Bright: la notte dei ricercatori in Toscana

Bright: la notte dei ricercatori in Toscana

“Milioni di libri non servono a niente, se servono solo a nutrire una mente che mente.” Questo verso di “Arrivederci Tristezza”, canzone del cantautore calabrese Dario Brunori, prima di risuonare sul palco di Piazza del Campo, a Siena, nella notte dei ricercatori del 26 settembre 2014, ha ben consigliato la mente sincera e colta del Magnifico Rettore dell’Università di Siena, ovviamente presente all’evento. Chiamato a dire la sua sull’importante notte dedicata ai ricercatori, il professor Angelo Riccaboni ha infatti risposto con poche parole significative e in apparente controtendenza con il suo ruolo istituzionale: “Meglio un commercialista in meno e un Brunori in più.” Già, perché Dario Brunori, voce e chitarra della Brunori Sas, si è laureato in Economia all’università di Siena, ma ha pensato bene di assecondare il suo ormai noto talento creativo da cantautore. Niente di più giusto, soprattutto se l’estro musicale può canalizzare l’attenzione anche su chi ha deciso di coltivare un altro talento, quello da ricercatore al servizio della cultura e della scienza.

I ricercatori si sono riversati nei capoluoghi toscani, il 26 settembre, dal pomeriggio fino a tarda notte, per intrattenere bambini, studenti, adulti e famiglie, giovani e meno giovani con la formula del gioco e della divulgazione scientifica. Il tema dell’evento è stato: “La ricerca ha senso”, e il suo compito quello di ricordare a tutti che un Paese come il nostro, il Bel Paese dell’immaginario comune, non può rinunciare a investire su scienza, tecnologia e cultura. Così, i ricercatori hanno messo in strada e soprattutto raccontato le loro attività quotidiane a chi ha avuto voglia di toccarle, ascoltarle, vederle, odorarle e perfino gustarle da vicino. La ricerca va toccata, ascoltata, vista, odorata e perfino gustata da chiunque, affinché si possa abbattere quel muro che rende paurosamente estranei gli addetti ai lavori dai non addetti ai lavori. Altrimenti, parafrasando Brunori, le nostre menti continueranno ad adagiarsi sugli allori appassiti e a mentire sulle reali esigenze del Bel Paese. Piazza del Campo, da questo punto di vista, ha frantumato il muro dell’estraneità e tutti i presenti hanno potuto sentirsi partecipi e coinvolti, come dovrebbe sempre essere, nel difficile ma appassionante mondo della ricerca scientifica. L’evento è stato anche l’occasione per sostenere e dare spazio al progetto di candidatura di Siena a Capitale europea della Cultura 2019. Tale riconoscimento darebbe alla città toscana la possibilità di mettere in mostra a livello internazionale le proprie attività culturali, e farebbe riecheggiare, nelle talentuose menti italiane, l’idea di poter trasformare la conclamata fuga di cervelli in viaggi di piacere, per dare sfoggio dell’eccellenza italiana all’estero.

L’esperienza multi-sensoriale ha coinvolto anche il concerto serale della Brunori Sas, preceduto dal Coro mani bianche della scuola popolare di musica di Testaccio. I ragazzi di questo coro hanno “cantato” alcune canzoni (una insieme allo stesso Brunori) con il loro linguaggio poetico dei segni, disegnando nell’aria, a tempo di musica, le parole dei testi effettivamente cantate da un altro coro di ragazzi. Per concludere, la notte dei ricercatori in Toscana è stata l’occasione per evitare che l’opinione pubblica chiuda gli occhi di fronte all’importanza della ricerca, attività che più di altre dovrebbe starci a cuore. Perché, come dice Brunori, “assiomi e teoremi non valgono niente, se l’occhio non vede che il cuore non sente più niente”.

Giacomo Pesci

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