Caso Cucchi, un testimone: “Picchiato prima dell’udienza di convalida”

Caso Cucchi, un testimone: “Picchiato prima dell’udienza di convalida”

Stefano Cucchi, il 31enne arrestato per droga il 16 ottobre del 2009 e deceduto dopo sei giorni al Sandro Pertini di Roma, ospedale presso il quale era ricoverato, fu vittima di un pestaggio prima del suo ingresso in aula per la convalida del fermo. A sostenerlo, è l’avvocato Maria Tiso, testimone si trovava per caso quella mattina nel corridoio che conduce all’aula 17 del palazzo di giustizia. Secondola testimone, del tutto inedita, e di cui la parte civile ha chiesto l’acquisizione nel processo, il giovane geometra “era in condizioni tali da far pensare a un pestaggio subito”. La ricostruzione è in netto contrasto con quella del sostituto procuratore generale Mario Remus, che invece sostiene che il pestaggio di Cucchi sia avvenuto dopo l’udienza di convalida. “Ero in attesa di una collega – si legge nella lettera dell’avvocato Tiso al legale Anselmi – quando notai l’arrivo di un giovane in stato di arresto, di corporatura esile, con il volto, e in particolare gli occhi, estremamente arrossato e gonfio, come recante delle tumefazioni. Era come se sotto gli occhi avesse quelle che in gergo comune sono individuate come ‘borse’ gonfie e di un colore tendente al violaceo. Aveva un’aria di sicuro molto ‘provata’ – prosegue la penalista – mentre si dirigeva abbastanza lentamente verso l’aula di udienza, mostrava difficoltà nel camminare; appariva come irrigidito nella coordinazione della deambulazione e se non ricordo male, non sollevava del tutto i piedi da terra ma sembrava trascinarli in avanti ad ogni passo”.

”Stefano Cucchi è morto di dolore perché il suo cuore non ha più retto. Un dolore costante e crescente dovuto a un pestaggio, non premeditato ma d’impeto, avvenuto sei giorni prima in una cella di sicurezza del tribunale poco prima del suo ingresso in aula per la convalida dell’arresto – ha detto il legale Anselmo – E’ morto di tortura e senza che nessuno (tra i medici che lo hanno avuto in cura, i consulenti del pm e i periti della corte d’assise) abbia accertato la causa esatta del decesso. Le lesioni riportate da Cucchi alla schiena, e negate dai medici con superficialità, non erano di per sé mortali ma sostenere che lui non sia deceduto per quelle lesioni legate al pestaggio è pura ipocrisia. Senza quel pestaggio, non sarebbe morto” ha affermato l’avvocato davanti alla corte d’assise d’appello cui ha chiesto di rinnovare il dibattimento con una nuova perizia perché quella recepita in primo grado presenta ”evidenti contraddizioni logiche, di metodo e di valutazione”. In primo grado erano stati condannati 5 medici, più un sesto per falso in atto pubblico, e assolti tre infermieri e tre agenti della Penitenziaria.

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