Siria, scatta l’offensiva degli Usa: raid aerei contro l’Isis

Siria, scatta l’offensiva degli Usa: raid aerei contro l’Isis

Gli Stati Uniti hanno dato il via questa notte ai primi raid aerei in Siria. Con l’appoggio di altri cinque paesi arabi, sono state colpite numerose postazioni dell’Isis nei pressi della città di Raqqa, nel Nord-Est del Paese, considerata una delle principali sedi operative e di addestramento del Califfato. Le operazioni militari sono iniziate intorno alle 2:30 italiane, con l’impiego congiunto di sofisticati caccia di ultima generazione (gli F-22 Raptor, aerei completamente invisibili ai radar), droni e navi da guerra nel Mar Rosso e nel Golfo Persico che hanno lanciato missili da crociera Tomahawk. Al momento, secondo una Ong, 20 jihadisti sarebbero rimasti uccisi nei raid. Secondo fonti dell’amministrazione americana i cinque paesi arabi coinvolti nelle operazioni sono Arabia Saudita, Emirati arabi, Giordania, Bahrein e Qatar. La partecipazione degli alleati arabi ai raid aerei sul territorio siriano – fa sapere il Wall Street Joirnal – era vista dall’amministrazione Obama come fondamentale per la riuscita e la credibilità della missione, per evitare che potesse sembrare un’azione unilaterale degli Stati Uniti. Inoltre, l’amministrazione statunitense ha informato il regime di Damasco prima di dare il via ai bombardamenti, ottenendone l’avallo. Nei giorni scorsi, infatti, Mosca aveva avvertito che qualunque atto di guerra effettuato senza il consenso delle autorità locali sarebbe stato considerato una vera e propria aggressione contraria al diritto internazionale. Secondo il Centcom, il comando delle operazioni Usa centro) di Tampa, in Florida, i raid di questa notte sono stati effettuati per scongiurare un “imminente attacco” contro l’America che veniva preparato dai jihadisti dell’Isis “veterani di al Qaeda”.

Nuovo video dell’ostaggio Cantlie

Nel frattempo i jihadisti dell’Isis hanno diffuso in rete un secondo video in cui compare l’ostaggio britannico John Catlie. Nel filmato il reporter afferma che gli stati occidentali “sono stati presi alla sprovvista dalla pura velocità con cui è cresciuto lo Stato Islamico” e che “hanno sottovalutato la forza e lo zelo del loro opponente” e che “non hanno visto un caos potenziale come questo dai tempi del Vietnam”.

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