Truffa Telecom-Sparkle: in manette un ex terrorista dei Nar

Truffa Telecom-Sparkle: in manette un ex terrorista dei Nar

La Squadra mobile di Roma ha fermato due persone coinvolte nell’omicidio di Silvio Fanella, ucciso il 3 luglio scorso nella sua abitazione della Camilluccia. Eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla locale Procura della Repubblica, assicurando alla giustizia due ulteriori autori dell’omicidio di Silvio Fanella.

Il Fanella, era stato coinvolto nello scandalo Telecom-Sparkle ed era stato ammazzato a colpi d’arma da fuoco nella sua abitazione della Camilluccia da un commando formato da tre finti militari della Guardia di Finanza. Tra i possibili obiettivi dei due killer che, insieme a Giovanbattista Ceniti, hanno partecipato al tentativo di sequestro di persona di Silvio Fanella, il provento della truffa Telecom-Sparkle, parte del quale era stato ritrovato pochi giorni dopo il delitto in un vano nascosto della sua villa di campagna. Si trattava di denaro, orologi di pregio e diamanti. I fermati sono due pregiudicati, residenti in Piemonte e gravitanti nel mondo dell’eversione di destra. In particolare, uno di essi, ex terrorista della destra eversiva e già appartenente ai Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) è stato pedinato e bloccato in zona Prati, al termine di un delicato servizio di pedinamento. Il secondo complice è stato sottoposto a fermo dagli agenti della Squadra Mobile di Roma e della Questura di Novara, dopo essere stato sorpreso all’interno di un appartamento sito in quel capoluogo. I particolari dell’operazione di P.G. saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà nella mattinata odierna alle ore 12 presso la Sala Prisco Palumbo della Questura di Roma, in via di San Vitale 15 primo piano. Il commando che si è reso responsabile dell’omicidio di Fanella, aveva l’obiettivo, oltre che il sequestro dell’uomo anche quello di passare all’incasso di uno straordinario tesoro, poi recuperato dalle forze dell’ordine: denaro contante, orologi di pregio e diamanti del valore di alcuni milioni di euro ritrovato pochi giorni dopo il delitto in un vano nascosto in una villa di campagna a Pofi in provincia di Frosinone. Un “tesoro” ritenuto collegato da chi indaga alla vicenda giudiziaria per la quale Fanella era stato arrestato e condannato a 9 anni di reclusione dal Tribunale di Roma nello scorso ottobre poiché considerato tra gli autori della truffa che ha visto coinvolti alcuni ex dirigenti delle società Telecom Italia Sparkle e Fastweb. Fanella era già stato vittima di un tentativo di sequestro, poi fallito, nel 2012 nella capitale mentre usciva dall’abitazione della madre. “Non c’è nessuna connessione tra gli arrestati per il primo sequestro e quelli odierni – ha detto il capo della squadra mobile Renato Cortese – Probabilmente a molti faceva gola quello che lui custodiva”. Le indagini quindi partono dalla Sim di Ceniti: dal panorama dei contatti che emerge vengono individuate diverse utenze cellulari che hanno operato nei giorni antecedenti il delitto nella capitale. Si comincia a stringere il campo su Giuliani e La Rosa. Gli investigatori hanno poi acquisito video delle telecamere di stazioni che riprendevano la “discesa” nella capitale di Ceniti e Giuliani. Il 26 giugno in particolare Ceniti prende un treno da Torino a Milano. Da qui con Giuliani arriva a Roma. I due poi si spostano in metro. Entrambi hanno alloggiato nella capitale. Gli arresti sono avvenuti domenica. Giuliani era tornato da qualche giorno a Roma e per chi indaga stava per ripartire, forse diretto all’estero. L’uomo pernottava sotto falso nome in un B&B nel residenziale quartiere Prati, nei pressi del Mercato dei Fiori. Al momento del blitz, il malvivente è stato riconosciuto dagli operanti e bloccato. Contestualmente nella città di Novara, personale della Squadra Mobile di Roma, coadiuvato da personale della locale Questura, ha fermato La Rosa sorpreso all’interno di un’abitazione sita in quel centro cittadino. La Rosa è nato e vive a Novara. I tre, secondo chi indaga, si sono conosciuti nella cooperativa Multidea fondata da Giuliani a Novara e finalizzata al recupero di ex detenuti soprattutto legati all’eversione di destra. La Rosa e’ pregiudicato ed ex detenuto per sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina ed armi ed ha collaborato con la cooperativa del Giuliani ed è stato redattore della rivista “La Gazza Ladra” prodotta dalla cooperativa nell’ottica delle finalità rieducative dei detenuti. Giuliani ex Nar era stato già arrestato nel 1981 per banda armata, rapina e lesioni personali e risultava aver avuto collegamenti con il gruppo dei Testaccio legato alla banda della Magliana.

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