Coppa Italia, in manette Genny ‘a carogna

Coppa Italia, in manette Genny ‘a carogna

Stamane è finito in manette ‘Genny a carogna’, l’ultrà al centro dei riflettori in occasione della finale di Coppa Italia del maggio scorso. A suo carico un’inchiesta della Digos di Roma per i fatti avvenuti all’interno dello stadio durante la partita. Concorso in resistenza a pubblico ufficiale, invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive, lancio di materiale pericoloso: insieme a lui, sono in totale 5 i tifosi partenopei arrestati dalle Procure di Roma e di Napoli. Per Gennaro De Tommaso – questo il vero nome -, contestato anche il reato di divieto di striscioni e cartelli incitanti alla violenza, come nel caso della purtroppo famosa maglietta con la scritta ‘Speziale libero’, il ragazzo accusato della morte dell’ispettore di polizia Raciti nel 2007. Le indagini sono slegate da quelle per la morte di Ciro Esposito e fanno riferimento ad ulteriori attività criminose, che hanno dipinto di rosso il pre-gara intorno allo stadio Olimpico di Roma.

“Ha agito quale capobranco cui gli altri attribuiscono, per istinto primitivo, carisma e superiorità di posizione, in perfido e attivo disconoscimento e della sensibilità civile e dell’autorità di legge, privo,al pari del suo seguito, di istruzione basilare e delle più elementari capacità comunicative, verbali e scritte”. Così il gip Rosaria Monaco nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per Gennaro De Tommaso. Nel delineare la personalità di Genny a’ Carogna, il giudice scrive che “ha a disposizione un unico mezzo disponibile quello della violenza – si legge nelle 19 pagine del provvedimento cautelare – violenza espressa attraverso gesti e segnali condivisi dal gruppo, attraverso slogan concordati divulgativi di istigazione alla aggressività e di eccitazione al dispregio dei rappresentanti a qualsivoglia livello, attraverso grida inneggianti a comportamenti di anarchia rispetto alla comunità civica, di cui egli come gli altri seguaci non si sentono parte, ma oppositori, provocando negli altri motivi di eccitazione e di impulso ad atti delinquenziali, annullando ogni inibizione”. Secondo il giudice, infatti, il comportamento del gruppo è privo di qualsiasi sportività. De Tommaso “da anarchico quale è non colloquia con le autorità di cui non riconosce nessun potere”. Soggetto “pluripregiudicato, capobranco, istigatore di faziosi violenti, e non di veri tifosi, fomentatore degli istinti primordiali, estraneo alla societas civica ed assolutamente incline al ricorso alla violenza e già gravato da condanne pregresse che non svolto alcuna efficacia deterrente, ma anzi lo hanno reso più pervicace ed ostile all’autorità”. Sulla questione della maglia inneggiante a Speziale si legge: “L’eccitazione e l’apologia di un fatto di sangue e l’istigazione alla negazione – scrive il gip – dell’autorità, giunti sino ad elevare al rango di ‘eroe ingiustamente sottoposto a pena’, inneggiando per questo ad una sua liberazione da una carcerazione ritenuta iniqua, un assassino, quale lo Speziale, omicida riconosciuto di un ispettore di polizia nell’adempimento di un dovere, è comportamento che merita severissima censura e si auspica l’irrogazione del massimo di pena previsto, perché è quanto più spregevole ed antitetico a qualsivoglia soggezione all’ordinamento politico giuridico generale dello Stato, delle leggi e dell’autorità che si possa immaginare”.

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