La politica e la questione delle elites: intervista a Carlo Galli

La politica e la questione delle elites: intervista a Carlo Galli

Carlo Galli insegna Storia delle Dottrine politiche all’Università Alma Mater di Bologna, ed è deputato del Pd. Tra le sue ultime opere: I riluttanti. Le elites italiane di fronte alla responsabilità; Sinistra. Per il lavoro, per la democrazia. Il professor Galli ha tenuto la sua lezione magistrale dedicata alle Elites nella Piazza Grande di Modena di fronte ad un pubblico davvero numeroso, composto per lo più da giovani.

Professor Galli, intanto, è possibile definire le elites?

L’elite si definisce tecnicamente come la minoranza organizzata che governa sulla maggioranza non organizzata. In un paese complesso e maturo, le elites politiche e di governo sono affiancate dai ceti dirigenti, che fanno altro rispetto al ruolo di governo politico e costituiscono la ricchezza del paese. Si tratta di ceti dirigenti che partecipano alla vita pubblica e attiva del paese complesso: ad esempio, artisti, imprenditori, partiti politici, ordini religiosi.

Perciò, esiste una relazione stretta tra elites di governo e oligarchie?

La politica è sempre oligarchica, ma qui l’accezione del termine “oligarchia” non ha un segno necessariamente negativo. Dipende dal contesto retorico in cui viene usata la parola. Le “oligarchie” politiche si legittimano perchè pensano di essere state scelte in un sistema democratico. Esse si riconoscono in certe famiglie. E se i cittadini non le votassero non sarebbero al governo. In un sistema complesso esiste inevitabilmente un pluralismo delle elites. E questa condizione non va considerata come così drammatica.

Ma quelli al di fuori delle elites?

Lottano contro la subalternità e tentano di fondare un partito. È quanto è accaduto con la fondazione del partito socialista, un secolo e mezzo fa, quando una parte del mondo del lavoro tentò di diventare una elite e di entrare nei Parlamenti e dunque di governare, oppure di fare la rivoluzione.

C’è dunque una relazione stretta tra partiti ed elites politiche?

Intanto occorre riflettere sul fatto che il bombardamento contro i partiti è sempre guidato dagli interessi di una elite, che spesso è esterna al sistema politico. In una società complessa, più si odiano i partiti più si favoriscono fenomeni di potere delle elites extrapolitiche. La politica è certamente costituita da elites, ma si tratta sempre di elites scelte. Non solo. Di fatto, ogni critica al “partitismo”, diventa una critica allo “statalismo”, e produce disastri, perchè inevitabilmente quando si “spara” sui partiti, si fa il gioco di altre elites. In Europa, il modello tedesco della Spd, il Partito Socialdemocratico, è estremamente significativo, poiché essa ha riprodotto al proprio interno – come sostiene Michels nella Legge ferrea delle oligarchie, scoperta proprio studiando la Spd – una organizzazione democratica che al proprio interno riproduceva il fenomeno delle elites.

Le elites non sono neutre, dunque. Qual è la differenza tra una elite di destra e una di sinistra?

La differenza tra destra e sinistra, e perciò tra elites di destra e elites di sinistra, fa parte della politica moderna. La destra si focalizza sul disordine e sui pericoli e cerca così di mettere il disordine al servizio dei propri interessi. La sinistra è invece centrata sull’ordine, basato sull’affermazione dei diritti delle persone. La destra cavalca la paura, così generata nell’opinione pubblica, del disordine per conservare il proprio potere. La sinistra, al contrario, punta sui diritti fondamentali e sulla legalità. Come si manifesta oggi questa differenza? Le elites di destra dicono: ci sono pericoli terribili che incombono. Prendiamo ad esempio il pericolo generato dall’inflazione, a partire dagli anni Settanta. È stata quella la molla che ha spinto i governi ad abbandonare il Keynesismo, a favore del monetarismo, che ha generato il mondo nel quale viviamo oggi. Si è teso a sacrificare qualunque cosa sull’altare della paura dell’inflazione, compreso lo stato sociale, che è stato così abbattuto. Questa è la destra, sacrificio dei diritti.

E la sinistra?

La sinistra sostiene che non possono mai essere messi in discussione i diritti fondamentali. Il bene supremo resta la dignità uguale. Il discorso generato dalla sinistra è particolarmente duro da gestire al giorno d’oggi. Purtroppo, nel corso degli ultimi decenni, una parte rilevante della Sinistra in Europa, da Mitterrand a Blair a Schröder “si è bevuta” tutta la dottrina neoliberista. Ovvero, essi hanno creduto nelle capacità del mercato di uscire dalle crisi cicliche, senza danni, né per i diritti fondamentali, né per la tenuta del welfare. E che anzi lo stato andasse ridimensionato perchè troppo costoso. Invece, la storia ha dimostrato che non è vero che il mercato da solo riesca a generare ricchezza e benessere per tutti. Oggi si torna a parlare di crescita guidata anche da investimenti pubblici, ma non certo di ridistribuirla, se fosse effettivamente prodotta. Il neoliberismo ha squilibrato il rapporto fra capitale e lavoro in modo ormai profondissimo. Per effetto di politiche sostanzialmente di destra e neoliberiste, il lavoro è diventato subalterno, vale poco ed è poco tutelato. La sinistra deve tornare a sostenere che la crescita non può essere guidata da politiche neoliberiste.

Professor Galli, la presenza di migliaia di giovani alla sua lezione, e in generale a questo FestivalFilosofia, ci induce a considerare in modo diverso le nuove generazioni. Quali consigli possono essere diretti alle nuove generazioni?

I giovani sentono un linguaggio ricco, pieno di cose, che dà spessore e profondità alle loro esistenze, un linguaggio che non è volto a illuderli, ma li prende sul serio come futuro della nostra società e li invita ad aprire la mente e a considerare la complessità delle loro esperienze. Insomma, i giovani vogliono diventare, con fatica e studio, persone capaci di senso critico. Esattamente all’opposto di quanto si invita a fare nei social network. Le nostre generazioni, a loro volta, devono avere la capacità di non ingannarli. I giovani sentono chi parla in buona fede, e chi parla invece per illudere, blandire, imbrogliare. In sostanza, possiamo considerare queste nuove generazioni, così interessate alla formazione del senso critico, come le nuove elites in cerca di se stesse.

Pino Salerno

(Fonte: Il Velino)

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