Renzi, un salto nel vuoto dei mille giorni

Renzi, un salto nel vuoto dei mille giorni

Un salto nel vuoto, ed è un giudizio benevolo sull’informativa, i “mille giorni, di Matteo Renzi alle Camere. Per inciso sarebbe utile capire da quando iniziano i mille giorni visto che due mesi sono passati da quando il premier dette l’annuncio. Chiuso l’inciso. Brunetta, il forza italiota, parla di “aria fritta”, i grillini si limitano alla “inutile pagliacciata, una perdita di tempo”, i leghisti innalzano le bandiere del Veneto e gridano “il futuro del Veneto nelle mani dei veneti”. Stefano Fassina, sinistra del Pd, non le manda a dire e sulla riforma del lavoro, dice che il premier parla come Monti e la destra. Il capogruppo del Pd, Roberto Speranza, si appiattisce invece sui “mille giorni”, neppure uno scappellotto. Forse non poteva che fare così visto che si tratta non solo del capo del governo ma anche del segretario del suo partito che in serata riunisce la direzione per dar vita ad una nuova segreteria, unitaria dice lui. Forse una segreteria non tanto per ridisegnare il partito ma per mantenere il collegamento con i gruppi parlamentari. E Speranza, ci consenta una cattiveria, è presidente del gruppo della Camera.

Renzi si trova meglio ad operare con le slide, annunci puri, diapositive si diceva una volta. Non parlano, non rispondono ad eventuali critiche, non devono argomentare, non prendono impegni concreti. Ancora non ha deciso di utilizzarle nelle sedute della Camera e del Senato. Deve parlare, argomentare, prevenire le critiche e questo gli resta difficile. Da qui il vuoto nei suoi discorsi. Quello che farà nei mille giorni l’aveva già detto un mese fa, forse anche più. Quando si era insediato aveva annunciato un governo a passo di carica, un giorno dopo l’altro via di corsa, al suono della fanfara. Poi prende fiato e annuncia le riforme “passo dopo passo”. Alla Camera cerca di prevenire le critiche e torna alle “riforme da fare tutte insieme”. Non si sa come ma si prende mille giorni.

Il vuoto, allora, perché allo stato sui singoli problemi, grandi problemi, dalla scuola alla politica industriale, arrivando all’Europa, dagli annunci non ci si muove. Al massimo uno scambio fra riforme, quella del lavoro e flessibilità sui nostri conti da parte della Commissione europea. Nel vuoto renziano però qualcosa galleggia. E non si tratta di cose buone. Dice e non dice, ma gli addetti ai lavori capiscono bene. Per il mercato del lavoro non lo dice apertamente ma è chiaro che quando parla di “apartheid”, lavoratori di seria A e di serie B, i tutelati e i non tutelati, vuol dire che l’articolo 18 va abolito. Tutti “lavoratori di serie C”, dice Fassina. Non ci vuole molto a capirlo. Non bastasse annuncia che se la legge va a rilento, la riforma del lavoro la farà per decreto. Secondo problema: annuncia che l’Italia ha interrotto la caduta dell’economia. Meriterebbe una fragorosa risata. Tutti i dati economici, tutti diciamo, sono negativi ma lui dice che prima erano ancor più negativi e si salva l’anima. Perfino uno come Marchionne dice che “usciremo dalla crisi, ma non so quando”. Terza osservazione: si fa campione di garantismo. La riforma della giustizia “deve cancellare il violento scontro ideologico del passato”. Se capiamo bene si riferisce a chi ha dato battaglia non contro un individuo e la sua politica, leggi Berlusconi. E si capisce il senso del “patto del Nazareno”. Non basta, qui si vuol far capire bene. Gli avvisi di garanzia sono acqua fresca, non possono costituire “un vulnus all’esperienza professionale di una persona”, specie se “citofonati”. La Procura di Bologna è avvertita. Insomma, tradotto, ti arriva l’avviso, “non ti curar di lor ma guarda e passa”, direbbe Dante. Da oggi tutti i colpiti da avviso di garanzia possono tranquillamente restare al proprio posto. Forse bisognerebbe vedere prima i reati per i quali viene emesso l’avviso, invece di stabilire che si tratta di carta straccia. Renzi inoltre dovrebbe conoscere l’articolo 54 della Costituzione che, a prescindere dagli avvisi, recita: “ I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Onore a prescindere dall’avviso di garanzia. A qualcuno dovrebbero fischiare le orecchie. Subito, non fra mille giorni.

Alessandro Cardulli

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