miliardi che non ci sono

Poi entra nel merito delle affermazioni di Renzi sulla manovra che aumenterebbe il deficit di 11 miliardi. “ Il deficit- afferma- il prof. Piga si riduce non aumenta. Non è questione da poco, anche perché dicendo che aumenta sembra che abbiamo ottenuto una grande vittoria sull’Europa. Una piccola vittoria l’abbiamo ottenuta nel senso che il deficit sì diminuisce, ma di meno di quanto inizialmente previsto. “ Lo interrompiamo: ma come fa Renzi a dire che il deficit aumenta di 11 miliardi, che si tratta di scelte espansive per l’economia? “ Un vecchio trucchetto della politica. Ma andiamo per ordine. Che il deficit diminuisca, in valore sia assoluto che percentuale di PIL non lo dico io: lo dice la Nota di Aggiornamento del DEF .inviata in Europa (e ancora da scrutinare da parte della Commissione europea). Il deficit 2014 si chiude al 3% di PIL e con un valore di circa 48,8 miliardi di euro, quello del 2015 di Renzi è programmato chiudersi – ha deciso il Governo – al 2,9% di PIL, 47,7 miliardi. 1 miliardo in meno, altro che 11 in più. Gli 11 miliardi  escono dal valore “tendenziale” del deficit 2015, che il Governo ha stimato al 2,2% di PIL. Siccome il deficit come abbiamo detto nel 2015 sarà del 2,9% di PIL, la differenza, 0,7% di PIL sono circa 11 miliardi.” “ Il tendenziale  prosegue-non ha significato economico, è il mondo come sarebbe stato se non fosse che non è stato. Un gioco di parole” Ma se le entrate sono circa 25  e non 36 miliardi quali uscite vanno a finanziare? “ Il conto- risponde Piga – deve tornare- se le risorse sono 25 miliardi, gli impieghi ( le uscite ) devono essere 25 miliardi per il 2015”

 La  crescita nel 2015 sarà pari allo 0%

Conti su conti, numero per numero nell’esame al microscopio di Gustavo Piga. Conclusione: “ La crescita al 2015 sarà allo 0% dallo 0,5% promesso da Padoan. Quarto anno di recessione consecutiva e debito su PIL che continua a marciare verso l’alto. Fate voi”. Prosegue il professore: “ Ma la recessione ci sarà perché malgrado tutti gli appelli di Renzi a Confindustria, gli imprenditori non investiranno quanto vorrebbe il Premier. E non lo faranno per colpa di quello che il Premier ha scritto, sotto dettatura europea: e cioè che anche se il deficit italiano resta al 3% di PIL oggi, scenderà al 2 e poi all’1 e poi allo zero, in tre anni. Lasciate stare che sia vero o meno: l’ha scritto. A forza di annunci recessivi di maggiori tasse o minori investimenti pubblici, richiesti dal Fiscal Compact, crolla l’economia italiana, che non ascolta i richiami all’ordine del Premier, e con essa la speranza di un’Europa diversa”

Il premier aveva due opzioni: ha scelto di non fare né spending, né investimenti

 Ma secondo lei  il premier cosa avrebbe dovuto fare? “Renzi aveva due opzioni soltanto: o a primavera di quest’anno far partire sul serio la spending, e con 15 miliardi di tagli di veri sprechi (manovra non recessiva in questo caso) finanziare maggiori investimenti pubblici – unica vera leva per far ripartire occupazione e produzione – senza muoversi dal deficit del 3% di PIL ed abbattendo il rapporto debito PIL; o, preso atto della sua incapacità di fare la spending in tempo, come è stato, effettuare investimenti pubblici per 1% di PIL, 16 miliardi, portando il deficit al 4% di PIL ma riuscendo comunque ad abbattere il debito sul PIL grazie alla maggiore crescita di quest’ultimo e senza preoccuparsi di multe che nessun leader politico europeo avrebbe mai avuto il coraggio di comminare al fondatore Italia. No, Renzi non ha fatto nessuna delle due cose: ha scelto la via semplice di lasciare il deficit al 3% senza fare né spending né investimenti pubblici. Così che la disoccupazione possa crescere, il PIL crollare, il debito continuare nella sua salita. Che l’abbia fatto perché glielo ha chiesto l’Europa lo esonera solo in minima parte: l’Europa siamo noi, specie in questo semestre di Presidenza.

Share

Leave a Reply