Piga: “referendum contro l’austerità, ultimo sprint per la raccolta delle firme”

Piga: “referendum contro l’austerità, ultimo sprint per la raccolta delle firme”

“Non molliamo. La raccolta delle firme per i quattro referendum contro l’austerità va bene. Ma ora serve lo sprint finale per consegnare le cinquecentomila firma necessarie. Anzi dobbiamo raccoglierne molte di più. Facciamo un ultimo sforzo per disinnescare il pilota automatico che ci sta guidando contro una montagna, il fiscal compact”. Così Gustavo Piga, portavoce del referendum contro l’austerità, ordinario dei Economia politica all’ Università di Tor Vergata risponde alla domanda sulla raccolta delle firme ormai a pochi giorni dalla data del 30 settembre prevista per la consegna alla Corte Costituzionale.

Nei grandi centri urbani si potrà firmare ai banchetti, organizzati dal Comitato, oppure nelle sedi della Cgil che fa parte dei promotori, nei luoghi di lavoro. Ma da quando è stato lanciato il referendum, ricordiamo a Piga, qualcosa è cambiato in particolare con l’ intervento della Bce annunciato da Mario Draghi, si è aperto un dibattito, uno scontro anche. Renzi ha preso cappello. A Jyrki Katainen, che sarà il super controllore della Commissione per quanto riguarda l’economia, ha mandato a dire che non vogliamo commissari, che ce la facciamo da soli. Mi interrompe: “ Ma sia da Renzi e Draghi– dice- il vero problema, il fiscal compact non viene neppure sfiorato. Eppure i Paesi dell’Euro non vivono proprio una stagione piena di successi. Noi siamo il fanalino di coda. Tutti i dati economici che ci riguardano sono negativi. Ultimo, di qualche ora fa, quello reso noto dall’Ocse che per l’anno in corso prevede un ribasso dello 0,4 del Pil quando invece si ipotizzava un aumento seppur legge, 0,5, ma sempre un più. Per il 2015 l’ipotesi è un + 0,1, niente4 , mentre era ipotizzato un più 1,1.” L’unica novità-prosegue- è la leggera svalutazione dell’euro ma il problema a non è la domanda estera e quindi le misure annunciate da Draghi non bastano ad aiutare una economia come quella europea che esporta moltissimo. Il nostro problema è la domanda interna. La svalutazione potrà ridurre leggermente la deflazione ma sono tutte misure placebe. L’unica mossa rilevante- ribadisce- è il referendum contro la legge 243 che importa il Fiscal Compact in Italia. E’ la nostra unica possibilità per far sentire la voce dell’Italia in Europa, una voce che potrà salvare non solo noi, ma tutta la costruzione europea.” Ma davvero non c’è niente da salvare, eppure . lo interrompiamo, le misure di Draghi sono state accolte da un coro di elogi. Non è che, sotto sotto, il referendum è contro la Unione europea? Risponde subito alla provocazione del Velino: “La nostra è una battaglia per l’Europa e pro euro, per salvare la Ue e non per contrastarla. Contro l’ Europa , te lo dico in tutta confidenza mettendo sono quelli che vogliono affossarla con la recessione mettendo a repentaglio il progetto più importante che siamo riusciti a ricevere dai nostri padri e dovremo donare ai nostri figli”. Prosegue prendendola alla larga per arrivare alla sostanza. “Davanti a questa Europa malata, siamo felici – dice-di sentire la sirena dell’ambulanza di Mario Draghi avvicinarsi per portare soccorso. Paradossale. Ma è una magra consolazione. L’ambulanza è arrivata in ritardo viste le continue revisione, in ritardo appunto, al ribasso delle stime di crescita e dell’inflazione da parte della BCE. Lo ha ammesso lo stesso Mario Draghi. Sono errori sulla gravità della carenza di domanda e della crescita della disoccupazione. Ma c’è di più, l’ambulanza da sola non può salvare un malato così grave: l’intervento della BCE non aiuterà la domanda di credito a risalire, non essendoci la fiducia di famiglie ed imprese per tornare a spendere.” Mi guarda quasi a interrogarmi. “Pensi che siano solo parole? Chiacchiere da salotto, come qualcuno dice, da economisti che mangiano tartine? Allora ti racconto: Tre giorni fa parlavo con un banchiere cui un cliente importante aveva proposto di depositare presso la banca 500 milioni di euro, non una bazzecola. La banca dopo qualche momento di riflessione ha deciso di rifiutare tale deposito. “Perché non sapevamo a chi dare questa liquidità”, ha raccontato, e se “l’avessimo dovuta tenere parcheggiata sui conti della BCE avremmo pagato tassi d’interesse negativi, rimettendoci”. “L’ambulanza serve a poco. Serve che funzioni l’ospedale – prosegue-dove verrà portato il paziente, dove dovrebbero trovarsi gli strumenti giusti per operarlo: quelli di una politica fiscale che stimoli la domanda interna via minori tasse e soprattutto maggiori investimenti pubblici.” Ma c’è un altro problema: le porte del pronto soccorso sono sbarrate, dall’ottuso Fiscal Compact che impedisce dal 2011 ad imprese e famiglie di sperare nella ripresa e tornare a scommettere sul futuro investendo. Il portavoce dei referendum richiama ancora l’ambulanza, la personalizza. “ Sa bene che si sta dirigendo verso un pronto soccorso chiuso e sbarrato. Intendo dire che le dichiarazioni di Draghi sono scientemente sbagliate. Ogni volta che si dichiara a favore del Fiscal Compact, neutralizza la validità dei suoi annunci monetari, deprimendo le aspettative di ripresa. Perché se con una mano si dà, via moneta, e con l’altra si toglie, via maggiore austerità, il risultato netto è che si resta dove si è, peggiorando le condizioni del malato che ha bisogno di aiuto subito.”

 

Alessandro Cardulli

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