Appia Antica, torna d’attualità il ‘Progetto Cederna’

Appia Antica, torna d’attualità il ‘Progetto Cederna’
Un percorso comune, con il contributo di associazioni e comitati diversi fra loro per storia, dimensioni e ambito territoriale, per il rilancio del Parco dell’Appia Antica. È il tema del dibattito pubblico “L’Appia di Antonio Cederna non può più attendere”, promosso da Italia Nostra insieme al Consiglio regionale del Lazio in collaborazione con l’Ente Regionale Parco Appia Antica, e i municipi VII e VIII di Roma Capitale, svoltosi oggi pomeriggio alla Sala Conferenze dell’ex Cartiera Latina in via Appia Antica.
Confronto che Italia Nostra ha promosso, si legge nel documento d’intenti dell’iniziativa, “con le associazioni e i comitati che hanno contribuito all’approvazione nel 1988 della legge istitutiva del Parco dell’Appia voluta da Antonio Cederna, che di Italia Nostra è stato presidente, e cancellata nel 1996, con miopia culturale e politica, omologando e inserendo un patrimonio così complesso nella sua diversità e dimensione internazionale, nella Legge regionale delle Aree Protette Naturali”. Fra questi, le sezioni Castelli Romani e Ciampino di Italia Nostra; la Legambiente Sud Castelli Romani-Acquedotti; il Comitato Argine Divino Amore di Marino; il Comitato di quartiere Statuario-Capannelle; la Comunità territoriale del VII Municipio. Un percorso, quello intrapreso dai promotori del convegno, che passa per la salvaguardia e la valorizzazione delle aree naturali attorno alla “Regina Viarum” e che dovrebbe snodarsi attraverso 6 tappe, cioè obiettivi fondamentali, come ha spiegato Annalisa Cipriani, responsabile per il Territorio del Parco dell’Appia Antica per conto di Italia Nostra: l’approvazione del Piano di assetto con gli ampliamenti decisi in Giunta regionale nel 2005; il rispetto dei vincoli paesaggistici dell’Agro romano (Falcognana, Divino Amore); il risanamento dell’Almone e di tutto il sistema idrico superficiale; il trasferimento completo delle attività produttive incompatibili; una disciplina del traffico che rispetti il patrimonio naturale e storico del parco; una programmazione culturale con assegnazione a bando pubblico dei Beni comuni del parco.
Un progetto che ha come traguardo anche l’ampliamento del Parco nell’area compresa tra la zona di Falcognana (e della tanto contestata discarica) e del Divino Amore. Il commissario straordinario dell’Ente Parco Regionale Appia Antica, Mario Tozzi, è intervenuto nel confronto parlando di un “piano di assetto da adottare in tempi brevissimi”. “Ma è la mobilità – ha detto Tozzi – la questione più urgente. Una mobilità fatta di vincoli casuali e imprecisi, e che è ancora problematica nonostante la chiusura di via di Porta San Sebastiano. L’Ente ha proposto un piano di riassetto condiviso da sovrintendenze, Regione e altre istituzioni e agenzie tra cui Atac che prevede la messa in sicurezza del tratto stradale. È stata richiesta la regolamentazione elettronica del flusso dei veicoli che circolano nell’area, e limiti di velocità di non oltre 30 km/h. Poi si procederà ad intervenire sulle altre questioni, ma già questi provvedimenti – ha concluso Tozzi – sarebbero un grande passo avanti”. “Il Piano di assetto è fondamentale – ha detto Susi Fantino, presidente del Municipio VII – fermo restando quanto fatto di buono dall’amministrazione locale in questi anni, a cominciare dall’acquisizione del Casale della Vaccareccia, per il quale il 2014 ha visto un nuovo stanziamento di 2 milioni di euro. Ma sono tanti i temi da affrontare – ha proseguito Fantino – a cominciare da quello della manutenzione del Parco degli Acquedotti, di alcune zone sono vere e proprie discariche. C’è il tema degli accessi al Parco dell’Appia Antica (nel nostro caso Villa Caffarelli), che sono poco visibili e poco conosciuti a chi non frequenta il parco. Il tema della mobilità, della ciclabilità. Da tutto ciò la necessità di adottare un piano d’assetto al più presto”. Mentre il presidente del Municipio VIII, Andrea Catarci, ha sottolineato l’urgenza di interventi “perché, accanto alla questione della fruizione dei monumenti, c’è quella della sicurezza legata alla mobilità”. “Bisogna tutelare – ha detto Catarci – chi ha scelto mezzi come la bicicletta per godere del patrimonio dell’area, senza dover pensare alla propria sicurezza in un’area in cui di fatto si rischia la vita a causa del traffico. Serve un piano completo sulla mobilità che coinvolga limiti di velocità, marciapiedi, la sperimentazione di mezzi eco-compatibili. E poi ci sono altre questioni, come quella relativa alla lotta all’abusivismo edilizio”. “Occorre dare visibilità attraverso il miglioramento degli accessi ad un parco e a un patrimonio naturalistico, storico e culturale che è ancora poco visibile, il tutto introducendo un concetto di gestione basato sulla sostenibilità”, ha concluso Catarci.
Redazione-Omniroma
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