Festival di Roma, omaggio per i Spandau Ballet

Festival di Roma, omaggio per i Spandau Ballet

Spesso nell’arte linguaggi apparentemente diversi hanno trovato punti d’incontro, sinergie comuni. E’ anche il caso tra il cinema e la musica, da sempre aspetto fondamentale per il commento sonoro di una pellicola. Su tutti ricordiamo l’opera straordinaria di musicisti come Nino Rota, John Williams, Ennio Morricone e Nicola Piovani. Al Festival del Cinema di Roma si ricordano e si tributano uno dei gruppi musicali più amati negli anni ’80: gli inglesi Spandau Ballet.

E’ arrivato nella Capitale George Hencken per presentare il documentario “Soul Boys of the Western World”, sulla repentina ascesa e il successivo declino della band inglese. I cinque artisti londinesi, leggermente appesantiti e con qualche capello in meno rispetto agli anni d’oro, hanno sfilato sul red carpet alle 19.30, mentre il film sarà distribuito il 21 e 22 ottobre in 150 cinema italiani.

L’ex bello del gruppo, il cantante Tony Hadley, oggi molto ingrassato, ricorda con piacere le varie tournee in Italia: “Qui abbiamo incontrato le fan più pazze del mondo, di tutte le età – racconta – e, anche se gli italiani ci hanno conosciuto relativamente tardi rispetto ad altri Paesi, siamo stati sempre molto amati. Speriamo che in tanti vengano di nuovo a sentirci in concerto a marzo, quando torneremo a esibirci in Italia”.

Nel film documentario, presentato oggi in gara nella sezione ‘Gala’ alle 20 in sala Petrassi, la regista racconta attraverso immagini inedite e altre di repertorio la storia di un gruppo di ragazzi della classe operaia di Londra che, in circa un decennio di attività (dal 1980 al 1989-90), è stata capace di creare un impero musicale. Tony Hadley (frontman e ‘idolo’ delle teenager anni ’80), Gary Kemp (paroliere e ‘proprietario’ dei testi e dei diritti Siae del gruppo), il fratello Martin Kemp, Steve Norman e John Keeble vengono raccontati in un affresco che descrive un’epoca e che oggi appare lontanissimo. “Allora i ragazzi che cercavano una propria identità si dedicavano alla musica pop o alla moda – spiega Gary Kemp durante la conferenza stampa romanma -. Ora la trovano attraverso il proprio profilo sui social network. Noi pensavamo di vivere nel futuro – aggiunge – pensavamo di esplorare il mito. Oggi è diverso… Tutto si trova nei telefonini”.

“Oggi tutto èaccessibile – gli fa eco la regista George Henckel – tutto si trova sul web, su YouTube. Allora era diverso, pensate che all’inizio neppure permettevano alla Major di assistere alle esibizioni nei locali. Per fare questo documentario – aggiunge – ho visionato circa 300 ore di filmati. Fare un film con materiale d’archivio è come fare una caccia al tesoro: non sai mai cosa ti aspetta e cosa puoi trovare”.

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