Minoranza Pd, prove di compromesso sulla riforma del lavoro

Minoranza Pd, prove di compromesso sulla riforma del lavoro

Sono segnali di distensione quelli che arrivano dalla minoranza del Pd, relativamente al cammino parlamentare della delega sul lavoro, alla quale l’opposizione interna a Renzi ha presentato sette emendamenti nei giorni scorsi. Dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni del presidente del Consiglio riguardo all’intangibilità della riforma, è l’ex-segretario del partito Pierluigi Bersani che porge un segno di pace: Bersani, fuori da Montecitorio, sembra manifestare a Renzi una certa disponibilità al compromesso: “Se un segretario del partito vuole trovare una sintesi – ha detto Bersani – come penso dovrebbe, non solo secondo me è possibile ma anche abbastanza agevole: basta volerlo”. Gli ha fatto eco Gianni Cuperlo: “E’ possibile una soluzione di buon senso – ha affermato – per esempio allungare il periodo di prova dei nuovi contratti, lasciando però al termine del percorso anche la possibilità del reintegro. Io credo che sia dovere del Pd discutere per trovare una posizione unitaria per fare della riforma del lavoro una riforma importante per il paese. Le priorità sono tante: penso allo sfoltimento della giungla dei contratti, alle risorse per estendere tutele e formazione. E poi dobbiamo discutere nel merito del salario minimo per chi non ha un contratto e dei nuovi ammortizzatori. Questi mi sembrano pilastri importanti del jobs act”. Renzi dagli Usa aveva ribadito che sulla riforma del lavoro tirerà dritto indipendentemente dalle reazioni. “E’ una priorità – ha detto – e se i sindacati sono contrari, non è un problema”. L’appuntamento per il confronto risolutivi sarà, come è noto, alla direzione di lunedì prossimo, al Nazareno.

Matteo Renzi lancia frecce ai sindacati e alla minoranza del Pd anche da New York. Stamane, sulle pagine del Wall Street Journal, il premier va avanti tutta sulla riforma del Lavoro: la realizzeremo “indipendentemente dalle reazioni”. “La riforma del mercato del lavoro in Italia è una priorità e se i sindacati sono contro per me questo non è un problema” ha spiegato il premier. Forse, ha aggiunto “posso perdere le prossime elezioni, ma per me è importante non perdere questa opportunità”. Sul fisco invece rassicura: “Escludo categoricamente la possibilità di nuove tasse in Italia”. Poi, l’eterno dibattito con l’Europa. “Mi faccia essere chiaro – ha detto -. L’austerità senza crescita è un errore. Ma per me è impossibile spiegare questa posizione senza un forte progetto di riforme nel mio paese. Non sono credibile se non sono capace di realizzare le riforme in Italia”. Quindi aggiunge: “Ora l’Europa è bloccata, serve una visione per l’unione del futuro, puntare alla crescita non solo all’austerity. Abbiamo bisogno di una leadership diversa con una visione dell’eurozona”.

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