Silicon Valley: la “Little Italy” dei talenti italiani

Silicon Valley: la “Little Italy” dei talenti italiani

Arrivato la scorsa notte negli Stati Uniti, Matteo Renzi ha incontrato scienziati di fama mondiale, imprenditori e opinion leader della Silicon Valley. Questa mattina ha visitato imprenditori italiani specializzati nell’high-tech, la sede di Twitter e Yahoo!.

Fra i colloqui della prima parte della giornata segnaliamo quello con Francesco Lacapra, vicepresidente della Peaxy di San Jose. Anche lui è uno dei cervelli italiani fuggiti nella Silicon Valley: “Presidente Renzi, non cerchi di mandare missili su Marte. Si concentri sui punti di forza italiani” afferma. 

Il viaggio del premier è stato organizzato dal console Mauro Battocchi, che ha rilevato più di 5mila professionisti italiani all’estero. Li troviamo nelle aziende più evolute del settore tecnologico o dietro qualche cattedra presso prestigiose università internazionali.

Ricercatori, ingegneri, imprenditori e designer mettono radici dove si da loro la possibilità di esprimere preparazione e creatività. Non ci pensano proprio a rientrare in patria, se l’alternativa è quella proposta dai governi che si sono succeduti.

“Da decenni – afferma Lacapra – in Italia c’è un clima ostile nei confronti di chi si occupa di innovazione tecnologica. Lasciamo stare i paragoni con la Silicon Valley e impariamo almeno dall’India, su come migliorare la qualità dell’istruzione scientifica e tecnologica. Far tornare indietro i nostri cervelli finiti all’estero è irrealistico, basterebbe incentivare i giovani che sono ancora in Italia a non cercare soluzioni permanenti all’estero. Per contrastare le baronie universitarie di casa nostra, cominciamo anche a portare negli atenei italiani più ricercatori stranieri. E smettiamola di trattare i nostri ricercatori come degli stagisti con stipendi da fame”. 

 

 

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