Nel Pd rischio di fratture insanabili. Su jobs act e welfare l’ultima partita

Nel Pd rischio di fratture insanabili. Su jobs act e welfare l’ultima partita

Tanti, forse troppi, gli elementi di divisione nel partito democratico. Tante troppe le componenti che contestano al Segretario-Premier, la concezione poco unitaria del partito. Tanti, forse troppi i parlamentari che nel Pd, nulla hanno da condividere con le posizioni tiepidamente socialdemocratiche, se non assolutamente liberali, in materia di tutele del lavoro e welfare. Si passa dunque alle barricate. Badate bene, non saranno certo i pochi uomini di riferimento in quota Civati a giocare la partita, ma le ‘Divisioni’ dell’ex Segretario sconfitto Bersani, che, malgrado tutto conserva quasi inalterata la forza nelle due Camere. “Ci rispetti come fa con Berlusconi”, ha avvertito Bersani, che come contropartita, in assenza del Segretario Premier, si è preso la staffilata del Vicesegretario del partito Guerini, uomo forte e Governatore in assenza del ‘capo’: “Nessun diktat o minacce
di referendum, e non si usi il tema lavoro come ariete per cambiare i rapporti interni al Pd”. E se Guerini grida al lupo, al lupo, nel Governo c’è chi, invece, cerca di tessere la tela, cosciente dei numeri parlamentari, nel tentativo di disinnescare possibili, anzi probabili conflitti. E le parole del ministro Boschi sembrano rivolte soprattutto all’ex Segretario Bersani, che ha i numeri per non far dormire sonni tranquilli al Segretario-Premier: “Per anni – scrive la Boschi- ci siamo sentiti dire che dobbiamo essere un gruppo unito, che dobbiamo voler bene alla ditta: adesso è il momento di dimostrarlo. Le riforme devono andare avanti e sicuramente non si fermeranno. Sappiamo bene che nel nostro partito possono esserci discussioni interne, ma poi si marcia compatti”.  Sarà così? Probabilmente no. Malgrado la voglia di compattare unitariamente il partito, questa volta su temi di grande rilevanza sociale ed economica, sono tante, troppe le anime, che non rinunceranno alla loro ‘mission’. Non possiamo infatti dimenticare il leader dei pasdaran della sinistra, Fassina, oppure l’ex ministro del Lavoro ed attuale Presidente della Commissione parlamentare dedicata, Cesare Damiano, ma non possiamo certo dimenticare anche i ‘turchi’ del Presidente Orfini o la straminoranza di Civati. Tutte queste componenti, messe insieme, hanno determinato nelle Assise Congressuali del Partito, percentuali decisamente diverse da quelle maturate nelle consultazioni Primarie che hanno poi democraticamente determinato l’ascesa del Segretario-Premier. Quello che è certo è che Renzi, nel suo percorso politico-parlamentare di azzeramento dell’attuale jurassica classe parlamentare di riferimento, ha dimenticato che tutto, lo si voglia o no, si consuma in parlamento, e senza l’appoggio del Nuovo Centro Destra, o la stampella di Forza Italia, poco o nulla può fare, almeno in una delle due Camere, per far passare la sua piccola rivoluzione. Ma nell’attuale vertice del Pd, viste le poco entusiasmanti prospettive parlamentari, si cerca di guardare in casa di altri indiscussi protagonisti, come i sindacati. Sul punto, va detto, che i renziani confidano nelle aperture della Camusso, che ha parlato a chiare lettere di “voler discutere nel merito” e nelle più concilianti posizioni di Cisl e Uil. Ma tornando al Pd l’incubo che attanaglia l’attuale leadership è quello della scissione, non a caso, lo stesso Vicesegretario Guerini ne parla per la prima volta: “Nessun diktat o minacce di referendum (Quest’ultimo- a norma di Statuto- può esser chiesto dal segretario, dalla direzione a maggioranza, dal 30% dei delegati dell’assemblea nazionale o, infine, dal 5% degli iscritti ndr) Numeri certamente non impossibili per la minoranza-maggioranza che compone il quadro dell’attuale partito. Ma Guerini, malgrado tutto, insiste: “Parlare di scissioni è da irresponsabili. In Direzione si discuterà e credo ci sarà una proposta del segretario su cui alla fine suppongo si voterà. In quella sede – spiega ancora Guerini – le indicazioni richieste potranno essere più precise”. Dunque c’è un clima di assoluta incertezza e la ‘Spada di Damocle’ dei conflitti interni e dei veleni che sempre più si sono alimentati con le esternazioni del Segretario-Premier, hanno certamente alzato l’asticella dei consensi per il Presidente del Consiglio, ma, al tempo stesso, hanno falcidiato e reso i compagni di partito più che degli alleati, dei nemici. Ed allora è certamente da condividere l’affermazione di Bersani: “Ci rispetti come rispetta Silvio”.

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