Yara, dubbi dei Ris sul dna di Bossetti

Yara, dubbi dei Ris sul dna di Bossetti

Duro attacco dei legali di Massimo Bossetti, il presunto omicida di Yara Gambirasio, nella richiesta di scarcerazione del loro assistito. L’istanza è stata respinta dal gip di Bergamo, ma gli argomenti saranno presto sottoposti anche ai giudici del Tribunale di Brescia. Molti i punti contestati, dalle possibili tracce di dna ritrovate sulla ragazza, alle analisi sulle celle telefoniche. Nella richiesta viene citata l’analisi dei Ris, che contiene una rivelazione quanto meno emblematica sull’accusa: “Una logica prettamente scientifica non consente di diagnosticare in maniera inequivocabile le tracce lasciate da ‘Ignoto 1’ sui vestiti di Yara”. Dubbi anche sulla validità della traccia, con gli stessi uomini della scientifica stupiti del fatto che insieme ad una degradazione proteica non sia corrisposta un’analoga degradazione del dna. Puntano forte i legali del Bossetti su questo punto, mettendo così in dubbio una prova che era stata definita ottima.

Neanche i risultati delle analisi delle celle telefoniche sembrano più così sicuri. L’accusa aveva evidenziato come il 26 novembre 2010 entrambi i cellulari di vittima e indagato si siano agganciati alla cella di Mapello, nella zona dove vive Bossetti. Quella era stata identificata anche come l’ultima cella di aggancio dell’utenza di Yara. Sarebbe però spuntato fuori un documento di Vodafone S.p.a dal quale si evince che il telefono della ragazza avrebbe agganciato per ultima proprio la cella dove viveva e dove è stata vista l’ultima volta, fuori da quella palestra che amava frequentare, la cella, cioè, di Brembate. Il documento è stato ovviamente allegato alla richiesta di scarcerazione, con la tesi che non sia possibile stabilire con esattezza se i cellulari fossero nella stessa cella e, anche se lo fossero, non è possibile essere più precisi sulla localizzazione tanto da sostenere che i due fossero insieme.

La terza prova presentata per la richiesta da parte dei legali della difesa, riguarda le tracce di calce che sarebbero state rinvenute nei polmoni di Yara e che farebbero pensare ad un muratore – come è il Bossetti – come omicida. Gli avvocati sostengono che quelle tracce rinvenute non contengono nessuna polvere riconducibile a calce, al contrario di quanto si afferma nell’ordinanza di custodia cautelare.

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