Cnel : Disastro europeo, persi 5 milioni di posti di lavoro. Più flessibilità? Non serve

Cnel : Disastro europeo, persi 5 milioni di posti di lavoro. Più flessibilità? Non serve

E’ un rosario di puro dolore quello che sfila il CNEL nel suo Rapporto sul Mercato del Lavoro diffuso oggi:un milione i posti di lavoro andati persi dall’inizio di questa crisi nell’ormai lontano 2008 ,ma il tunnel sembra ben lontano dalla fine. Secondo il CNEL infatti la possibilità del ritorno del tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, intorno al 7%  in Italia“sembra irrealizzabile perché richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro”

Istat prevede nuova flessione del Pil

Anche i dati Istat sembrano allontanare la possibilità che una vera crescita stia per arrivare nel nostro Paese,Nella Nota mensile sull’andamento dell’economia l’indicatore anticipatore, aggiornato a luglio, realizzato in base a un insieme di variabili risulta in “rallentamento”. Cosa che potrebbe aprire la strada ad “Una nuova flessione del Pil nel terzo trimestre dell’anno”.

Secondo  l’elaborato del  CNEL l’Europa a 27 ha perso dal 2008 5 milioni di posti di lavoro, di questi ben 1,1 sono andati perduti nel nostro Paese. In Europa gli occupati sono così passati da 219 milioni a 214 facendo registrare un calo del 2,3% mentre in Italia si è passati da 23,5 a 22,4 milioni di occupati, con un calo percentualmente più forte (-4,8%). Nello stesso periodo la Germania ha registrato un aumento degli occupati di 2,4 milioni di unità. Peggio di noi in Europa hanno fatto solo due Paesi, la Grecia e la Spagna che hanno perso rispettivamente 1 milione e 3,2 milioni di occupati.

Il futuro  resterà a lungo nero. Irraggiungibili i livelli pre crisi

Il futuro resterà nero a lungo per il CNEL che valuta come apparentemente irrealizzabile  “L’ipotesi di una discesa del tasso di disoccupazione ai livelli ‘pre-crisi’, ovvero intorno al 7%”. Per il CNEL tale risultato “richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro, ovvero un incremento medio annuo dell’occupazione pari all’1,1 per cento” un incremento possibile solo se avvenisse una “forte discontinuità nella crescita dell’economia italiana”. Ma anche solo per stabilizzare l’attuale tasso di disoccupazione sarà “comunque necessario un incremento dell’occupazione da qui al 2020 di 582 mila posti di lavoro, pari allo 0,4 per cento in media all’anno”. Un livello di crescita che il CNEL considera ottenibile laddove si interrompesse la recessione. Colpisce inoltre la disparità territoriale con il milione di posti di lavoro persi che si concentrano soprattutto al Sud, 600mila unità, mentre nel resto d’Italia i posti persi sono circa 400mila.

L’elasticità  del  mercato del lavoro non sembra la soluzione

Balza agli occhi come l’elasticità del mercato del lavoro potrebbe non essere affatto una soluzione. Secondo i dati del CNEL, su base di dati OCSE, infatti, considerando il quadro complessivo di protezione italiana nel caso di licenziamenti individuali e collettivi “attualmente l’Italia risulta essere addirittura più flessibile della Germania” dopo la riforma Fornero.

Un dato che incrociato con gli andamenti contrastanti dei mercati del lavoro in Italia e in Germania sembrerebbe smentire il mantra della necessità di una ulteriore flessibilizzazione.

Amerigo Rivieccio

Share

Leave a Reply