Acqua e fango, nessuno piange lady C

Acqua e fango, nessuno piange lady C

Non solo morti, non solo danni all’Economia, non solo infrastrutture e case. C’è una vittima delle catastrofi -naturali e non- che mai viene citata nella lunga conta di ciò che è andato perso. Questo perché in un Paese che non si ciba di essa e non vive di lei poco importa del suo aspetto e del suo sapore. Stiamo parlando della Cultura, la grande bistrattata di cui non importa nulla a nessuno. La sola alluvione di Genova ha causato danni a beni culturali per circa 2,5 milioni di euro. Strutture, musei, luoghi d’interesse, spiagge, cinema, monumenti, biblioteche, teatri, turismo. Questa mattina la Regione Liguria e il Comune di Genova hanno presentato la relazione dedicata al Ministro Franceschini, escludendo dalla conta dei danni il milione di euro che invece servirà per sistemare i beni di diretta competenza ministeriale. Quasi a pezzi il Museo di Storia Naturale del capoluogo ligure, allagato e senza più finestre, con sotterranei distrutti, interni ormai da buttare, collezione gravemente danneggiata e strumentazione scientifica da riacquistare. Allagata anche la Casa di Cristoforo Colombo, chiusa ora al pubblico e meta privilegiata dei turisti in visita alla città. Per non parlare del danno d’immagine che proprio agli occhi del turista deve sembrare enorme. Per questo serve un impegno serio e organizzato nel portare avanti una politica di rivalutazione e ristrutturazione che non potrà fermarsi a qualche buona intenzione o a qualche dichiarazione di facciata. Investire nell’immenso patrimonio che possediamo è l’unico modo per rilanciarsi, per ripartire, per scatenare moti di orgoglio e soddisfazione che vanno anche al di là del valore economico. Per rialzarsi dal fango non basta spalarlo via, quello ritornerà: bisogna arginarlo alle radici, estirpando la palude di qualunquismo e inefficienza che da troppo tempo ormai ha avvinghiato le politiche culturali di questo Paese. Che neanche la piange, la sua Cultura morta.

Share

Leave a Reply