Edili: Contratto conquistato, diritti confermati. A Renzi: non possiamo stare sereni

Edili: Contratto conquistato, diritti confermati. A Renzi: non possiamo stare sereni

Seicento quadri e delegati discutono del nuovo contratto nazionale degli edili, ottocentomila lavoratori, di un settore colpito da una crisi pesante. Valutano positivamente il testo e si passa alle assemblee dei lavoratori, già in corso.

L’accordo fra i tre sindacati del settore, Fillea Cgil, FIlca Cisl, Feneal Uil e le associazioni dei costruttori, Ance e Coop, è stato siglato all’inizio di luglio. Proprio mentre prendeva sempre più forza il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, l’articolo 18, la flessibilità in entrata e in uscita. Lo stesso presidente del Consiglio è intervenuto più volte, anche in questi sul tema che interessa molto anche i commissari dell’Unione europea, vecchi e nuovi, la Bce. Riforme, prima fra tutti quella del lavoro, in cambio della famosa flessibilità sui conti pubblici. E giù dibattiti, incontri, scontri. Renzi si schiera con diversi ministri ed esponenti del Pd per il “modello tedesco”. Altri ministri, Alfano in testa, Forza Italia si schierano per l’abolizione del “18”, un “totem ideologico” secondo alcuni. I media danno conto del “modello tedesco”. Ma ce ne danno tre, quattro versioni, diverse l’una dall’altra. Nel frattempo ne viene siglato uno, molto importante, un “ modello” che va al di là della categoria. Ci sono voluti ben 17 mesi di trattativa con una controparte, l’Ance in particolare, frammentata, divisa e un sindacato fortemente unito come sottolineano i segretari generali di Fillea, Walter Schiavella, Domenico Pesenti, Filca Cisl e Vito Panzarella, Feneal Uil.

Trattativa e iniziative, raccontano i delegati, si ricorda lo sciopero e le grandi manifestazioni tenute a Milano, Roma, Napoli, Palermo, le tante assemblee. In gioco non c’erano solo alcuni contenuti del contratto, la linea era quella di smontarlo, pezzo per pezzo, ricalcando le orme del dibattito sulla riforma del lavoro così come viene impostata dal governo. Non è un caso, ricorda qualche delegato, che da anni sia bloccato il rinnovo del contratto del pubblico impiego, che alla contrattazione fra le parti si vogliano sostituire norme per legge. L’accordo siglato vale ancora di più a fronte del quadro devastato di tutto il settore delle costruzioni, con uno “Sblocca Italia” di cui non è stato ancora scritto il decreto. Dice Schiavella: Un investimento di neanche 4 miliardi che si riduce a 455 milioni da qui al 2016, solo 296 per il 2015. Questa sarebbe la scossa del governo per rilanciare le costruzioni e l’economia del Paese? Più che scossa lo Sblocca-Italia appare un tentativo di ripararsi dallo tsunami aprendo l’ombrello. Basta pensare che dal 2008 ad oggi hanno perso il lavoro 360 mila lavoratori, con 55 mila imprese in meno iscritte alla cassa edile. “ In questo quadro-afferma Dario Boni, segretario nazionale Fillea- il ragionamento era: avere o non avere un contratto. Avere un ulteriore strumento per affrontare la crisi o le difficoltà del lavoro in edilizia, o non averlo. Il contratto nazionale resta per noi lo strumento primario per la difesa delle retribuzioni e dei diritti fondamentali”. I punti che avevano portato alla rottura delle trattative: salario zero, cancellazione della anzianità professionale edili, tagli alla “bilateralità”, gli enti come Cassa edile, essenziali per la formazione, il sostegno ai lavoratori, via la contrattazione territoriale tanto per citare alcuni “ capisaldi” che fanno parte dei colpi di cannone che si stanno sparando sui contratti di lavoro. Bisognava salvaguardare significativi istituti, che non ricevono alcun contributo pubblico, tipici di un settore dove, dicono i delegati “la mattina vai a lavorare e non sai se tornerai il giorno dopo”. I licenziamenti di fine lavoro sono all’ordine del giorno così come il lavoro nero, le finte partite Iva. “Sì, dice, questa è la situazione, ma non riguarda solo il posto di lavoro. Ma la vita stessa. I morti nel mese di agosto ci dicono quanto c’è da fare per garantire la sicurezza”. “Non si può lavorare sulle impalcature fino a 67 anni quando vai in pensione”.“ “Sapessi- si avvicina un altro delegato- cosa significa quando senti un tonfo, vedi cadere un compagno, lo vedi morire. Momenti che non dimenticherai mai”.

Questi delegati potrebbero raccontare cento e mille storie, su quanto è duro il lavoro. “Ci trattano come numeri -dice un altro- ma siamo persone in carne e ossa. A rischio c’è il nostro futuro e, c on noi quello delle imprese, della stessa impresa Italia”. L’assemblea entra nel merito del contratto. “Economicamente povero”, lo dicono gli stessi dirigenti dal punto di vista dell’aumento salariale, 40 euro al 1 livello cui vanno aggiunte altri euro che riguardano la previdenza complementare, il Fondo destinato ai prepensionamenti, il tetto ai minimi salariali, la conferma della contrattazione nazionale e territoriale, il mantenimento del tetto per il pagamento delle anzianità professionale. Conclude Dario Boni sottolineando che nel contratto “non troverete norme sulla flessibilità ingiustificata,i licenziamenti facili, l’indebolimento e la cannibalizzazione delle regole. Avere un contratto dà certezza che i diritti sindacali sono presenti. Un contratto nazionale non è un elemento accessorio o facoltativo”. Non solo. Dà forza ai lavoratori per porre il problema di fondo per il nostro Paese: senza la ripresa del settore delle costruzioni la crisi non si affronta. Lo dicono con forza i tre segretari generali, Schiavella, Pesenti e Panzarella, si rivolgono a Renzi che -sottolineano-non ci ascolta, non ci consulta neppure on line. A partire dal giorno dell’approvazione dello Sblocca Italia partirà il nostro monitoraggio sullo stato di avanzamento del decreto . Ne daremo conto periodicamente ai lavoratori e alla stampa. Prenderemo le iniziative che saranno necessarie –concludono-, non possiamo stare sereni”.

 

Alessandro Cardulli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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