Consulta, continua l’impasse: diciassettesima fumata nera

Consulta, continua l’impasse: diciassettesima fumata nera

Fumata nera per l’elezione di due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune. Nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell’Assemblea, pari a 570 voti. Luciano Violante ha incassato 506 voti per la Corte costituzionale. Ignazio Caramazza ne ha ricevuti 422. Settantanove i consensi arrivati a Donato Bruno; altri 18 voti sono andati a Lorenza Carlassare. Servirà, dunque, una nuova votazione.

Il presidente dei deputati di Fi, Renato Brunetta, ha chiesto la verifica dei titoli di Luciano Violante per andare alla Consulta durante la riunione dei capigruppo a Montecitorio.

Dunque le tensioni bipartisan, che finora hanno portato a quella che sarà la diciottesima votazione, non sono affatto risolte, i veti incrociati e i franchi tiratori che si annidano nel voto segreto continuano con indifferenza la loro partita. Non si trova un accordo e questo dipende in gran parte dalla confusione politica che sta attraversando i due schieramenti principali. Da un lato ci sono i democratici e il dibattito interno sul Jobs act, dall’altro la maretta in Forza Italia, con un pezzo del partito che fa capo a Raffaele Fitto in agitazione, dopo lo scontro con Berlusconi della scorsa settimana. Inoltre Forza Italia non riesce a far digerire alla Lega il proprio candidato visto che il Carroccio è stato tenuto fuori dai giochi quando si è trattato di eleggere i membri laici del Csm e che ancora è aperta la partita delle alleanze alle elezioni regionali. Dall’altra parte dopo questa votazione la candidatura di Violante, sponsorizzato dal Capo dello Stato, sembra aver esaurito la sua carica, e anche Sel vorrebbe un candidato diverso. Sulla stessa linea il M5S che tratterebbe solo su nomi diversi da quelli presentati finora: “Sconcerta – ha affermato Danilo Tuminelli- il silenzio del Pd su Violante. Dicono che quel partito sia percorso da tante correnti. Ce ne fosse però una onesta che, in uno slancio di dignità, urli: ‘Basta! Ora votiamo un nome giusto per la Corte”.

Intanto le votazioni fallite sulla consulta iniziano a spazientire anche il Premier che le vede come un intralcio ai lavori del Parlamento, primo fra tutti il Jobs Act, ma anche per le riforme costituzionali e giudiziaria. Ora Renzi potrebbe intervenire sulla impasse parlamentare a muso duro. Intanto la prossima votazione sarà la diciottesima, speriamo che la maggiore età porti consiglio.

Francesco Mancuso

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