Renzi, Squinzi e sullo sfondo l’ombra di Berlusconi

Renzi, Squinzi e sullo sfondo l’ombra di Berlusconi

Ora sta diventando un coro, un incitamento a Matteo Renzi che già ce ne mette del suo, ma non si sa mai, a mettere  l’elmo e andare in guerra contro la “vecchia guardia”, per decapitare non tanto l’articolo 18 ma tutta quella parte del Pd che viene dai Ds, dal Pci prima, la sinistra insomma. E lui non si fa pregare,mettendo le vele verso gli Usa si rivolge ai “colleghi” del suo partito, a patire da Bersani e quasi fossero dei nemici  avverte minaccioso “state  calmi” cui normalmente segue un “sennò”. Per pudore non lo dice ma lo fa capire . Il Corrierone, tornando a vecchi amori, mette in campo Pierluigi Battista parla di “nostalgici del novecento” e fa una gran confusione ma non importa, parla di “massimalismo ideologico”, di una sinistra latina, Francia e Italia “arroccata nelle sue fortezze ideologiche”. Ma a sostegno di queste tesi non porta alcun argomento, anzi no, l’articolo 18. Poi in altra parte del giornale, pensa un po’ La Malfa spiega chei guai della nostra economia non dipendono dal famoso articolo. Ma non fa niente. Ci pensa la stampa berlusconiana che offre l’appoggio a Renzi e parla di un rinnovato berlusca pronto a sostenere e far parte di un governo di larghe intese guidato dal segretario del Pd, depurato dalla sinistra.  Al coro, anche se lo si era ben capito ci mancava uno. E’ arrivato. Ma forse per quanto sono ridicole le sua argomentazioni, ha fatto più male che bene a Renzi.

Il presidente di Confindustria le dice grosse

“Io sono personalmente favorevole all’abolizione dell’Articolo 18 anche perché dobbiamo considerare che  è un mantra che in tutto il mondo ci addossano come Paese. Parlando in tutto il mondo ci dicono che in Italia non si può investire perché c’è l’articolo 18 e quando  assumi un lavoratori è per la vita”.  Ce lo dice ,appunto Squinzi Giorgio . Comprendiamo il suo cruccio.   Nei suoi viaggi all’estero non gli danno tregua. Non fa in tempo a scendere dall’aereo  che il suo interlocutore, ancor prima di stringergli la mano, gli chiede notizie dell’articolo 18. E quando lui sconsolato gli dice che c’è ancora non può che compiangerlo e quasi quasi dagli occhi scende una lacrimuccia:volevo investire in Italia ma sai  ho famiglia non posso accollarmi un lavoratore per sempre,  un matrimonio. Sono monogamo, mi basta una moglie, sono contro il divorzio. Ti compiango.

 Il capo degli industriali: tutto il mondo  contro l’articolo 18

 Cosi dagli Usa alla  Cina, dall’India al Brasile, dalla Russia, dal Canada , da altri Paesi dove   la Mapei, azienda leader  mondiale di prodotti per l’edilizia, adesivi e sigillanti, nonché presidente del Sassuolo è tutto un coro. La prima preoccupazione di Obama appena si sveglia  è  quella relativa  all’articolo 18. Tempesta il suo addetto stampa finché non gli da  le notizie richieste. I comunisti cinesi poi lo tempestano di telefonate. Fanno da intermediari con i cinesi che operano in tante fabbriche clandestine che si trovano nel nostro Paese e che attendono con ansia che questo maledetto articolo venga eliminato. Pare addirittura che lo  abbiano invitato in una fabbrica, si fa per dire, a Prato per fargli  toccar con mano come  si funziona  senza quel totem, feticcio, tabù come lo chiamano non solo gli imprenditori ma  in particolar modo i politici della destra ed ora anche il premier  Renzi  che si è fatto l’alfiere  di un inedito schieramento .

Il “modello tedesco” prevede anche la possibilità di reintegro

 Ma come è noto a noi non manca l’originalità. Già che c’era il nostro Squinzi ha anche proposto di ridurre a un solo anno la cassa integrazione e richiama il famoso “modello tedesco”. Anche lui è poco informato, come Battista del resto, perché questo modello prevede anche la possibilità del reintegro. C’era cascato anche Renzi ma quando glielo hanno detto non ha perso tempo ed è passato al “modello danese”. Qualcuno ora dovrà dirgli che  la  popolazione della Danimarca ammonta a circa cinque milioni e mezzo di abitanti e  al lavoratore che resta disoccupato può erogare un sussidio che va dai 1300 euro fino a 2000 euro, più servizi sociali e la certezza che ritroverà un lavoro in tempi rapidi. Come è noto fior di economisti dicono che non è l’articolo 18 ad impedire gli investimenti. E’ vero che economisti, professori e chiunque sia un pensante non è nelle grazie del nostro premier.

Ma gli imprenditori italiani dove sono ?

Ma  il presidente di Confindustria che promuove e frequenta convegni e dibattiti un’occhiata a quanto dicono esperti, studiosi potrebbe darla. Stando attento a non mangiare tartine perché Renzi questo non lo può tollerare.  E anche alla produzione dell’Ufficio studi della sua Confindustria. Non c’è bisogno di molti studi, però, per quanto riguarda  gli imprenditori stranieri   -Dice Squinzi- che non investano per colpa dell’articolo 18, però  comprano anche se c’è l’articolo 18. La grande industria italiana quasi non c’è più, dalla metallurgia alla moda. Squinzi dovrebbe  invece dare una occhiata ai  soci di Confindustria, che non investono, se ne vanno dall’Italia, esportano capitali, sono evasori fiscali, vivacchiano in rapporti malefici con politicanti pronti a farsi comprare, alimentando il mercato delle tangenti, sguazzano nel mercato della corruzione.  Forse sbagliamo a prendere sul serio sciocchezze come quelle pronunciate da Squinzi in una intervista. A volte si dicono per fare notizia. Nel caso sempre meglio sbagliare che tacere. Anche se quel in tutto il mondo gli chiedono dell’articolo 18 meriterebbe un dantesco “non ti curar di lor ma guarda e passa”. Ma Squinzi, malgrado lui stesso, è pur sempre uno che conta. Forse, ripensandoci, meglio ricorrere a Totò quando si domandava : “Siamo uomini o caporali?

Alessandro Cardulli

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