Consulta, 524 schede bianche: c’è la 18ma fumata nera

Consulta, 524 schede bianche: c’è la 18ma fumata nera

Nuova fumata nera per l’elezione dei due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune. Nessuno ha raggiunto il quorum di 570 voti, viste le numerose schede bianche, ben 524. Il problema è che a fronte del candidato dei democratici, che continua ad essere Luciano Violante, gli azzurri stentano a trovare un proprio rappresentante da proporre per il voto. Dopo le bocciature e il ritiro di Antonio Catricalà, prima, e di Ignazio Caramazza, poi, il partito di Silvio Berlusconi non ha ancora individuato un nuovo nome da proporre alla controparte, anche per le divisioni interne tra chi spinge per Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali della camera, e chi preferirebbe il costituzionalista Giovanni Guzzetta, come il capogruppo alla Camera Renato Brunetta.
Neppure la 18esima votazione ha dato esito positivo e nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell’Assemblea. Servirà, quindi, una nuova votazione, la diciannovesima. Con tutta probabilità avverrà già domani. Analogo nulla di fatto per l’elezione del membro ‘laico’ al Csm.

Durante la votazione sono spuntati tra i banchi “santini” elettorali. “Per il bene del Senato, vota e fai votare Piero Grasso alla Corte Costituzionale”: è il manifestino che i parlamentari della Lega hanno fatto stampare e distribuito come provocazione contro il presidente del Senato.

Il presidente del Senato Pietro Grasso è risultato tra i più votati dal Parlamento in seduta comune per la Corte costituzionale. Grasso ha riportato 90 voti: preferenze arrivate oltre che dalla Lega anche dal Movimento5Stelle. Gli altri voti: Donato Bruno con 27, Lorenza Carlassare con 22, Luciano Violante con 16 e Michele Ainis con 11. Le schede bianche sono state 524, 37 le nulle. 36 i voti dispersi.

Non sarà felice il presidente della Repubblica, dopo l’annuncio di maggioranza e Fi. Giorgio Napolitano aveva più volte ammonito i parlamentari sulla mancata votazione dei membri della Consulta: “Sono preoccupato”, aveva detto dopo la diciassettesima fumata nera.

Altra protesta quella dei grillini, che durante la ‘chiama’ si sono quasi tutti soffermati per qualche minuto nella cabina di voto, per un tempo decisamente maggiore a quello impiegato a votare da tutti gli altri parlamentari. Qualcuno li ha anche accusati di aver spezzato qualche matita per far perdere tempo.

Ma la situazione di stallo istituzionale che può sembrare così unica nelle democrazie moderne ha, invece, spesso caratterizzato la storia politica del nostro Paese. Il caso più eclatante risale al 1995 quando per eleggere il successore di Vincenzo Caianiello, Annibale Marini, ci sono voluti 623 giorni, da ottobre 1995 a luglio 1997. Vacatio record anche tra il 2007 e 2008, con 536 giorni e ventidue votazioni per riuscire ad eleggere Giuseppe Frigo, e tra il 2000 e il 2002, con 519 giorni di stallo e venti votazioni per arrivare alla fumata bianca su Romano Vaccarella e Ugo De Siervo. E l’elenco può continuare: oltre un anno per eleggere Cesare Mirabelli e Francesco Guizzi nel 1991, Carlo Mezzanotte e Valerio Onida nel 1996.

Anche allora, come oggi, si è assistito a ripetute fumate nere, candidature lanciate e poi ritirate, trattative tra i partiti, accordi disattesi, franchi tiratori in azione e pressing del Capo dello Stato. La classe politica cambia, si aggiorna, usa Twitter e Sms, ma le “buone” abitudini nel Belpaese non si perdono mai.

 

Francesco Mancuso

Share

Leave a Reply