Lavoro e Consulta, da Martedì in Parlamento si fa sul serio

Lavoro e Consulta, da Martedì in Parlamento si fa sul serio

Nonostante la flemma dei nostri parlamentari che porta il Parlamento ad essere inattivo dal venerdì al martedì, il percorso che attende deputati e senatori al loro rientro in Aula si annuncia davvero in salita.

Su tutte svettano due questioni ancora irrisolte e tutte da discutere: il Jobs act che arriva al Senato martedì e l’elezione dei membri della Consulta e del Csm, sulla quale siamo arrivati ormai alla tredicesima votazione inutile, senza raggiungere alcun accordo efficace sui nomi da eleggere.

Ma cominciamo con la riforma del lavoro, martedì al Senato, dove il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è atteso dall’Aula per un’informativa sull’attuazione del programma di Governo. Con tutta probabilità entrerà anche nel merito del Jobs act e parlerà davanti alla minoranza del Pd e alle opposizioni (Sel e M5S) che questo provvedimento, per come è stato annunciato, non lo digeriscono per nulla.

Infatti sul lavoro “saranno presentati molti emendamenti, non solo sul reintegro in caso di licenziamento ingiusto”, annuncia l’ex segretario del Pd Bersani. Che spiega: “Se l’interpretazione è quella sentita da Sacconi e altri, allora non ci siamo proprio. Andiamo ad aggiungere alle norme che danno precarietà ulteriore precarietà, andiamo a frantumare i diritti, non solo l’art.18, e allora sarà battaglia”. Ma le critiche al testo del governo non arrivano solo dalla minoranza Dem. Anche Sel si fa sentire con il duro affondo di Vendola: “E’ una porcheria di estrema destra e punta alla precarizzazione generale. I lavoratori vanno invece tutelati”.

Martedì, dunque, ci attende una seduta in Senato nella quale voleranno gli stracci. Sul piede di guerra anche M5S e Lega.

Fuori dall’aula invece lo scontro e già cominciato, Renzi attacca il sindacato “avete difeso l’ideologia, non i lavoratori”. Ma questa volta i sindacati non ci stanno e si preparano alla battaglia uniti. “Mi sembra che il presidente del Consiglio abbia un po’ troppo in mente il modello della Thatcher – sono le parole di Camusso – la sfida che lanciamo noi è fatta dall’idea che si può fare lo statuto dei lavoratori, ma bisogna fare sì che tutti i lavoratori abbiano i diritti che hanno oggi i lavoratori con contratto a tempo indeterminato”. Con il Jobs act, continua, “ci ritroviamo nel segno opposto”. A proposito poi della possibilità di uno sciopero generale, “è una delle forme di mobilitazione possibile del sindacato”, risponde il numero uno della Cgil.

Per quanto riguarda, invece, l’elezione dei membri di Consulta e Csm, fissata anch’essa per martedì lo stallo permane, nonostante gli incontri dei giorni scorsi. Nessun esito hanno infatti avuto i tentativi esperiti nei confronti di Sel e Lega Nord per cercare di raggiungere il quorum di 514 voti. Il M5S continua a restare sulle sue posizioni e conferma di non essere disponibile a votare nessuno dei nomi fatti sinora.

Violante continuerebbe ad essere il candidato del Pd anche martedì prossimo. Stessa sorte anche per Donato Bruno, anche se ieri la sua candidatura ha traballato davanti alla notizia che lo vorrebbe indagato per “concorso in interesse privato del curatore negli atti del fallimento” della Ittierre di Isernia, un azienda del settore tessile. Ma Bruno nega tutto e minaccia querele. Resta il fatto che la Procura non ha ancora smentito le indiscrezioni trapelate.

Martedì in Parlamento, sarà una giornata campale, nella quale ciascuno avrà finalmente la possibilità di far valere il proprio mandato e, soprattutto, di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Con tutta probabilità da domani si comincerà a capire davvero quanto possa durare il governo Renzi e soprattutto chi meglio si adatta a fare da stampella nel caso in cui l’Esecutivo cominci a scricchiolare. Insomma da martedì in Parlamento si fa sul serio.

Francesco Mancuso

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