Fassina: “Welfare e Diritti garantiti grazie all’articolo 1 della Costituzione”

Fassina: “Welfare e Diritti garantiti grazie all’articolo 1 della Costituzione”

“Il punto di fondo oggi è che la politica deve tornare ad avere una dimensione che vada oltre il contingente, oltre il presente, recuperando una visione del futuro da costruire”. Così Stefano Fassina ha riassunto il senso delle considerazioni di macro-economia, di politiche per il lavoro, nel quadro della globalizzazione con particolare riferimento all’eurozona, contenute nel suo recente libro “Lavoro e Libertà. La sinistra nella grande transizione”, un libro-intervista a cura di Roberto Bertoni e Andrea Costi, presentato a Roma il 18 settembre. Grande evento, grande partecipazione.

“Viviamo in un’economia globale –ha aggiunto Fassina- che ormai ha più epicentri nel mondo, mentre la grande transizione riguarda anche l’evoluzione della demografia. Oggi, la maggior parte della popolazione vive nelle metropoli. E un fenomeno connesso alla grande transizione è la dimensione dei progressi e della diffusione delle tecnologie”. Ragionamenti sulla politica e sull’economia globale. Inevitabile la citazione di Thomas Piketty e del suo libro “Il Capitale nel XXI secolo”, uscito in Italia mercoledì 10 settembre. Fassina parla per flash, concetti-chiave contenuti in “Lavoro e Libertà”, fondati su un’analisi scrupolosa dell’economia e della politica nel nostro tempo. “Viviamo in un momento in cui le forze progressiste rischiano di perdere la bussola, rischiano di smarrire le ragioni di fondo della propria esistenza, che sono legate profondamente al tema del lavoro. Non è casuale che i nostri Padri costituenti abbiano concepito e scritto l’articolo 1 della Costituzione (L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro). Su quell’articolo si sono basate tutte le battaglie progressiste che hanno garantito il sistema di Welfare e dei diritti. Un sistema che non può essere smantellato. La Chiesa, anche prima di Papa Francesco, ha condotto un’analisi radicale sulla situazione attuale, un’analisi che nemmeno noi della sinistra avevamo affrontato. Noi ci troviamo di fronte ad una crisi antropologica e ad un’economia liberista legata all’individualismo. La radicalità di pensiero –ha detto ancora Fassina- non è estremismo, ma va alla radice dei problemi. La dottrina sociale della Chiesa mette in relazione la persona con il lavoro”. Il titolo del libro di Fassina richiama un titolo che fu di Bruno Trentin, “sulla centralità del lavoro nella vita della persona. Noi vogliamo recuperare il valore del lavoro e alcuni punti fermi, avendo chiaro il senso complessivo del tutto. Altrimenti è facile scivolare nell’antipolitica”.

Fassina ha poi detto: “Abbiamo assistito a uno scarto tra economia e politica: l’economia è diventata globale, la politica è rimasta nazionale e locale, si è indebolita, è diventata più povera, non ce la fa. Allo stesso tempo, l’Europa del ‘dover essere’ è diventata lontana dall’Europa che volevamo e vogliamo. Puntiamo sugli Stati Uniti d’Europa, ma anche l’attuale Commissione Europea è sulla stessa rotta delle precedenti”, una rotta che Fassina ha indicato, negli ultimi mesi, errata ed ha insistito perché il Governo italiano si impegnasse per cambiarla questa rotta. Ricorrendo a una tragica suggestione, Fassina, nei suoi interventi, ma anche nel libro, ha più volte spiegato nel dettaglio cosa c’è da cambiare e che occorre cambiare rotta per evitare che il Titanic Europa vada a sbattere sull’iceberg. E questa volta anche l’orchestrina smetterebbe di suonare.

“Quando si parla di riforme, ci dobbiamo intendere –ha chiosato Fassina- perché le riforme non sono neutre: possono essere progressive o regressive. Riforma non è più un sostantivo che caratterizza un cambiamento positivo. Se vengono toccate le tutele dei lavoratori si deve parlare di regressione e non si creerà un posto di lavoro in più. La discussione sulle regole interessa fino a un certo punto chi un lavoro non l’ha, perché prima di tutto viene il lavoro e perché ci sia più lavoro occorre una ripartenza dell’economia. Ma questo avverrà soltanto se si cambierà rotta”. E, infatti, nel libro compaiono anche idee come social compact e industrial compact, con riferimenti alla necessità della ripresa degli investimenti pubblici a sostegno dell’innovazione, come è stato fatto negli USA e in altri Paesi, tema affrontato da Mariana Mazzucato nel libro The Enterpreneurial State, ma titolato in italiano per conformismo intellettuale Lo Stato innovatore.

L’evento, condotto dalla giornalista Chiara Geloni, ha visto la partecipazione di Monsignor Matteo Maria Zuppi e di Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio. “Occorre comprendere la differenza tra bisogni ed esigenze –ha detto Zuppi- e costruire strategie per uscire dalla tattica, dal tatticismo penoso di questo nostro tempo, in cui tutto diventa difensivo, non progettuale. C’è molto individualismo in giro, prevale l’Io come apparenza, con molta tattica e niente strategia e questo crea una condizione di grande debolezza e fragilità. Il cambio di rotta consiste anche nel passare dall’Io al Noi, ma va fatto adesso”.

Zingaretti, facendo riferimento alla sua esperienza alla Regione Lazio, ha detto che “il Lazio è la seconda regione italiana per il PIL, ma devastata dal punto di vista etico e morale. Siamo impegnati ad affermare una cultura di governo che sia migliore e diversa dal passato perché la buona politica cambia le cose, come nel caso della Sanità, che sta per uscire dal commissariamento. Stiamo facendo tutto questo e nel libro di Stefano emerge questa volontà di autonomia culturale come capacità critica di analisi per poi fare, per agire”. Zingaretti ha poi svolto le sue considerazioni sui temi trattati nel libro, soffermandosi sulla necessità di recuperare il metodo della partecipazione nei processi decisionali. C’è esigenza di partecipare, ma questa non può esaurirsi nei social network”.

Ma qui voglio citare brevemente la parte conclusiva del libro dove Fassina risponde così a due domande di Bertoni e Costi.

Giunti al termine dell’intervista, le chiediamo cosa voglia fare da grande e come vorrebbe essere ricordato, per quale azione politica, dalle future generazioni?

Per fortuna, non sono ancora a questo punto della mia vita! Spero di avere ancora un po’ di tempo per agire! Comunque, mi interesserebbe dare un contributo alla costruzione di una sinistra adeguata alle sfide che abbiamo di fronte, che riesca a migliorare le condizioni delle persone che lavorano e che vogliono lavorare.

Anche la loro dignità?

Certo. Non intendo solo le condizioni materiali, ma anche quelle che fanno ritrovare alla persona che lavora la dignità, la forza e la capacità di essere un protagonista attivo della polis. Vorrei contribuire a ricostruire le condizioni per una soggettività politica del lavoro, che vuol dire una dimensione della persona e delle persone che insieme riescono a riequilibrare i rapporti di forza, la distribuzione di opportunità e a ridare un senso profondo alla democrazia e alla cittadinanza democratica. Per il lavoro e la libertà”. Il libro ha la postfazione di Martin Schulz.

Orfeo Notaristefano

 

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