Per Renzi nuova settimana al cardiopalma

Per Renzi nuova settimana al cardiopalma

Alla vigilia di una settimana che potrebbe esser più che agitata, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rilascia una lunga intervista a la Repubblica va al contrattacco su alcune delle accuse che gli sono state messe nel corso del suo viaggio negli States. Va detto che le bordate contro di lui e contro il Governo, sono state mosse in massima parte del suo stesso partito e dal sindacato che, in anni lontani, forse irripetibili, era stato definito la cinghia di trasmissione del maggior partito della sinistra, che all’epoca era il Partito Comunista Italiano. Stizzita le replica di Renzi alle accuse ricevute: “Io non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione”. Poi sul Governo: “Se qualcuno pensa di volerlo sostituire si accomodi pure, ma il Pd – il partito del 41% – non accetterà farsi da parte”. Ma chi, in questi giorni ha finito la cura del silenzio è Pierluigi Bersani, che sul tema di una ventilata scissione del Pd, auspicata da alcuni esponenti del partito, come Civati, va giù duro e netto, e lo fa, guarda caso, con un avvertimento al Segretario-Premier: “Stia tranquillo, Renzi, stia sereno. Non esiste proprio”. Ma dopo l’ex Segretario del Pd, va anche osservata la presa di posizione di Massimo D’Alema, che rilascia una lunga ed articolata intervista al Corriere della Sera. Per l’ex Presidente del Consiglio e leader di spicco dei Democratici, sembrerebbe finita l’epoca degli sconti al Premier in carica. E l’intervista rilasciata a Pietro Di Vico rappresenta più che un segnale interno ed esterno al partito. Innazitutto D’Alema nella sua riflessione parte dalla riforma del mercato del lavoro:“Renzi è in evidente difficoltà nei rapporti con Bruxelles. E sull’articolo 18 è in atto un’operazione politico-ideologica che non corrisponde a nessuna urgenza. Non esiste un’emergenza legata alla rigidità del mercato del lavoro. C’è persino il sospetto che si cerchi uno scontro con il sindacato e una rottura con una parte del Pd per lanciare un messaggio politico all’Europa e risultare così affidabile a quelle forze conservatrici che restano saldamente dominanti. Spero che Renzi si renda conto che una frattura del maggior partito di governo non sarebbe un messaggio rassicurante. Se vuole, è possibile trovare un accordo ragionevole sugli interventi sul mercato del lavoro”. Poi l’ex Premier, come sua abitudine, diventa corrosivo sulle questioni legate ai rapporti con Renzi ed alla domanda di Di Vico sui rapporti e sul confronto nel partito risponde al vetriolo: “L’unica vecchia guardia con cui Renzi interloquisce è quella rappresentata dal centro-destra di Berlusconi e Verdini. Al Pd vengono poi imposte, con il metodo del centralismo democratico, le scelte maturate in quegli incontri privati. Gramsci nei Quaderni scriveva che i giovani devono inevitabilmente confrontarsi con la generazione più adulta, ma può capitare che i giovani di una parte si facciano istruire dagli anziani della parte avversa. Mi pare che qualcosa di simile stia accadendo nel nostro Paese”. Sembra dunque partita l’offensiva autunnale di una parte consistente del Pd. E da domani, con la direzione del partito, ne scopriremo probabilmente delle belle.

Luigi Piero Sambucini

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