Bce: servono nuove riforme per far crescere il Paese

Bce: servono nuove riforme per far crescere il Paese

“Occorre ridurre ulteriormente le rigidità presenti nei mercati del lavoro dell’area dell’euro, al fine di accrescerne la capacità e la velocità di aggiustamento, contribuendo così ad abbattere gli attuali elevati livelli di disoccupazione strutturale”. E’ quanto emerge dal bollettino mensile di ottobre della Bce. Dal secondo trimestre del 2008, sei anni dopo l’inizio della prima recessione europea, la Banca centrale sottolinea come l’occupazione nell’area dell’euro si mantenga “su livelli inferiori del 4% circa rispetto al picco pre-crisi; 5,5 milioni di persone hanno perso il posto di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione dell’area, che prima della crisi aveva toccato un minimo del 7,3%, ha un raggiunto un picco del 12% a inizio 2013, mostrando in seguito un calo appena moderato”.

L’Istituto bancario europeo sottolinea l’importanza delle riforme per riattivare il mondo del lavoro e tutta l’economia. L’esempio ancora una volta ci viene fornito dalla Germania, dove la crisi non ha prodotto effetti rilevanti sul del tasso di disoccupazione e sulla disoccupazione di lungo periodo, grazie a riforme strutturali. Il bollettino, invece, si concentra sulla situazione nel resto dell’Eurozona dove il tasso di disoccupazione “è più che quadruplicato in Spagna, mentre l’incidenza della disoccupazione di lungo termine su quella complessiva è salita da meno di un quinto a oltre la metà”. In questo quadro anche l’Italia non è da meno, sintomo dell’esistenza  “di notevoli barriere al reimpiego” come si legge nel bollettino.

Se analizziamo la situazione occupazionale per fasce di età, infatti, la Bce aggiunge:”emerge che i giovani lavoratori (con meno di 25 anni) e quelli nel pieno dell’età lavorativa (tra i 25 e i 54 anni) sono stati colpiti in misura considerevolmente superiore rispetto alla manodopera più anziana (dai 55 anni in su)”. La risposta dell’Istituto di Francoforte non tarda ad arrivare affermando che “è probabile che sia stato meno oneroso licenziare i dipendenti più giovani e nel pieno dell’età lavorativa rispetto ai lavoratori più anziani”. E’ molto probabile che il rapido incremento dei disoccupati under 25 sia dovuto al fatto “che la manodopera è principalmente rappresentata da lavoratori a tempo determinato i quali, oltre a essere solitamente più vulnerabili al ciclo rispetto a quelli a tempo indeterminato, hanno subito un numero sproporzionato di licenziamenti durante la crisi”.

Va da sé che “alcuni Paesi devono chiaramente imprimere slancio al processo legislativo e attuativo delle riforme strutturali, per quel che riguarda i mercati dei beni e servizi e del lavoro nonché gli interventi volti a migliorare il contesto in cui operano le imprese” ribadisce il bollettino. La politica monetaria concorre a sostenere l’attività economica di un paese, prosegue la Bce, ma “per rafforzare l’attività di investimento, la creazione di posti di lavoro e la crescita potenziale, è necessario che gli altri settori di politica economica forniscano un contributo decisivo”.

D’altro canto ricordiamo che il bollettino di agosto aveva sottolineato la necessità di mantenere il tasso di inflazione “su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento”. Il consiglio direttivo della Bce giovedì scorso a Napoli ha deciso un nuovo piano di acquisti che “sosterrà il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione a medio-lungo termine” per “riportare i tassi di inflazione più vicino all’obiettivo del Consiglio direttivo”. Il rischio connesso a un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato vedrà l’impegno del Consiglio “a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato”, come aveva già affermato Mario Draghi dopo la riunione di Napoli.

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