Dalli al lavoratore, dalli al sindacato. Al rogo l’articolo 18

Dalli al lavoratore, dalli al sindacato. Al rogo l’articolo 18

Si racconta che Matteo Renzi, scatenando una campagna contro  sindacati e  lavoratori, abbia cambiato opinione sulla “riforma”  passando dal  “modello tedesco”a quello “ danese” quando gli hanno spiegato che in Germania un imprenditore che licenzia un lavoratore deve passare dal giudizio del sindacato e che se i rappresentanti dei lavoratori non sono d’accordo possono ricorrere al tribunale e il giudice ha il potere di ordinare il reintegro. Solo a sentir nominare i sindacati gli era venuta la pelle d’oca. Allora gli è stato suggerito il “modello danese”, la cosiddetta “flexicurity”, flessibilità in cambio di sicurezza, tanto caro al senatore Ichino, Scelta civica, sostenuto da Monti, accarezzato da Sacconi, fin dai tempi di Forza Italia, per non dire da Berlusconi che ci ha provato più volte: via l’odiato articolo 18. Ma il “modello danese” riguarda un Paese dove la popolazione è meno di sei milioni, la disoccupazione  si aggira attorno al 7%, un lavoratore cambia posto almeno ogni tre anni, il tasso di occupazione è di circa il 75%, il lavoratore licenziato riceve una indennità che va dal 70 al 90% della retribuzione che riceveva con un tetto di duemila euro per un massimo di tre anni con la possibilità di riqualificarsi, tutto pagato dallo Stato con in più tutta una serie di servizi e tutele sociali e la garanzia di ritrovare lavoro. Cesare Damiano lo ricordava  in una vecchia intervista al Corriere della Sera avendo soggiornato proprio in Danimarca per una settimana per studiare il mercato del lavoro insieme a Tiziano Treu, allora della Margherita e Paolo Ferrero allora di Rifondazione comunista.

Il “modello danese “ che piace a Renzi non è realizzabile

Diventato ministro Damiamo, oggi presidente della Commissione lavoro della Camera, ricorda che provò a formulare varie ipotesi. Un paese in crisi come il nostro con un debito pubblico a livelli stratosferici e crescenti non è  il grado di sostenere alcun modello.  Anche Giavazzi ha sostenuto che quel modello che  a lui  piace non è realizzabile in Italia. Renzi lo sa bene, ma deve portare qualcosa sul piano delle cosiddette riforme chieste a gran voce dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea, dal Fondo monetario che ora chiede a gran voce di colpire i pensionati perché “costano troppo”.  E offre in dote l’eliminazione dell’articolo 18 per ottenere un po’ di flessibilità. Ma il suo castello di promesse e di annunci , i suoi “state sereni”, la sua “rivoluzione”, sono destinati a sciogliersi come neve al sole. Un po’ di flessibilità attutirebbe, forse, solo il colpo, ma la crisi non potrebbe che aggravarsi, a partire dalla occupazione, dal lavoro che non c’è. Così parte l’attacco ai sindacati, a chi nel suo stesso partito è deciso a dare battaglia, prepara emendamenti, da Bersani a Fassina, Cuperlo, Civati, Tocci. La direzione del Pd, di cui lui segretario, dice deciderà e tutti si dovranno adeguare. Dimentica che i parlamentari non sono agli ordini dei partiti, non anno vincoli di mandato come recita la Costituzione.

Accuse velenose del premier a Cgil, Cisl, Uil

Ma in particolare il suo attacco, da più fronti, è contro i sindacati. Con accuse molto gravi, la più velenosa è che difendono il loro potere, i Caf, da loro gestiti. E non i lavoratori.  Accusa  Renzi: “Dove eravate voi sindacati in questi anni, quando cresceva l’ingiustizia? Avete pensato a battaglie ideologiche e non ai problemi concreti della gente”. Viene da chiedersi dove era Renzi, in quale Paese ha vissuto, anche gli scout  cattolici lo sanno. Certo anche i sindacati errori ne hanno commessi, ma dire che non si sono battuti per il lavoro è una vera idiozia. Così come sparare ad alzo zero contro la Cgil, regno della conservazione, di vetero comunisti. Basta rileggersi  il “piano del lavoro” approvato dal recente congresso, assistere a qualche assemblea di lavoratori per capire quale sia il clima. Manifestazioni, scioperi,grande assemblee, sono già in corso o sono stati programmati.

Si preparano  grandi iniziative unitarie  dei lavoratori

Si mobilitano i metalmeccanici, i dipendenti pubblici, con il contratto bloccato da più di cinque anni, gli insegnanti, le forze dell’ordine che rivendicano almeno lo sblocco dei tetti salariali e delle carriere, gli studenti che trovano scuole inagibili di una “riforma” che guarda ai privati, i pensionati hanno inviato un milione di lettere a Renzi per dire “non stiamo sereni”, non è arrivata alcuna risposta sui promessi ottanta euro, Cgil, Cisl,Uil lavorano insieme per organizzare iniziative nei territori e una grande manifestazione nazionale di tutte le categorie del mondo del lavoro. E ci sono centinaia di vertenze aperte, fabbriche chiudono,licenziamenti, al Nord come al Sud. Milioni di lavoratori che si stanno mettendo in movimenti sono tutti “conservatori”, vetero comunisti agli ordini di Bersani o di Fassina? Ma quali sciocchezze dalla bocca di un capi di governo. Susanna Camusso ha dato una valutazione politica quando ha detto che Renzi ha un po’ troppo in mente la ricetta liberista della Tahatcher. Lui  risponde con l’offesa più bruciante per un sindacalista, non occuparsi dei lavoratori, dei più disagiati, dei precari, dei disoccupati. Per lui  essersi battuti contro la politica economica e sociale dei governi Berlusconi che ha devastato il Paese è “ideologia”. Chissà che ne pensano i “neo vetero comunisti” Bonanni e Angeletti. Dice il primo segretario generale della Cisl che per rimetterci insieme ci voleva Renzi. E non è un bell’elogio. Il secondo così come Camusso non esclude lo sciopero generale.

 Grave che il premier non si preoccupi di uno sciopero generale

Ma la cosa più grave  è che un capo di governo, per di più segretario di un Pd che aderisce al Partito socialista europeo di fronte ad un possibile sciopero generale o comunque a manifestazioni che coinvolgono milioni di persone dica che “ un pericolo per il governo ma non mi preoccupa”. Ed ha dato il via a una campagna da parte del lerciume che galleggia nella destra italiana contro i sindacati, contro i lavoratori. Basta leggere i giornali berlusconiani, basta ascoltare gongolanti vecchi arnesi  che sconfitti per tanti anni ora si vogliano prendere una rivincita. I  grandi giornali,editorialisti, senza macchia e senza paura, che vivono e trovano gloria effimera nei talk show,quando parlano dell’articolo 18 lo definiscono totem, feticcio. Non è così: si tratta di un simbolo che richiama le lotte del lavoro per la dignità e i diritti dei lavoratori. E i simboli non si  possono abolire, tanto  più per decreto.

Alessandro Cardulli

Share

Leave a Reply