A caccia nel regno del superboss Messina Denaro

A caccia nel regno del superboss Messina Denaro

Si stringe il cerchio attorno al capo di ‘Cosa Nostra’ Matteo Messina Denaro, che ha ereditato la successione nella guida della cupola da Totò Riina e Bernardo Provenzano. Messina Denaro, giudicato dagli investigatori che gli danno la caccia da oltre un ventennio, abile negli affari e nel riciclaggio del denaro frutto di attività illecite, potrebbe essere incastrato proprio da questa sua specializzazione.  Beni mobili ed immobili per un valore di oltre 3 milioni di euro sono stati infatti sequestrati all’imprenditore Giovanni Filardo di Castelvetrano (Trapani), che poi sarebbe il cugino del boss latitante. Il blitz antimafia è stato messo a segno dalla Direzione Investigativa Antimafia, dalla Guardia di Finanza e dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri di Palermo. Con il provvedimento è stato disposto il sequestro di un complesso aziendale, di numerosi mezzi d’opera ed automezzi, di terreni, di una villa con finiture di pregio e di altri beni mobili ed immobili accumulati nel tempo dal proposto. L’imprenditore Filardo era stato arrestato nel marzo del 2010 con l’accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, in particolare di far parte del “mandamento” di Castelvetrano – per conto del quale avrebbe curato, insieme agli altri affiliati, le estorsioni, l’approvvigionamento, il reinvestimento e l’interposizione fittizia di valori di capitali di illecita provenienza – ed era stato accusato anche di aver avuto la funzione di collettore e distributore di messaggi da e per il capo mafia latitante. Assolto in primo grado per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, nel dicembre 2013 Filardo è stato di nuovo arrestato nell’ambito dell’operazione “Eden”, in quanto ritenuto colpevole di trasferimento fraudolento di beni per agevolare l’attività di Cosa nostra, avendo intestato fittiziamente a terzi la titolarità e la disponibilità di somme di denaro ed altri beni.

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