I have a dream

I have a dream

L’arte ha il potere di cambiare le persone perché comunica in modo profondo bypassando le sovrastrutture  della mente. Questa interazione spesso necessita tuttavia di un atto volontario iniziale  come aprire un libro, entrare in un museo, andare a un concerto. Esistono però forme di espressione artistica che vanno incontro agli individui, fanno, per così dire, il primo passo, entrano con forza nel mondo e lo modificano. Stabilendo relazioni immediate e favorendo nuovi modi di vedere, la street art, le installazioni site specific, l’arte relazionale sono le forme attraverso cui questo rapporto  con il fruitore si attua in modo più diretto e anzi tale cortocircuito è parte sostanziale dell’opera d’arte. Ci si imbatte in un graffito o in un’installazione o si decide di lasciarsi coinvolgere in un progetto artistico accogliendo l’invito che l’artista stesso ci ha fatto e si comincia a prendere coscienza più profonda della nostra città, del nostro territorio, di noi stessi.

Un progetto globale di arte pubblica intesa secondo questa nuova concezione è quello denominato I HAVE A DREAM che fa parte della biennale 2014 -2016 di Vancouver  dove i video-documentari delle realizzazioni provenienti da più di trenta paesi sparsi nei continenti andranno a costituire un’unica grande installazione. Si tratta di un lavoro che prevedeva la realizzazione di grandi scritte visibili dall’alto riportanti la famosa frase di M.L.King, nella lingua del luogo. Il sogno comune è quello di un mondo nel quale prevalgano gli interessi di tutti su quelli di pochi e quindi un mondo dove la tutela del territorio, un’agricoltura sana, un modo di vivere sostenibile diventino basi strutturali dello sviluppo. Per l’Italia l’artista Tatiana Villani ha prodotto la sua scritta nelle vicinanze di Pietrasanta (LU) su un’area di terreno limitrofa a un ex inceneritore chiuso da alcuni anni, dopo innumerevoli lotte. Seminando verdure tipiche della zona e curandone  la crescita con la collaborazione di numerose persone che hanno offerto le loro competenze e il loro tempo libero. Si è giunti, dopo alcuni mesi, a delle lettere rigogliose che sono state riprese dall’alto. I frutti di tanto impegno sono stati invece consumati durante la festa finale per dimostrare come si possa trovare sostentamento anche da pratiche agricole più naturali.

Oltre  al risultato concreto dell’installazione, si è ottenuta la creazione di una comunità locale di persone che hanno condiviso il sogno che, come afferma l’artista, non sarebbe stato lo stesso anche senza una sola di esse; si è creata inoltre una comunità più grande fra tutti coloro che, nel mondo hanno partecipato al progetto e che includerà poi tutti quelli che vedranno i video in esposizione a Vancouver o nei progetti scolastici che ad essa faranno riferimento.

Arte quindi come strumento di dialogo fra culture alla ricerca di valori comuni. Mentre i potenti creano occasioni di guerra e distruzione  la moltitudine inarrestabile sogna e lavora perché i sogni diventino realtà.

Vera Giagoni

Share

Leave a Reply