Caso De Magistris, Grasso: “La legge Severino va applicata”

Caso De Magistris, Grasso: “La legge Severino va applicata”

“La legge Severino è una legge che va applicata, è stata già applicata anche ad altri sindaci. Penso sia inevitabile che sia applicata”. Così il presidente del Senato, Pietro Grasso interviene sul caso de Magistris, condannato ieri dal Tribunale di Roma a 1 anno e 3 mesi per abuso d’ufficio in relazione all’inchiesta Why not, condotta quando era ancora magistrato. “Poi naturalmente ci sarà il seguito dell’appello, dell’impugnazione che potrà eventualmente dare un contorno definitivo alla vicenda” aggiunge Grasso. Il giudizio è di primo grado, ma la legge Severino, che ha già decretato la decadenza di Berlusconi, prevede una “sospensione” dall’incarico per 18 mesi. Immediata la replica di De Magistris: “Vorrebbero applicare per me la sospensione breve, in base alla legge Severino, un ex ministro della Giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma. E la norma è stata approvata mentre il processo era in corso”. La sentenza di primo grado si riferisce all’acquisizione illegale dei tabulati telefonici nell’ambito dell’ inchiesta “Why Not” . Nel 2008 il sindaco di Napoli, al tempo pubblico ministero a Catanzaro, aveva sequestrato il registro delle utenze di diversi deputati e senatori senza aver prima richiesto autorizzazione al Parlamento. La vicenda giudiziaria era iniziata nel 2009. Il sindaco ha annunciato ieri che farà ricorso in appello: “La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie, ma non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato. Rifareri tutto- ammette l’ex magistrato- ho giurato sulla costituzione e ho sempre pensato che un giudice abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica”. Nell’inchiesta era coinvolto anche l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, le cui dimissioni portarono alla caduta del Governo Prodi: “Nulla mai potrà ripagarmi. Quell’indagine, condotta in maniera illegale, è stata all’origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico. Da quel momento tutto è precipitato- commenta l’ex guardasigilli- ho subito processi mediatici, sono stato additato come il politico aduso all’illegalità. Ora i magistrati hanno accertato la verità, ovvero che a compiere atti illegali è stato chi mi ha voluto a forza indagare, senza alcun motivo”.

Share

Leave a Reply